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La vita bugiarda degli adulti

di Caterina Slovak.

Roma, 1 Marzo 2020 – Di Elena Ferrante si è scritto tutto, e in verità è diventato poco importante chi si celi sotto lo pseudonimo. Parla per lei l’enorme successo, anche all’estero, dove i suoi romanzi sono consigliati perfino da Michelle Obama, degli episodi dell’Amica geniale, libri di sentimenti, passioni e vita.

Ma Elena Ferrante, prima del grande successo mondiale, ha pubblicato anche altri romanzi: La figlia oscura, su uno dei suoi temi ricorrenti, la maternità, il racconto per bambini La spiaggia di notte, I giorni dell’abbandono, diventato un film diretto da Roberto Faenza, un’opera più dichiaratamente autobiografica, La frantumaglia, in cui l’autrice misteriosa parla del mestiere di scrivere e dà preziosi indizi sulla sua vita.

Il libro di cui ci occupiamo oggi è La Vita Bugiarda degli Adulti, Edizioni E/o, euro 12.99, che stordisce già dal titolo: quanto è bugiarda talvolta la vita degli adulti?

Il romanzo racconta delle bugie a cui i bambini assistono inconsapevoli, certe volte per anni, bugie che poi a un certo punto si scoprono e segnano la fine dell’infanzia.

Potrebbe essere successo anche a voi, magari anche a me. C’è un giorno, un giorno preciso, in cui una bugia viene a galla e segna la fine dell’infanzia, quando sentiamo parlare di noi, in nostra presenza, come se noi non fossimo lì. Tutto intorno a noi in quell’attimo resta cristallizzato, quando per la prima volta pensiamo “Non ti puoi fidare dei grandi”.

La protagonista è Giovanna, ancora una volta una ragazza napoletana. E nata in una famiglia borghese e vive al Vomero. Un giorno sente suo padre dire di lei “Sta facendo la faccia di Vittoria” credendo di non essere sentito. Vittoria è la zia di Giovanna, una persona che non si doveva neanche nominare.

I genitori di Giovanna sono intellettuali che si vantano di esserlo, ma, come spesso accade, il pregiudizio ha covato dentro di loro, e ora viene fuori, insieme alle bugie, i tradimenti, le cattiverie, che mostrano che gli adulti non sono poi così diversi da quei bambini educati a non dire bugie. Perché anche i grandi mentono, sì. Non si picchiano con le mani, ma si feriscono con le azioni. Giovanna lotta, pagina dopo pagina, per non essere come la zia Vittoria, come i suoi genitori, come le sue vecchie amiche d’infanzia, come i nuovi conoscenti. Sullo sfondo la sua Napoli che la Ferrante riesce a costruire con le parole, facendo emergere profumi, odori, sapore,  sensazioni.

E’ però incuriosita dalla figura della zia Vittoria, la vuole conoscere, la va a cercare, la trova e ne rimane affascinata: quanta differenza c’è tra il Vomero e il quartiere popolare della zia, il Pascone. Qui la ragazza prova l’ebbrezza della trasgressione frequentando una zona “proibite”, persone che i genitori definirebbero poco raccomandabili. E poco a poco da quei genitori si allontana, dalla loro ipocrisia, dai loro ricatti, scoprendo che l’età adulta è prima di tutto iniziazione alla bugia, quasi una conquista di autonomia.

L’autrice è sempre presente, in quella che appare una lunga confessione intimistica, dell’esperienza di crescita di un’adolescente, che si trova ad affrontare il cambiamento del suo corpo, la fine della sua famiglia e la scoperta del sesso.

E quali emozioni sono più universali di quelle adolescenziali, quando la personalità non si è ancora formata, la differenza è di là da venire e sogni e paure sono uguali per tutti?

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