Pubblicato il: 9 marzo 2020 alle 6:30 am

Chi non collabora è anche cretino La fuga dalla Lombardia non è avvenuta solo in treno. Appunti dalla zona rossa, dove il farmaco sperimentato a Napoli accende la speranza

di Pierluca Mandelli.

Milano, 9 Marzo 2020 – Le immagini viste sui social di quelle centinaia di persone che lasciano Milano come in fuga da Alcatraz, prima che il decreto del presidente del Consiglio entrasse in vigore, ci hanno restituito la misura del dramma che sta vivendo il nostro Paese. Ma anche l’incapacità di una fetta della popolazione di collaborare.

E quante sono state le persone che hanno utilizzato l’auto propria per lasciare la Lombardia e dirigersi verso le altre regioni? E gli autobus a lunga percorrenza?

Ieri mattina presto il terminal di Lampugnano era insolitamente affollato (la domenica mattina è in genere vuoto). Più di un centinaio di passeggeri attendevano i pullman di linea diretti in tutta Italia e anche all’estero. Un esodo di cui non conosciamo le proporzioni.

Le notizie che arrivano dalla Cina sono incoraggianti: a Wuhan il governo chiude due ospedali costruiti per affrontare l’emergenza e si va verso il contagio zero.

Lì, quando si è compreso che la gravità della situazione richiedeva misure drastiche, nessuno si è tirato indietro.

L’Italia, scrive Roberto Gervaso, è un Paese che sta in piedi perché non sa da che parte cadere. E mentre il popolo critica la politica, la politica si azzuffa, e il virus si espande con l’aiuto e la complicità sia del popolo che della politica.

Come in tutte le emergenze c’è sempre una parte del Paese che ci restituisce quel senso di orgoglio e fierezza di cui abbiamo veramente bisogno. Ieri, con le persone che sento in questi giorni di quarantena, un po’ tutti ci siamo accesi di speranza quando abbiamo appreso che grazie a una sinergia tra nosocomi napoletani e alcuni medici cinesi, è stato sperimentato su due pazienti affetti da polmonite severa Covid 19, e con buoni risultati, un farmaco utilizzato nella cura dell’artrite reumatoide.

Dunque, con fierezza e orgoglio, penso ai nostri medici, agli infermieri, a tutto il personale impegnato senza sosta né paura nelle strutture ospedaliere, alle forze dell’ordine, a tutte le donne e agli uomini di scienza che stanno studiando questo maledetto virus, ai volontari che donano il loro tempo agli anziani e ai malati chiusi in casa. E a quegli italiani che responsabilmente (un avverbio usato e abusato in questi giorni, insieme alla sua negazione) stanno rispettando le indicazioni di governo e istituzioni locali.

Chi non collabora non è semplicemente egoista, è anche cretino. Perché con le sue azioni scriteriate alimenta la propagazione del virus, che potrebbe finire per colpire anche i suoi affetti.

Sono stati tolti i blocchi dalla zona rossa. Ma non è una notizia positiva. Anche il prefetto di Lodi, Marcello Cardona, è risultato positivo al test del Covid-19, si è messo in isolamento nel suo alloggio in prefettura e da lì continuerà a «coordinare le attività sul territorio». La stanchezza è nell’aria.

Il computo dei contagiati qui in Lombardia cresce in modo impressionante. «Impressionante», è il termine che ha usato l’assessore regionale alla Sanità, Giulio Gallera.

A me impressionano e fanno paura tutti quegli italiani che non vogliono collaborare. Come ha detto Massimo Galli, direttore Malattie Infettive dell’ospedale Sacco: «In tutta Italia bisogna capire che andiamo incontro a un periodo in cui è necessario cambiare le nostre abitudini».

Dalla zona rossa, per il momento, è tutto.

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