Pubblicato il: 15 marzo 2020 alle 8:00 am

#Escosoloperdonare: una buona ragione per uscire di casa Con il coronavirus è scoppiata l’emergenza sangue in Italia. Ogni giorno 1800 pazienti hanno bisogno di trasfusioni. Liumbruno (CNS): «Il percorso della donazione è protetto e sicuro»

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 15 Marzo 2020 – Bisogna donare il sangue. Domani mattina, se le condizioni di salute ve lo permettono, contattate il centro raccolta sangue più vicino a voi e prenotatevi.

Il ministero della Salute ha diramato una circolare in cui si chiarisce che la donazione di sangue ed emocomponenti può essere inclusa tra le “situazioni di necessità” previste nel Decreto del 9 marzo 2020. Dunque le uscite per donare sono consentite. Il donatore deve stampare e compilare un’autodichiarazione e allegare, se disponibile, la conferma della prenotazione.

Inoltre l’Avis nel suo appello, accompagnato dall’hashtag #Escosoloperdonare ha sottolineato l’assenza di evidenze scientifiche che dimostrino la trasmissione del coronavirus attraverso le trasfusioni di sangue ed emocomponenti.

«Il percorso della donazione è protetto e sicuro, vengono prese tutte le precauzioni anti Covid-19», ha detto Giancarlo Liumbruno, che dirige il Centro nazionale sangue. E il calo sta iniziando a provocare problemi ai pazienti cronici, che hanno bisogno di trasfusioni per sopravvivere.

«Abbiamo un problema importante, legato a Covid-19: non riusciamo a operare, gli interventi di cardiochirurgia sono bloccati, perché non abbiamo sangue. I donatori non vengono per paura del coronavirus». A dirlo all’AdnKronos Salute è Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia presso l’Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli.  «Il mio è un appello ai romani: andate a donare il sangue, lo si può fare in modo sicuro – afferma – Altrimenti a risentirne saranno pazienti, anche gravi, che potrebbero essere salvati».

Calano pericolosamente le donazioni di sangue in tutta Italia a causa del coronavirus. E’ stimata una riduzione del 10-15% e si teme che le cose possano peggiorare già nei prossimi giorni.

Giampietro Briola, presidente dell’Avis impegnato in prima linea come dirigente medico, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Manerbio, in provincia di Brescia, lancia l’allarme: «Il nostro sistema sangue è sicuro e le donazioni non devono fermarsi. Chi è in buono stato di salute continui a donare, nel rispetto di quanto disposto dalle istituzioni competenti. La paura del contagio non ci deve condizionare. In questo momento tutte le Regioni stanno segnalando una riduzione nella raccolta – avverte Briola – che viene compensata soprattutto dalla decisione di rinviare gli interventi chirurgici non urgenti. Come Avis – aggiunge Giampietro Briola – stiamo continuamente monitorando la situazione e siamo in stretto contatto con tutte le strutture nazionali e regionali che si occupano del coordinamento del sistema sangue del nostro Paese. Ogni giorno oltre 1.800 pazienti necessitano di trasfusioni di sangue, per questo è importante continuare a dare il proprio contributo programmando, se possibile, le donazioni».

Il Centro Nazionale Sangue e il Civis, il coordinamento delle associazioni dei donatori, ribadiscono come ogni giorno 1800 pazienti continuano ad avere bisogno di trasfusioni.

Le unità di raccolta in Italia sono 1340, collegate a 326 centri trasfusionali, coordinati da 21 Centri Regionali Sangue.

Ecco le raccomandazioni per donare in sicurezza del Centro Nazionale Sangue

Al fine di evitare l’aggregazione dei donatori nei locali di attesa e, di conseguenza, consentire il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale (almeno 1 metro), si raccomanda di:

– ricorrere preferenzialmente alla chiamata-convocazione programmata dei donatori al fine di regolare il numero degli accessi; ai fini della prevenzione del fattore di rischio rappresentato dal contatto stretto con soggetto affetto da COVID-19, si rimanda alla definizione di “contatto stretto” (close contact) resa disponibile dall’ECDC e dal Ministero della Salute;

– adottare misure di triage preliminare del donatore in occasione del contatto telefonico

– promuovere l’implementazione, presso i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta delle dipendenti reti di medicina trasfusionale, di semplici processi di triage nella fase di accoglienza dei donatori, comprendenti la misurazione estemporanea della temperatura corporea. L’attivazione del triage è finalizzata ad evitare la possibile diffusione del virus nei locali di attesa attuando una pre-selezione dei donatori. Si suggerisce il valore di 37,5°C della temperatura corporea come parametro di rinvio temporaneo del donatore;

– gestire il flusso dei donatori all’interno delle strutture sanitarie e durante tutte le fasi del percorso di donazione, in modo regolare e cadenzato.

Queste, invece, le indicazioni della FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) utili ai donatori di sangue.

Con le nuove indicazioni la sospensione temporanea dei donatori scende dai 28 giorni, precedentemente indicati, a 14 giorni.

Tale sospensione riguarda in modo particolare:

  1. tutti i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;
  2. quei donatori che possono esser stati esposti al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;
  3. persone che abbiano presentato sintomi o adottato una terapia in seguito ad anamnesi positiva per infezione da SARS-CoV-2 (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARS-CoV-2);
  4. quei soggetti considerati “a rischio” perché sono transitati o hanno sostato dal 01 febbraio 2020 nei Comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio (Regione Lombardia: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini. Regione Veneto: Vò).
neifatti.it ©