Pubblicato il: 16 marzo 2020 alle 3:00 pm

Il Coronavirus e l’emergenza sanitaria mondiale: storia del fallimento totale di 30 anni di neoliberismo Era davvero così inimmaginabile quanto sta accadendo? Vediamo cosa ci dicono i numeri per capire se e come l'Italia è più debole degli altri Paesi

di Antonio Aghilar.

Roma, 16 Marzo 2020 – Secondo il bollettino della protezione civile diffuso alle 18 del 15 marzo 2020, sul territorio nazionale i casi totali che hanno contratto il Covid-19 erano 24.747.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 9.663, in terapia intensiva 1672, mentre 9268 si trovano in isolamento domiciliare.

Che la sanità italiana non potesse reggere questa onda d’urto era chiaro sin da una quindicina di giorni a tutti. Che tuttavia i posti letti nella tanto vantata sanità italiana fossero del tutto insufficienti a fronteggiare una emergenza sanitaria su scala nazionale, è una cosa che molti non immaginavano. Figurarsi chi immaginava che il sistema sanitario della mitica Lombardia potesse collassare.

Ma davvero era così inimmaginabile quanto sta accadendo? Tralasciamo per un attimo considerazioni filosofiche sulla pandemia in corso in tutto il mondo e cerchiamo di scoprire perché uno dei più importanti Paesi occidentali si trova adesso in ginocchio. Vediamo cosa ci dicono i numeri per capire se e come l’Italia è più debole degli altri Paesi.

Per la sanità (pubblica e privata) i Paesi Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) spendono in media 3.992 dollari procapite (a parità di potere d’acquisto) mentre in Italia ci fermiamo a 3.428 dollari. Anche esaminando la sola spesa pubblica il gap resta vicino ai 500 dollari: se la media è di 3.038 dollari procapite, la spesa del Ssn italiano si ferma a 2.545 a testa. Unica eccezione la spesa farmaceutica (pubblica e privata) che segna 601 dollari procapite a fronte di una media di 553 dollari.

Secondo i Dati OCSE quindi, nel 2019 la spesa sanitaria italiana era sotto di 564 dollari procapite rispetto alla media degli altri Paesi OCSE. Sono invece sopra la media, la spesa privata e quella farmaceutica. Questi dati non danno tuttavia ancora una esatta misura della questione.
I Paesi aderenti all’OCSE, fondato nel 1960, sono infatti 20 e tra di essi ci sono Paesi come Ungheria, Turchia, Estonia e Lituania che contribuiscono ad abbassare di molto la media su cui abbiamo ragionato finora.

Ma è stato sempre cosi? La risposta è NO

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il nostro Paese ha dimezzato i posti letto per la terapia intensiva e semi-intensiva, passati da 575 ogni 100 mila abitanti del 1996 ai 275 attuali. Un taglio del 51% operato progressivamente dal 1997 al 2015, praticamente da tutti (o quasi) i partiti dell’arco costituzionale, sia di quelli oggi al Governo che all’opposione (Forza Italia, PD, Lega Nord ed FLI, ex AN in testa) e che ci portato in fondo alla classifica europea. In testa la Germania con 621 posti letto ogni 100.000 abitanti, ovvero più del doppio (qui sotto l’infografica interattiva dell’Oms sui posti letto per casi acuti persi nei diversi Paesi dal 1980 ad oggi).

I dati sopra citati, sono liberamente consultabili al link seguente https://gateway.euro.who.int/en/indicators/hfa_478-5060-acute-care-hospital-beds-per-100-000/visualizations/#id=19535&tab=table

http://www.euro.who.int/en/home/copyright-notice
© WHO Regional Office for Europe 2019. All rights reserved

Analizzando i dati pubblicati sul sito ufficiale dell’OMS, si scopre poi che in realtà, sulla scorta delle idee di “efficienza” propugnate dalla ideologia neoliberista, che presuppone il dimensionamento dei posti letto sulla “domanda media” e non su quella di picco, gran parte dei Paesi hanno tagliato i posti letti per i malati acuti. Tuttavia, mentre la Francia passa dai 565 posti letto/100.000 abitanti del 1996 ai 428 del 2015 con un decremento del 24,25, per l’Italia il decremento è stato del 51,50%: da 632 del 1996 a 275 del 2015.

Si tratta per altro del decremento più elevato tra tutti i Paesi analizzati nello stesso periodo: la media per i Paesi dell’unione europea è infatti passata dai 521 posti letto per ogni 100.000 ab. del 1996 ai 394 del 2015, con un decremento medio del 24,38%.

Verrebbe a questo punto da chiedersi sulla scorta di quale “principio di buon governo” la classe dirigente al potere dal 1990 in poi (ovvero dopo tangentopoli) abbia ritenuto di fare questi tagli, posto che come dimostra il grafico sopra con i circa 600 posti letto eravamo già “in media”.
Tagli, quegli fatti negli ultmi 30 anni che, come dimostra il grafico sopra, ci hanno precipitati agli ultimi posti nella classifica mondiale in nome di non si è capito bene quale “efficienza”.
Per avere una idea della differenza, basti pensare che nel 1980 i suddetti posti letti per malati acuti erano ben 922 per ogni 100.000 abitanti. Spreconi, certo. Ma siamo sicuri che fossero così scemi?

Per dare una idea in termini di numeri assoluti, tenendo presente che al 1996 la popolazione italiana era di circa 57.000.000 ed alla fine del 2015 di quasi 61.000.000, si è passati dai c.ca 360.000 posti letto di terapia per malati gravi agli attuali 168.000. Capite bene che con quasi 200.000 posti letto in più (ma fossero anche 100.000) adesso l’emergenza farebbe assai meno paura e sarebbe oggettivamente meno pericolosamente letale.

Ma non è tutto. Tralasciando le considerazioni etiche, se si fanno “2 conti della serva” si scopre quanto le scelte degli ultimi 30 anni, dichiarate “razionali” e addirittura necessarie da praticamente tutti i partiti dell’arco costituzionale (tutti tranne qualcuno) in nome del “risparmio” di spesa pubblica, si siano rivelate in realtà assolutamente miopi.

Dato il blocco di quasi tutte le attività produttive conseguenti al “lockdown” imposto in Italia ed il calo degli scambi internazionali, alcuni economisti parlano di una perdita del PIL stimata non inferiore ai 100-150 miliardi di euro per la sola Italia. Per il mondo, alcune stime parlano di una perdita di oltre 3.000 dollari. E siamo solo all’inizio: con il turismo nel mondo praticamente fermo e gli scambi commerciali ridotti a quelli da “economica di guerra” le perdite reali supereranno, a parere di chi scrive, il valore di diverse migliaia di dollari nel mondo con una compromissione seria dei sistemi di interscambio.

Diciamoci la verità: prima del Coronavirus c’è stato un virus molto più pericoloso che poi è probabilmente anche la vera causa dell’emergenza, che in sé e per sé è la mancanza di posti letto negli ospedali più che la malattia in sé: il virus nel neoliberismo. Abbiamo sacrificato sull’altare del “risparmio” di qualche decina di miliardi di spesa pubblica la vita di milioni di persone e la tenuta stessa del nostro sistema sociale.

Quando tutto sarà finito sarà bene assimilare in fretta la lezione, tanto più nei giorni in cui con l’annuncio di acquisti sui titoli di Stato per circa 700 miliardi da parte della Fed e del piano di prestiti garantiti per oltre 500 miliardi da parte della Germania, gli stessi teorici del neoliberismo e del “rigore” nei conti pubblici hanno di fatto dichiarato la fine di un’era.

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