Pubblicato il: 17 marzo 2020 alle 7:30 am

Il commento. Perché il Coronavirus può diventare un’opportunità per l’Italia Il nostro Paese ha adottato, a differenza di altre nazioni, misure drastiche per sconfiggere la pandemia, ma i sacrifici e il rispetto delle regole ci daranno la possibilità di riavviare in anticipo rispetto ad altre nazioni il ciclo produttivo

di Riccardo Gambrosier.

Roma, 17 Marzo 2020 – Il nostro Paese, insieme a Cina e Corea del Sud, ha adottato a differenza di altre nazioni misure drastiche per sconfiggere la pandemia. Sicuramente l’azione di contrasto promossa dal governo non sempre è stata scevra di ritardi ed errori. Come permettere a migliaia di sciagurati di raggiungere dal nord il Mezzogiorno, infettando irrimediabilmente i cittadini di tante regioni in cui c’è un sistema sanitario compromesso.

Le misure sempre più stringenti del premier Conte hanno dapprima prodotto sorpresa nel Vecchio Continente, poi sono diventate addirittura oggetto di ilarità per i nostri  vicini.

L’emittente televisiva francese Canal+,  ad esempio, ha realizzato un video satirico intitolato Corona Pizze; nel Regno Unito il dottor Christian Jessen, presentatore televisivo di programmi “spazzatura”, ha affermato che “il Coronavirus è una scusa per gli italiani per non fare niente”.

E così mentre gli italiani venivano additati come untori, sfigati, fannulloni a Parigi si continuava a pasteggiare a champagne; a Londra, Bruxelles, Amsterdam si ballava accompagnati dalle note assordanti dell’house music; nella Grande Mela, a Los Angeles, Miami i partecipanti ai party erano sempre più numerosi.

Analizzando il comportamento dei maggiori esponenti politici, risalta subito agli occhi l’atteggiamento fin troppo prudente della cancelliera Angela Merkel: donna cazzuta e decisionista per antonomasia. Che sembra ancora in vacanza in quel di Ischia, aver dimenticato i dettami ferrei di Ottone di Bismarck in qualche sauna.

A preoccupare però, in questo difficile momento, è soprattutto l’atteggiamento assurdo di alcuni personaggi inquietanti: Donald Trump e Boris Johnson.

Al di là della capigliatura di entrambi che appare prodotta da un alchimista in cui ha inserito in uno shaker tanta Carlberg Special Brew con un tocco di Cristine Lagarde (per destabilizzare i mercati), sorprende oltremodo il modus operandi di questi due leader.

Il primo, preoccupato per le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre, per mesi ha continuato a glissare sul Covid-19. Successivamente, quando il sindaco di New York Bill de Blasio ha dichiarato lo stato di emergenza per la pandemia, il presidente Trump ha finalmente stanziato un finanziamento di 50 miliardi di dollari destinati agli stati impegnati nella lotta alla malattia.

Il secondo, pur continuando a permettere, a migliaia di persone di assistere ad eventi come Liverpool – Atletico Madrid si è presentato alla stampa con lo specialista Sir Patrik Vallance, il quale ha dichiarato: “Il 60% della popolazione dovrà contrarre il virus per sviluppare “l’immunità di gregge”. Il premier, pronto a sacrificare tout court oltre 400mila sudditi, si è nuovamente corretto: “Gli ultra 70enni andranno in quarantena. Moriranno molti cari”. La regina Elisabetta e il principe Filippo, non fidandosi oltremodo di Mister Brexit , hanno abbandonato Buckingam Palace.

Nel frattempo, mentre nel resto del mondo tanti governanti iniziavano a copiare una serie di misure più o meno restrittive già attuate nel Bel Paese, un manipolo di piccoli grandi uomini dotati di pochi denari, ma con tante idee continuavano a lavorare alacremente all’ombra del Vesuvio.

Un gruppo di medici (dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli e dell’ospedale Cotugno specializzato in malattie infettive) dopo aver utilizzato il farmaco Tolicizumab, hanno constato nei pazienti una riduzione dell’infiammazione polmonare.

La cura, probabilmente darà la possibilità di estubare i pazienti, liberare posti in terapia intensiva. I sacrifici, il rispetto assiduo delle regole, potranno dare al Paese la possibilità di riavviare in anticipo rispetto ad altre nazioni il ciclo produttivo. E far diventare di conseguenza l’Italia nuovamente soggetto protagonista dell’economia mondiale. Qualora, invece, dovesse perseverare il mancato rispetto delle norme da parte di una minoranza (comunque pericolosa), continueremo nei prossimi mesi a parlare di un rischio default.

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