Pubblicato il: 20 marzo 2020 alle 7:30 am

Catrame, rane vive, carne di vipera e mattoni fritti: le antiche cure mediche Come ci si curava quando le medicine non erano ancora state inventate?

di Guglielmo Arduini.

Roma, 20 Marzo 2020 – In questi giorni scopriamo tutti l’importanza della ricerca in campo medico e farmacologico, ma ogni generazione ha i suoi mali che, si crede, sono sempre i peggiori. Resta tuttavia il fatto che i tempi e i luoghi dell’antico passato erano segnati da una vita misera, fatta di carestie, guerre e mali che cadevano implacabili sulla gente e sugli animali, senza nessun rimedio.

Alcuni farmaci hanno letteralmente cambiato il corso della storia. Gli esperti ne hanno selezionati 10 fra i più importanti per l’impatto non solo a livello sanitario ma anche socio-economico: clorpromazina, progenitrice di tutti gli anti psicotici e anti-depressivi, vaccino anti-poliomelite, contraccettivi orali, penicilline di seconda-quarta generazione, beta bloccanti, beta-2 agonisti, tamoxifene, immunosopressori, antiretrovirali per Hiv/Aids e vaccino trivalente MMR (morbillo, parotite, rosolia).

Una storia di ricerca che nel XX secolo parte dagli anni 40-50, che ha consentito una notevole diminuzione della mortalità, anche di quella infantile che era altissima. Basti pensare alla vaccinazione contro la poliomielite, che in pochi anni ha permesso di eradicare la malattia, le penicilline hanno giocato un ruolo determinante nel ridurre l’impatto delle infezioni e delle conseguenti mortalità, ai beta-bloccanti, che  hanno avuto un impatto rilevante nella riduzione del rischio e della mortalità cardiovascolare, ai farmaci contro l’Aids, che assicurano ai pazienti una buona qualità della vita, ai vaccini trivalenti morbillo-parotite-rosolia, che hanno portato nel 1994 ad azzerare le morti per morbillo.

Il merito va alla ricerca, perché la scienza è il motore per il progresso dell’umanità, ma i farmaci hanno 7000 anni di storia, una storia fatta di geniali intuizioni e pozioni magiche.

Nel tempio di Imhotep, nell’antico Egitto, la scuola di Memphis aveva la più famosa biblioteca del mondo antico. Era una scuola medica riconosciuta in tutto il mondo antico mediterraneo e qui si sono stati formati grandi della medicina del tempo, come Hipocrates, Galeno, Dioscoride, ecc. Anzi, molti medici arabi erano di origine egiziana.

Il capo della scuola di Memfis, come in tutte le scuole mediche in Egitto, era il dio SERAFIS, che i greci, e poi i Romani identificarono con Asclepio, o Aesculap.

I data base della medicina egiziana sono stati racchiusi in più di 10 papiri, che contenevano indicazioni per interventi chirurgici, fratture, ferite, corpi estranei, infezioni, malattie degli occhi, molto comuni in quel periodo in Nord Africa e del Medio Oriente, mal di denti, perdita dei capelli, ecc. I papiri medici egiziani ci mostrano che gli antichi medici conoscevano più di 320 malattie e 180 farmaci!

Cosa prescrivevano? Essenzialmente estratti, tinture e polveri erboristiche, e miscugli a base di sali, disinfettanti (melograno), oppiacei (papavero), antispasmodici (belladonna). Ai rimedi vegetali sono aggiunti minerali come i sali di piombo, ossido di ferro, antimonio, sali di mercurio, solfato di magnesio, sali di calcio, tutti con un dosaggio ben definito. Come afrodisiaco erano utili artigli, zoccoli e corna di animali.

La causa delle malattie era sempre correlata agli spiriti maligni, i demoni, che infliggevano maledizioni del corpo per punizione, perciò i medici davano ai malati anche amuleti (ciondoli), facendo anche un papiro-incantesimo. Molto richiesti erano i medici specializzati in malattie della testa: pare infatti che gli egizi soffrissero molto di emicrania.

La peste era la protagonista delle malattie nel passato anche in occidente: arrivava in periodi di fame e guerra. Una raccomandazione generale consigliava di confezionare sacchetti con zafferano, grani di mortella, scorza di cedro, rose e viole da tenere in mano, di bere e mangiare poco: pane fresco, vino tirato almeno da sei, sette mesi, carni di galline, capponi, galli, pernici, fagiani, tortore, tordi, merli, quaglie. No a oche, anitre, pecore, agnelli. Tutto andava condito con aceto, oppure succo di limoni, profumandoli con spezie come cannella, chiodi di garofani e noce moscata. Ma divieto per i rapporti sessuali (stancano il corpo).

Nel XVI secolo nasce l’esigenza da parte delle autorità sanitarie degli Stati europei di mettere ordine nell’esercizio dell’arte farmaceutica. Tuttavia le medicine consistevano ancora in rudimentali pastiglie fatte di farina di carrube e spezie che avevano virtù fortificanti, colliri fatti con biacca, fuliggine e gomma arabica e le famose pillole pestilenziali fatte di una trentina di componenti tra cui la mirra e lo zafferano e che servivano appunto a salvaguardarsi dalle malattie pestilenziali. Ma in generale tra i componenti c’erano anche coralli, perle, osso di cuore di cervo, avorio, pietre preziose e oro, oppio e carne di vipera.

Nella Russia dell’800 l’olio di mattoni rossi era considerata la migliore cura per le fratture ossee: un mattone rosso ben essiccato veniva tolto dal retro della stufa, sminuzzato in un mortaio e riscaldato in una padella, poi la polvere veniva mescolata con olio di semi, fritta, e quindi filtrata attraverso un panno. La “pozione”, una volta pronta, era applicata sull’arto fratturato.

Nel caso di un morso di un cane rabbioso, bisognava procurarsi un’ape regina, ucciderla, essiccarla e frantumarla in polvere, metà doveva essere ingerita dal ferito e l’altra metà era applicata sul morso. Nel caso di morso di un serpente velenoso, l’area del morso doveva essere trattata con cerume e l’intero corpo coperto di catrame fresco. Un altro rimedio erano le rane vive che dovevano essere messe a contatto sul morso.

Per quanto possano sembrare strane, queste “prescrizioni”, molto spesso in realtà “funzionavano”, almeno un po’ a causa dell’enorme potere dell’autosuggestione; dell’effetto placebo. Molti studi clinici contemporanei confermano che spesso i pazienti a cui sono stati somministrati farmaci placebo invece di quelli reali guariscono comunque o hanno dei miglioramenti. Quindi forse l’autoipnosi è il motivo per cui tutte queste fantastiche pozioni curative “davano risultati”.

Terminiamo con un rimedio davvero a costo zero, in grado, secondo la tradizione di qualche secolo fa, di curare proprio tutto: lavarsi la faccia con l’acqua della prima tempesta di primavera. Per fortuna la scienza è andata molto avanti…

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