Pubblicato il: 24 marzo 2020 alle 8:00 am

#Restiamoacasa e leggiamo un buon libro: Lolita Il romanzo di Nabokov rifiutato da vari editori americani, vietato dal governo francese e osannato da scrittori, professori e critici, da cui nasce il termine entrato nel linguaggio comune e nei dizionari

di Rosa Aghilar.

Roma, 24 Marzo 2020 – In un momento senza storia, né precedenti, quasi paragonabile al frutto del genio malato di qualche autore di fantascienza, siamo tutti costretti per la tutela della nostra salute, a un isolamento forzato. Un virus che ha messo in ginocchio un Paese intero, che miete ancora vittime e che ha costretto il Governo a prendere misure di tutela rilevanti senza precedenti, siamo tutti in parte chiusi in casa, nella speranza che il tutto passi mentre natura non si arresta e primavera avanza. Fortunatamente nell’era d’internet, di Netfix e dei social, qualcosa da fare si trova. Si riscoprono vecchie passioni e ci s’improvvisa chef, si ha più tempo per i nostri cari con noi in casa, per la musica e per la lettura e dunque come siamo soliti fare, non può mancare ora più che mai, uno dei nostri consigli di lettura.

E’ un libro necessario, fondamentale da leggere che ti entra sotto la pelle. Caposaldo della letteratura del ‘900, “Lolita” il libro di Nobokov cattura e trascina in un viaggio narrato con la raffinatezza ed eleganza che distingue l’autore in un tema scabroso e scottante: “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo.Li.Ta.

Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.”

E’ così che il viaggio all’interno di questa lettura mozzafiato ha inizio. Sin dalle prime righe traspare lo stile unico e singolare dell’autore. Nabokov si serve di una prosa che è pura poesia, magia, incanto e disincanto al tempo stesso. La sua scrittura è diretta, musicale, evocativa e mai, nemmeno per una volta, banale.

I personaggi di Lolita sono strutturati psicologicamente alla perfezione, in particolare l’io narrante della storia, il professor Humbert Humbert è tratteggiato minuziosamente, nudo, senza filtri. Lo scrittore non teme di affrontare determinati argomenti: il tema della pedofilia è già di per sé difficile e lo è ancor di più farlo mantenendo contegno ed eleganza. Nabokov ci riesce, perché Lolita pur essendo spesso controverso, emotivamente destabilizzante e facilmente giudicabile scandaloso, è un vero e proprio capolavoro.

Non è semplice affrontare una lettura del genere, senza sfiorare le corde sensibili del lettore, mettendo da parte i principi etici e umani, astenendosi dai giudizi che altresì verrebbero spontanei. Lolita è anche oltre la sua stessa capacità di regalare al mondo un archetipo letterario in grado di penetrare nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune: la Lolita, la Ninfetta, la ragazzina precoce e provocante.

C’è chi l’ha interpretato come un’opera d’arte estrema in grado di scandagliare i terrificanti abissi della natura umana, che solo la passione più pura è capace di far emergere. Per altri è la tragica descrizione dell’alienazione dell’essere umano: il protagonista del romanzo si realizza solo in una condizione d’isolamento dal mondo, tenendo quasi prigioniera la sua giovane vittima nella gabbia metallica di un’automobile o nei più miseri motel degli Stati Uniti. Humbert Humbert è un personaggio che suscita disgusto e tenerezza al tempo stesso, perché nella sua malattia, nella sua follia, emerge più forte che mai il suo desiderio di essere amato, la sua brama di approvazione e accettazione. Lolita rappresenta per lui, il coronamento di quel giovane amore mai sbocciato, di quelle pulsioni sessuali mai soddisfatte sulla coetanea prematuramente scomparsa. Humbert inizia a sfogare così i suoi appetiti sessuali sulle cosiddette “ninfette”, ossia bambine tra gli otto e i tredici anni. Ma, badate bene, non vi è mai, nemmeno per una volta, accenno ad alcun tipo di violenza nei confronti di queste bambine.  Nabokov riproduce gli istinti di Humbert sotto forma di sguardi, carezze su un braccio o una coscia, piccole attenzioni che – a suo dire – sono totalmente innocue. Humbert Humbert sa bene che quello che prova non è normale, ma tenta di sollevarsi da colpe e moralità dicendo a se stesso che non è mai andato oltre, che non ha mai procurato disagi o disturbi alle bambine. Nel caso di Lolita è ovviamente diverso. Lolita scatena nel protagonista sentimenti che vanno ben oltre il piacere fisico e a modo suo Humbert la ama, s’innamora di lei. Per Lo, inizialmente lui sostituisce la figura del padre assente, anche se poi il loro rapporto va sicuramente oltre.

Mentre leggi il libro a volte, provi disgusto e la coscienza morale t’impone di finirla lì, ma vale la pena proseguire con la lettura e andare fino in fondo perché Lolita è anche una storia d’amore. Struggente, dolorosa, definitiva. Mortale come solo il vero amore può essere. Lolita è un romanzo che parla direttamente al cuore. E’ facile farsi ingannare dal pregiudizio, dalla morale, dal buon senso, ma bisogna andare oltre. Vivete il libro per quello che è, un’opera “immensa” di narrativa.

Stanley Kubrick girò il film Lolita nel 1962 su sceneggiatura dell’autore stesso: Kubrick interpreta l’essenza del romanzo di Nabokov, storia dell’autodistruzione di un intellettuale europeo trapiantato in America, il vecchio continente che soccombe al più giovane, al consumismo, alla libertà degli spazi infiniti da percorrere in auto.

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