Pubblicato il: 27 marzo 2020 alle 7:00 am

Una emergenza sanitaria che richiede misure di intervento eccezionali «La carenza di dispositivi di protezione individuale è il primo grande problema per i nostri operatori sanitari con il risultato che gli ospedali sono diventati focolai di infezione». L'intervento della deputata Rostan e del dirigente medico Cappiello

di Michela Rostan*

e Maurizio Cappiello**.

Napoli, 27 Marzo 2020 – Stiamo combattendo una “guerra sanitaria” con scarsi mezzi e con pochi uomini, in pochi hanno creduto fin dall’inizio alla potenza di questa epidemia, e quanto successo prima in Cina e poi in Lombardia ci deve insegnare quali decisioni prendere.

La carenza di dispositivi di protezione individuale è il primo grande problema per i nostri operatori sanitari con il risultato che gli ospedali sono diventati focolai di infezione, delle vere e proprie bombe biologiche che stanno decimando la popolazione generale e gli operatori sanitari.

In grave carenza anche le ambulanze del 118 che non riescono più a far fronte all’enorme mole di richieste di intervento sia per le urgenze mediche che per la richiesta di tamponi ai pazienti sintomatici.

Al Sud il dramma è alle porte, sia per l’esodo di cittadini dalle regioni del Nord avvenuto nelle scorse settimane sia per la penuria di ventilatori, caschi per la ventilazione, mascherine e quant’altro.

È nota la richiesta inoltrata dalla regione Campania al Presidente del Consiglio su tali carenze, nel frattempo si allestiscono di gran fretta reparti di terapia intensiva e sub intensiva in attesa che le attrezzature possano essere disponibili quanto prima.

Quali proposte?
  • Approvvigionamento rapidissimo dei dispositivi di protezione individuale da usare sempre ed in tutti i reparti di assistenza non solo nei reparti Covid, questo serve a contenere la diffusione dell’infezione.
  • Fondamentale individuare velocemente i soggetti positivi al nuovo Coronavirus, anche con i test rapidi di prossima immissione che dosano le immunoglobuline, permettendo un isolamento certo dei soggetti ed evitando di contagiare pazienti, colleghi, familiari, e procedendo poi ad una immissione “sicura” in servizio al termine della quarantena.
  • Individuare fin da ora delle “task force” di medici ed infermieri che dovranno effettuare il test rapido, questo sia all’interno degli ospedali ma anche per le forze dell’ordine e gli uffici pubblici.
  • Utilizzare le ambulanze in dotazione all’esercito e alle forze dell’ordine per mettertele a disposizione con proprio personale per il sistema emergenza/urgenza 118.
  • Individuare personale sanitario da destinare ai reparti Covid per intensità di cura, con il seguente schema:

– anestesisti per le rianimazioni, come già avviene;

– pneumologi, internisti, urgentisi, infettivologi per le aree sub intensive addestrando rapidamente il personale alle pratiche della ventilazione non invasiva;

– altre specializzazioni per i reparti Covid con pazienti in condizioni stabili.

Appare fondamentale inoltre non dimenticare che non esiste solo il coronavirus ma anche altre patologie legate all’emergenze di qualsiasi genere ed alle patologie oncologiche i cui professionisti vanno individuati ed indirizzati ad assolvere solo alle loro specifiche competenze.

Ci troviamo ad affrontare un’emergenza sanitaria con numeri e impatto sulla società civile non previsto, motivo per cui anche le decisioni e le strategie di intervento devono essere eccezionali.

* Parlamentare

** Dirigente medico

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