Pubblicato il: 30 marzo 2020 alle 7:00 am

Coronavirus, lo Stato in cerca di liquidità: chi ricorda il Prestito Nazionale di Francesco Nitti? Nel momento in cui l’Europa si mostra ancora una volta divisa ed egoista, l’Italia dovrebbe adottare uno strumento politico-finanziario che permetta di acquisire danaro in funzione di possibili aiuti dall’estero. Sul finire della Prima guerra lo fece con successo il presidente del Consiglio: chiese e ottenne 6 miliardi dagli italiani

di Carlo Albano.

Roma, 30 Marzo 2020 – In questi tempi bui dove il contagio del coronavirus si diffonde sempre più in tutto il mondo, falcidiando uomini e mezzi, c’è bisogno di uomini responsabili e al tempo stesso audaci, in grado di prendere decisioni in campo non solo medico-sanitario e politico-sociale, ma anche in campo economico-finanziario. In questo momento la macchina amministrativa dello Stato è in affanno sia perché incomincia a scarseggiare il personale costretto a casa come tutti quelli che non svolgono servizi essenziali, sia perché la macchina economica dell’Italia sta rallentando sempre più fin quasi a fermarsi. C’è bisogno di risorse che l’Europa in parte può dare, risorse che, però, inizieranno ad essere contingentate per l’avanzare della pandemia. Ad uno ad uno stanno cadendo tutti i vincoli di quel famoso Patto di Stabilità che serviva a contenere il debito pubblico. Da più parti si invoca una presenza attiva e dinamica della Banca Centrale Europea (BCE) nel dare liquidità alle banche europee allargando il Quantitative Easing per l’acquisto dei Titoli di Stato dei paesi dell’Unione europea (UE), cosa che adesso sta facendo.

Ma tutto ciò non basta più, e l’ultima riunione dei Capi di Stato avvenuta in questi giorni (26 marzo 2020) ha ancora una volta visto un’Europa spaccata tra un Nord rigorista e cieco di fronte a un Sud travolto dalla pandemia. Anche il Nord Europa è stato travolto dal Virus, ma pur avendo di fronte quello che stava accadendo in Italia ha preferito sottovalutare l’emergenza sacrificando la vita di uomini, società e Stati sull’altare di un principio rigorista che nascondeva l’idea di mantenere il comando di posizioni economiche fino all’ultimo. Gli Stati del rigore vanno dall’Olanda all’Austria passando per una Germania impaurita non di perdere la battaglia contro il coronavirus, ma di perdere la leadership all’interno della UE.

L’Italia attraverso il Premier Conte, in accordo con quello spagnolo Sanchez e con l’appoggio esterno del Presidente francese Macron non sono riusciti a drenare ulteriore danaro attraverso l’emissione di Euro (Corona) Bond garantiti dalla BCE. Se ne riparlerà a livello europeo fra dieci giorni, ma la pandemia non aspetta e le uniche armi a disposizione sono la prevenzione e i presidi medico-sanitari che un Occidente onnipotente aveva deciso di non produrre più. Sull’altare del potere e del profitto l’uomo ha sempre sacrificato l’uomo.

Cosa può fare l’Italia in questo momento di oscurità? Al di là delle “donazioni” che si susseguono più o meno sostanziose ad Ospedali, Istituti di cura, Croce Rossa, Protezione civile, Associazioni e finanche Comuni e Regioni per pagare gli acquisti di presidi medico-sanitari che iniziano a costare sempre di più e continuano a scarseggiare per tutti gli operatori sociosanitari che combattono e stanno morendo anche negli ospedali affianco ai loro malati, c’è bisogno di uno strumento politico-finanziario che permetta di non disperdere queste ingenti somme in rivoli che alleviano solo momentaneamente situazioni di crisi.

Lo strumento può essere soltanto il ricorso a un Prestito Nazionale che possa raccogliere le risorse che gli italiani volessero mettere a disposizione dello Stato. Il Governo, attraverso i suoi ministri e tecnici economici finanziari, dovrebbe stabilire un tetto da raggiungere in un determinato lasso di tempo per garantire liquidità interna e dare fiducia all’estero. In questo modo si garantisce la tenuta economica dello stato tutelando da un lato i Conti pubblici e dall’altro garantendo risorse immediate alle famiglie e al sistema industriale garantendo settori produttivi e lavoratori.

Questo potrebbe spingere l’Europa, attraverso la Commissione, a sentirsi rassicurata e a spingere le sue autorità monetarie nell’emissione e collocazione sul mercato mondiale di questi famigerati Euro Bond garantiti dalla BCE la seconda banca mondiale dopo la Federal Reserve.

Anche gli altri paesi potrebbero usare questo strumento interno per fronteggiare la gravissima crisi mondiale che oramai è alle porte!

In Italia questo strumento è già stato usato sul finire della Prima Guerra Mondiale dopo la disastrosa sconfitta di Caporetto e l’artefice fu Francesco Saverio Nitti. Egli comprendeva, agli inizi dell’ultimo anno di guerra, che, per dare fiducia all’estero bisognava prima di tutto averla all’interno: chiedere aiuti finanziari agli alleati era assurdo se gli Italiani non prestavano all’Italia. L’atto di audacia, come riporta il figlio Vittorio in un resoconto sull’opera del padre, fu di lanciare un Prestito Nazionale di “sei miliardi” di lire dell’epoca. La salvezza del territorio e degli italiani e la vita sociale del paese venivano al di sopra di tutto: “Occorrono sei miliardi e bisogna darli”, questo ripeteva da Ministro del Tesoro del governo Orlando in giro per l’Italia più volte al giorno.

Nessuno all’inizio gli diede credito, ma quando il Direttore della Banca d’Italia dopo un po’ di tempo che era iniziata la raccolta gli fece sapere che l’obiettivo si avvicinava sempre più egli aumentò il suo impegno e parlò a tutti: operai e industriali, riunendoli nelle Camere del lavoro, nelle Borse di commercio, nelle sedi delle Unioni industriali e nelle piazze sperdute della nostra Italia. Parlò a tutti gli italiani che dovevano aiutare i poveri fanti al fronte e aiutarsi per garantire risorse all’industria non solo bellica e generi alimentari alla popolazione stremata da lutti e dall’impoverimento generale.

Alla fine, le previsioni furono superate perché furono raccolti 6.245 milioni di lire e fu il prestito della salvezza. Egli ripetette nei suoi cento e oltre discorsi questa sorta di mantra: “Occorrono sei miliardi e bisogna darli. Se il pubblico non li darà li prenderemo sotto altra forma”, e gli italiani spontaneamente li diedero.

In Italia, il pensiero e l’opera di Nitti sono dimenticati, a lui si deve la costruzione dell’Italia e il suo sviluppo economico sociale nel tempo. Egli riuscì a coinvolgere contemporaneamente in questo progetto sia il primo degli industriali lombardi che l’ultimo bracciante agricolo siciliano.

Il precedente l’abbiamo ed è un precedente positivo, aggiorniamolo e facciamolo per i nostri morti, così potremo onorare la memoria di un grande italiano che ha speso la sua vita fino all’ultimo giorno per costruire questa grande nazione che è l’Italia. Egli, ironia della sorte, morì di broncopolmonite a causa di un’influenza, a Roma, il 20 febbraio 1953.

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