Pubblicato il: 4 aprile 2020 alle 8:00 am

Marie Curie, la scienza al femminile Un recente film ripercorre la vita e la carriera della donna che ha inventato la radioattività

di Caterina Slovak.

Roma, 4 Aprile 2020 – E’ uscito quest’anno, per la regia di Marie Noelle, il film incentrato sulla figura di Marie Curie, figura straordinaria, tanto da meritare – unica donna della storia – due premi Nobel.

Moriva il 4 luglio di 86 anni fa la “signora della radioattività” due volte premio Nobel- eguagliata solo dal chimico Linus Pauling, Nobel per la Pace e la Chimica nel 1903- per la Fisica insieme al marito Pierre e al fisico Henri Becquerel per lo studio dei primi elementi radioattivi, e per la Chimica nel 1911, per aver scoperto il radio e polonio. Diventata il simbolo della scienza al femminile, è stata sempre caratterizzata da un grande amore per la ricerca e il forte impegno sociale.

E’ stata anche la prima a insegnare all’università Sorbona di Parigi.

Maria Salomee Sklodowska nacque a Varsavia nel 1867, in una Polonia che faceva parte dell’Impero Russo. Entrambi i genitori erano insegnanti di Fisica e Marie crebbe, insieme ai suoi quattro fratelli, in un’atmosfera in cui l’istruzione veniva considerata un fatto naturale. Aveva molta facilità negli studi e terminò il liceo come migliore allieva. Per permettere a sua sorella di studiare medicina a Parigi, poiché in Polonia le donne non avevano alcuna possibilità di frequentare l’università, Maria lavorò sei anni come istitutrice privata. A 24 anni si trasferì anche lei a Parigi (dove prese il nome di Marie) e si iscrisse alla Facoltà di scienze naturali della Sorbona. Viveva in grande povertà, concentrandosi esclusivamente sullo studio. Nel 1893 conseguì la licence in fisica (l’equivalente della laurea), risultando la miglior studentessa del suo corso, e nell’anno successivo ottenne la laurea in matematica classificandosi seconda. Nel 1896 sostenne l’esame di stato in matematica e in fisica.

Alla Sorbona aveva conosciuto il fisico francese Pierre Curie, uno scienziato già molto affermato, e dopo un anno si sposarono.

Alla base di questa unione c’era il grande rispetto di Pierre per il lavoro scientifico di Marie e un progetto di ricerca comune molto proficuo, ma soprattutto una comune visione della scienza come ideale. Nel l897 nacque Irène, la prima figlia.

Con le ricerche per il dottorato Marie Curie iniziò ad avventurarsi nel campo che sarebbe poi stato decisivo per la sua vita, la radiazione naturale dell’uranio scoperta dal fisico Henri Becquerel (1852-1908), un fenomeno praticamente inesplorato e che su suggerimento di Marie Curie venne successivamente battezzato con il nome di “radioattività”.

Nel 1898 Marie e Pierre Curie scoprirono due nuovi elementi radioattivi, che chiamarono polonio e radio. Marie sviluppò un procedimento per l’isolamento del radio e in quattro anni di duro lavoro, che svolse in un atelier annesso al laboratorio di fisica della Sorbona aiutata da alcuni giovani assistenti, ragazzi e ragazze, ottenne alcuni milligrammi di radio da 6 quintali di pechblenda, il minerale in cui si trova allo stato naturale. I Curie rifiutarono di brevettare questo procedimento, nonostante sarebbe valso loro un patrimonio e avrebbe significato la fine delle loro condizioni di ricerca disastrose, ritenendo che i risultati della scienza dovevano essere a disposizione di tutti.

Nel 1903 Marie terminò il suo dottorato e nello stesso anno i coniugi ottennero, insieme a Henri Becquerel, il Premio Nobel per la fisica, per la scoperta e l’analisi della radioattività naturale. A Pierre fu offerta la cattedra di fisica alla Sorbona, mentre Marie venne nominata direttrice di laboratorio e divenne sua assistente.

Nel 1905 nacque la seconda figlia Eva-Denise che sarà poi la biografa della madre.

Pierre Curie morì prematuramente in un incidente, e Marie lo sostituì alla cattedra universitaria: fu così la prima donna ad ottenere un tale incarico alla Sorbona.

Ebbe in seguito una relazione che durò qualche anno con il fisico francese Paul Langevin, un collega più giovane, sposato con figli. Il legame divenne di pubblico dominio grazie alla stampa, fece scandalo e per poco non costò alla scienziata l’assegnazione del secondo premio Nobel. Nel 1911 infatti Marie Curie fu insignita del prestigioso premio, questa volta per la chimica, quale riconoscimento per l’isolamento del radio e del polonio. In suo onore venne definita “Curie” l’unità di misura che rappresenta l’attività di un grammo di radio al secondo, successivamente sostituita con l’unità “Becquerel”.

Nonostante il valore delle sue scoperte scientifiche pionieristiche, i numerosi riconoscimenti e la fama mondiale, Marie Curie pagò il suo essere donna in una comunità ancora fortemente maschile e ostile, e non venne mai ammessa all’Académie Française des Sciences.

La scienziata non rimase però chiusa nel suo laboratorio: durante la prima guerra mondiale lavorò come radiologa creando il servizio di radiologia per il fronte, dove si spostava con automobili attrezzate con apparecchiature a raggi X, chiamate in suo onore “Piccole Curie”, facendo radiografie ai feriti. Dopo la guerra proseguì le sue ricerche all’Istituto Radiologico e partecipò a numerose missioni scientifiche all’estero.

La salute di Marie Curie risentì molto del lavoro che l’aveva esposta per lunghi anni alle sostanze radioattive; morì a 67 anni per una grave forma di anemia aplastica, causata quasi certamente dall’esposizione ai materiali radioattivi, di cui un tempo si ignorava la pericolosità – Marie aveva l’abitudine mettere in tasca bottigliette di radio e polonio, prima di riporle nei cassetti della scrivania. E gli abiti che i due scienziati indossavano in laboratorio erano gli stessi che portavano in casa.

Dopo la sua morte, la sua casa divenne la sede dell’Istituto di Fisica Nucleare della Facoltà di Scienze di Parigi e della Fondazione Curie. Ma molti abitanti del quartiere cominciarono misteriosamente ad ammalarsi di cancro e la casa fu bonificata solo nel 1991.

Da pochi anni la sua salma è stata trasportata, per volere dell’allora presidente della repubblica francese François Mitterand, al Pantheon di Parigi: prima donna accolta in un luogo riservato ai grandi di Francia, accanto, tra gli altri, a Voltaire, Rousseau e Victor Hugo.

In un momento in cui la ricerca europea soffre per la via della Brexit, del sovranismo e dei particolarismi, la storia di Marie Curie racchiude molti aspetti contemporanei e può essere additata come un buon esempio da seguire.

La maggior parte dei suoi manoscritti è conservata in teche di vetro, al riparo dalla luce troppo intensa e in condizioni climatiche controllate, in una scatola sigillata col piombo poiché, a così tanti anni dalla morte, i suoi appunti sono ancora radioattivi e pericolosi da maneggiare. Ma le sostanze hanno lasciato traccia anche sugli oggetti di ogni giorno, come mobili e libri di cucina. I visitatori alla Biblioteca Nazionale di Parigi devono oggi utilizzare abiti protettivi e firmare una liberatoria!

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