Pubblicato il: 5 aprile 2020 alle 7:00 am

L’Europa degli uomini/1: Vietri sul mare Europei uniti, più che Europa, una storia di lavoro e amore in Costiera Amafitana

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 5 Aprile 2020 – Stando ai numeri, l’Unione europea è un gigante. La sua economia è leggermente inferiore agli Stati uniti. Tuttavia, il peso dell’Ue nella politica internazionale è quasi nullo” ed ora l’Europa deve fronteggiare nuove minacce. Non c’è stato un periodo dall’inizio del processo di integrazione europea del 1952, in cui il Vecchio continente ha affrontato così tanti pericoli tutti in una volta, le frontiere tornano a chiudersi e forse “l’Europa” non esiste come la si sognava.

In un tempo in cui l’idea di UE era ben lontana, ancora prima della II Guerra mondiale, ci furono stranieri che hanno scelto l’Italia come patria di elezione, che hanno contribuito alla nascita di importanti realtà che ora sono ben radicate sul territorio. E’ il caso di Vietri sul mare (Sa), cittadina notissima in tutto il mondo per la sua produzione artigianale di ceramiche.

La produzione artigianale della ceramica a Vietri sul risale addirittura ai primi anni dell’XI secolo con i “caccabos”, i vasi in creta. La creta arrivava sulle navi dalla Calabria, la legna per i forni dai vicini boschi, e i prodotti si vendevano alle fiere in molte città dell’Italia centrale, poi a Napoli e in tutta l’Italia meridionale.

I motivi ornamentali erano gli stessi della ceramica orvietana: il pavone, la palma stilizzata, ecc. ma poi i colori cambiarono, sullo sfondo bianco apparvero disegni azzurri, giallo ed arancio. Anche le destinazioni cambiano, si producono càntari (vasi) e vasi farmaceutici. Nell’Ottocento si raggiunge la massima espressione artistica per le riggiole (piastrelle).

I primi decenni del Novecento rilanciano Vietri nella sfera del gusto artistico europeo grazie alla presenza di alcuni artisti stranieri (soprattutto tedeschi): Stüdemann, Dölker, Irene Kowaliska, Elle Schwarz. Con questi artisti, che recuperano temi e tendenze del clima artistico e culturale internazionale, avviene il passaggio dalla ceramica intesa come prodotto artigianale all’idea di dar vita ad un’industria che conservasse le caratteristiche dell’artigianato ma disponesse di una produzione più organizzata e in continuo aggiornamento.

In questo clima di fiorente creatività artistica una coppia di ebrei tedeschi, Max e Flora Melamerson, sotto l’avanzare dell’antisemitismo nazista, si spinge fino a Vietri nel lontano 1926. Lei è un’artista bellissima, che fa il bagno nuda nelle acque di Vietri e viene anche multata, e lui un grande imprenditore. Hanno esperienze culturali straordinarie, dal cabaret del Grosse Schauspielhaus di Berlino alla pittura. Creano a Vietri un laboratorio vivace, trasformano il nome della fabbrica in MACS (Manifattura Artistica Ceramica Salernitana) per recuperare l’idea di quella manualità che è ancora alla base di questa produzione, esportano le ceramiche vietresi in tutto il mondo.

In verità i coniugi Melamerson non furono i soli: non tutti sanno che al tedesco Richard Dölker ad esempio si deve l’introduzione nell’iconografia locale dell’asinello, simbolo della ceramica a Vietri sul Mare. Ma, sopraffatti dalle leggi razziali, vengono espropriati di ogni bene ed internati. Alla fine della guerra Mondiale, Flora, sopravvissuta ai campi di concentramento, trova la sua bottega saccheggiata.

Negli anni, il nipote dei due coniugi, Raffaele De Vivo, ha cercato ovunque pazientemente le loro opere, che poi ha comprato, ricreando una piccola collezione.

Una “storia minore” attraverso la quale si può meglio capire la Storia europea ed italiana.

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