Pubblicato il: 5 aprile 2020 alle 8:00 am

Meglio scrivere o parlare? Dipende dalla personalità Timidi ed estroversi hanno modi differenti di porsi, c’è chi preferisce la penna, chi l’eloquio, ma non sempre si sa scegliere la circostanza giusta

di Giosuè Battaglia.
Roma, 5 Aprile 2020 – La nostra esistenza ci porta a relazionarci con gli altri e ciò lo facciamo attraverso il linguaggio soprattutto, ma ovviamente vi sono delle persone a cui piace di più esprimersi con le parole e, al contrario, quelli che amano di più scrivere.

Per dare una opinione sull’argomento, si deve partire dal carattere che poi non è altro che l’estrinsecazione della personalità individuale. Quindi ogni persona rappresenta un preciso individuo diverso dall’altro. Un prima classificazione si può fare in base all’introversione e alla estroversione, cioè all’orientamento della personalità tipica di ogni individuo. Secondo degli studi effettuati di vari scienziati dei vari settori di studio riguardanti l’essere umano, è risultato che la persona introversa è più incline alla scrittura, proprio perché hanno un carattere più accorto, più riflessivo e ponderante nell’esprimersi.
Sono più silenziosi e amano di più abbandonarsi al linguaggio quando hanno a che fare con persone più vicine e a trattare argomenti più personali. Si dice che: “Chi sta zitto ha sempre una parola in più”,  ciò in quanto sono più riflessivi prima di parlare. Di contro, le persone estroverse, hanno un linguaggio oltremodo fluente e sono capaci di andare avanti nel parlare per ore, senza mai fermarsi e con una certa padronanza. Le parole sono come un fiume e sembrano uscire da una cascata non arrestabile, per cui infondono una certa sicurezza a chi li ascolta. Coloro che sono introversi sono soggetti a quell’ansia dovuta ai molti fattori visivi perché nel momento in cui parlano vengono presi dal valutare istantaneamente i loro interlocutori e al minimo segno che questi manifestano; gli introversi vengono assaliti da mille dubbi che li blocca nel linguaggio scatenando in loro manifestazioni o espressioni tipiche, come il proseguire, il dimenticare le parole, cambio di voce, insomma caratteristiche proprie del linguaggio espressivo che è molto importante nella comunicazione. Esiste, quindi, una certa letteratura al proposito che indica quando bisogna preferire l’una o l’altra cosa nel rapportarsi: in generale è preferibile il colloquio quando bisogna esprimere informazioni di tipo sensibile in quanto le parole sono accompagnate dalle varie espressioni visive ad esempio come quella facciale, manuale, o vocale in quanto esse ben accompagnano il linguaggio. In questo modo, anche se si parla in gruppo, perché parlare rende più facile eliminare eventuali incomprensioni. Invece è preferibile esprimersi per iscritto quando si stila un atto ufficiale, come ad esempio un atto formale, quando si rischia che attraverso una discussione orale non si riesca a chiarire a sufficienza l’oggetto della discussione. Una cosa è certa, non si deve mai scrivere quando si è arrabbiati perché non si ha tempo nella ricerca di vocaboli adatti a chiarire meglio le proprie doglianze, e anzi, esse si potrebbero ritorcere contro. Di fronte al dilemma della scelta fra i due modi di rapportarsi, è preponderante la scelta individuale che scaturisce dalla propria personalità. Ovviamente chi preferisce la scrittura è un individuo che abbina tra loro diverse cose che fanno della scrittura l’espressione del loro animo. Già per esempio l’usare la penna dà un certo spirito di interiorità del pensiero, o la ricerca della parola da usare da luogo alla ricerca di una più attenta valutazione. Alla fine è sempre valido il passaggio del senatore Caio Tito al senato romano: “Verba volant, scripta manent”.
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