Pubblicato il: 10 aprile 2020 alle 9:00 am

Immunità per le strutture sanitarie nella gestione emergenza coronavirus: un’offesa agli operatori sanitari Maurizio Cappiello: «Inaccettabile uno scudo penale e civile per chi ha fatto diventare gli ospedali dei focolai di diffusione del virus»

di Maurizio Cappiello.*

Roma, 10 Aprile 2020 – Da alcuni giorni girano sui social diverse richieste di proposte di emendamento per conferire una immunità alle strutture sanitarie in caso di danni agli operatori con una relativa deresponsabilizzazione della condotta dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari operanti nell’ambito dell’emergenza per la pandemia da COVID-19, chiedendo di fatto uno scudo penale e civile.

È inaccettabile ed offensivo anche solo pensare ad una proposta del genere a danno di chi è già provato da decine di morti e dall’altissimo numero di contagiati proprio tra chi lavora in prima linea.

La percezione comune, oltre al danno è la beffa di una mancata assunzione di responsabilità da parte delle aziende ospedaliere e dei preposti alla gestione della crisi sanitaria.

Ciò che bisogna chiedere sono misure di maggior tutela per chi è stato costretto a subire scelte irresponsabili ed approssimative facendo si che gli ospedali diventassero dei focolai di diffusione del virus.

Le diverse richieste, ultima in ordine cronologico anche da parte di Federsanità, pur con diverse sfumature, sostengono tutti lo stesso concetto: le condotte dei datori di lavoro non determinano responsabilità penale, civile ed erariale.

L’obiettivo è di sottrarsi ad eventuali colpe per la carenza dei DPI, sulla confusione sull’esecuzione dei tamponi, sulla mancanza dei respiratori e caschi per la ventilazione.

Cosa ancor più grave e sottrarsi alla colpa di aver sottostimato l’epidemia, con un organizzazione lenta ed approssimativa.

Intanto si piangono le morti di pazienti, medici, infermieri, operatori sociosanitari, addetti alle pulizie, tutte vittime di chi non ha saputo decidere con fermezza e lucidità pur sapendo cosa stava succedendo in Cina.

Queste richieste sono crudeli e offensive per una categoria che sta combattendo e lavorando in trincea letteralmente a mani nude.

Ci auguriamo che i proponenti ritirino immediatamente queste “becere” proposte chiedendo scusa non solo agli operatori sanitari ma al paese intero.

*Dirigente medico Pronto Soccorso/Obi Ospedale A. Cardarelli-Napoli

neifatti.it ©