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Amarcord Baggio: divin resilienza

di Andrea D’Orta.

Roma, 14 Aprile 2020 – La fase delicata che sta investendo il nostro Paese ed anche l‘intero globo trova rifugio in un termine ben preciso: “resilienza”. Così come il suddetto fattore calza a pennello per uno dei più grandi attaccanti del nostro calcio: Roberto Baggio.

Non è importante quante volte cadiamo, ma conta molto di più lo spirito di sacrificio impiegato per scalare vette (in apparenza) insormontabili, lo spirito di sacrificio e quindi la capacità di trasformare una brutta scivolata in uno slancio fortemente idilliaco.

Roberto Baggio è colui che ci ha fatto sognare al mondiale del 1994, è il numero 10 codino che ci ha condotto in finale con il Brasile ed è lo stesso calciatore che, ahinoi, c’ha fatto disperare con il rigore decisivo spedito al cielo. Solo pochi anni fa, incalzato dai media, ammetterà che il ricordo di quel triste 17 luglio è ancora vivo e vegeto e lo tormentava ancora.

Otre ad avere un talento sovrannaturale, tecnica eccelsa e visione di gioco spaziale, il Divin Codino si è sempre distinto in campo per condotta inappuntabile (salvo qualche vecchia ruggine con Lippi ai tempi della Juve), con gli avversari mai polemico o irruento; tutt’altro, era sempre in prima linea per sedare eventuali assembramenti da cartellino rosso.

Un calciatore d’altri tempi verrebbe da sentenziare, ed in effetti così era. Ma quand’è che emerge la sua resilienza ai massimi livelli? Nella stagione 2001\2002, quella del mondiale in Corea del Sud all’orizzonte. L’ex di Juve, Milan e Inter fra le altre, accettò la chiamata del Brescia per giocarsi le sue chance di andare al mondiale, dopo aver disputato l’ultima con la maglia azzurra il 10 Febbraio del 1999. Consapevoli dei limiti tecnici della squadra lombarda, si buttò a capofitto in questa esperienza e credette fermamente di far bingo, ottenendo quel fatidico pass.

Inizia la stagione alla grande, segnando otto reti in nove gare disputate, ma esattamente nel rettangolo verde dell’ottava gemma arriverà la prima batosta: Marasco (dei veneti) interviene in modo brusco procurandogli la rottura capsulo-legamentosa del ginocchio sinistro. Tornato in campo tre mesi dopo, di nuovo la sorte gli si rivolta contro: nel match di Coppa Italia, infatti, si procurerà la rottura del crociato anteriore. Addio ai sogni di gloria? Certo che no.

Baggio stupisce ancora una volta tutti, sia nel settore medico che quello calcistico, riuscendo a calcare il campo appena 77 giorni dopo l’intervento. Una specie di magia per l’epoca. Subentra il 21 Aprile a Giunti e si renderà subito protagonista di una doppietta contro la Fiorentina. Altri due goal, da lì in avanti purtroppo non basteranno a convincere il Trap.

Sacrifici gettati al vento, penserebbe qualcuno. Invece grazie alla doppia reazione post interventi chirurgici (alla soglia dei 35 anni, non lo trascuriamo) se prima dell’avventura al Brescia era amato, adesso è entrato ancor di più nei cuori dei tifosi. Nel calcio e nello sport in generale, bisogna saper accettare la sconfitta, le cadute devono solo amplificare la forza necessaria per rialzarsi. Un po’ come quando vediamo il vento che fa oscillare un albero, quest’ultimo pur piegandosi, non si abbatte. Questo è quanto ci ha suggerito il Divin Codino, un mito perpetuo.

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