Pubblicato il: 21 aprile 2020 alle 7:00 am

Una maestra a domicilio tra i vicoli di Napoli Angela Parlato, con i volontari di due centri sociali della città, offre sostegno alle famiglie bisognose e impartisce lezioni ai bambini che non fanno didattica a distanza

di Arcangela Saverino.

Napoli, 21 Aprile 2020 – Sebbene l’emergenza sanitaria coinvolga ciascuno di noi, non siamo tutti sulla stessa barca, al contrario di ciò che sentiamo ripetere. Basta guardarsi intorno, basta ascoltare le storie di alcune famiglie o le difficoltà di tanti bambini che non riescono ad avere accesso alla didattica a distanza, espressione a cui stiamo imparando ad abituarci nonostante le difficoltà, a volte insormontabili. Basta prestare ascolto ad Angela Parlato, insegnate dell’Istituto Primario Gianturco dei Quartieri Spagnoli di Napoli, che in mezzo all’emergenza è insegnante non solo dei suoi alunni di classe, ma di un intero quartiere. Gli studenti sono del mondo, è la sua filosofia. «Ogni giorno percorro le strade dei Quartieri Spagnoli, la zona di Napoli dove sono nata e continuo a vivere e insegnare, e raccolgo la disperazione di intere famiglie» racconta a Neifatti.it.

Angela con i volontari di due centri sociali, Lo Sgarrupato e il Damm (centro sociale autogestito Diego Armando Maradona Montesanto), distribuisce beni di prima necessità in soccorso alle famiglie dei Quartieri Spagnoli e Montesanto «Il nostro impegno va ben oltre la pura e semplice mutualità perché non ci limitiamo a fornire i beni necessari a sopravvivere, ma ascoltiamo gli sfoghi, le difficoltà, ma soprattutto la disperazione di chi vive in venti o trenta metri quadrati di spazio con altre cinque o sei persone, compresi i bambini che non hanno gli strumenti adatti per la didattica a distanza». Durante queste “passeggiate” incontra molti ragazzi che le rivolgono domande, le chiedono spiegazioni, trasformando le discussioni in vere e proprie lezioni, rigorosamente rivolte ai balconi. Una maestra a domicilio. Ad alcuni spiega l’uso della h, ad altri il funzionamento della dinamo. Un alunno gli chiede cos’è l’Alto e il Basso Egitto “Vai a guardare su Google la cartina geografica dell’Antico Egitto”, risponde Angela suscitando l’ilarità di chi l’ascolta.

Molti bambini non hanno i-pad e computer per poter seguire le lezioni a distanza; in alcune case, addirittura, manca una connessione a internet e chi può si aggancia alla rete wi-fi dei propri vicini «Se le famiglie resistono in mezzo a drammi, i bambini vivono un dramma nel dramma – prosegue- perché costretti a restare a casa, sviluppando un totale disinteresse verso la didattica a distanza e senza il supporto delle famiglie che, capirà bene, hanno ben altri problemi che assicurarsi che i figli si impegnino nello studio. E’ un disinteressamento che, anzi, nasce proprio dalle difficoltà che percepiscono e vivono all’interno del contesto familiare». Che non siamo tutti sulla stessa barca si percepisce proprio nelle storie dei bambini: c’è chi può seguire le lezioni degli insegnanti attraverso uno schermo e chi no; c’è chi può essere aiutato e seguito dai genitori e chi no; chi ha tutto il materiale a disposizione e chi deve sperare nella provvidenza; chi non ha una stampante per studiare sulle schede inviate dalla maestra e deve arrangiarsi sull’unico cellulare che serve all’intera famiglia e non sempre è a disposizione. «I bambini pagheranno un prezzo altissimo perché a quell’età il contatto umano con l’insegnante è fondamentale e determinante per la crescita. Uno sguardo che conforta, una carezza che premia, un sorriso che incoraggia non potranno mai essere sostituiti da un computer e da una voce metallica che gracchia attraverso apparecchi elettronici». L’importanza delle lezioni a domicilio di Angela sta proprio in questo: far arrivare calore umano, nonostante l’obbligo del distanziamento sociale, a bambini che possono gioire di ricevere attenzioni al di fuori delle mura domestiche in cui sono rinchiusi.

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