Pubblicato il: 27 aprile 2020 alle 7:00 am

«Coronavirus? La scuola ha risposto alla crisi con spirito di sacrificio e impegno» Rino Di Meglio, coordinatore Gilda: «La didattica a distanza ha colmato la distanza con i ragazzi, ma resta solo un utile complemento. Ripartire con doppi turni e lavoro da remoto? Scenario terribile»

di Giuseppe Picciano.
Roma, 27 Aprile 2020 – Il 2020 sarà l’annus horribilis anche della scuola italiana. Gli effetti della pandemia hanno messo in crisi anche questa fondamentale istituzione minando le certezze di circa 9 milioni di studenti delle scuole italiane e di più di un milione e mezzo di universitari.

Mentre sta per insediarsi, su iniziativa della ministra Lucia Azzolina, il comitato di esperti che avrà il compito di formulare idee e proposte per la scuola con riferimento all’emergenza sanitaria, ma anche guardando al miglioramento del sistema nazionale d’istruzione, abbiamo chiesto a Rino Di Meglio, coordinatore nazionale di Gilda nazionale degli insegnanti, una valutazione su come la scuola abbia reagito a un’emergenza senza precedenti.
Prima la scioccante interruzione delle lezioni, poi la didattica a distanza. Secondo Gilda il sistema scolastico, nel complesso, come ha risposto a questo avvenimento di portata epocale?
«La grande maggioranza del corpo docente ha risposto alla crisi generata dall’epidemia con grande spirito di sacrificio ed adoperandosi con tutti i mezzi possibili per mantenere vivo il rapporto educativo».
Alla luce dell’esperienza delle ultime settimane, la didattica a distanza, sulla quale aleggiano le perplessità di molti professori, potrà diventare in tempi ordinari un utile complemento all’insegnamento tradizionale?
«Quando si parla di didattica a distanza, a parte la problematica dei mezzi disponibili, sia da parte dei docenti che di studenti e famiglie, non bisogna mai dimenticare che la popolazione degli alunni è estremamente variegata, innanzi tutto per le diverse età: dai tre anni della scuola per l’infanzia, fino ai diciottenni delle superiori. La lezione a distanza richiede da una parte un’elaborazione più faticosa per il docente, e dall’altra dei tempi più brevi, inversamente proporzionali all’età, per i discenti. Non sempre sono rose e fiori. La didattica a distanza può essere sicuramente un complemento, mai sostitutivo però del rapporto diretto e della scuola quale luogo di socializzazione».
Gli esami di maturità si svolgeranno da remoto con una commissione formata da tutti professori interni e dal presidente esterno. Secondo lei era l’unica soluzione praticabile o si poteva ragionare sulla presenza in classe dei maturandi?
«Gli esami di Stato, in questa condizione di emergenza, si fanno come si può. Non ho sicuramente io la competenza scientifica per dire se era possibile farli in una situazione migliore, cioè con la presenza fisica».
Il 25 per cento del corpo docente è formato da precari. A che punto sono i bandi di concorso al vaglio del Consiglio superiore della pubblica istruzione? Quante assunzioni si prospettano ragionevolmente a breve termine?
«Il ministro sta per emanare i bandi di concorso ordinari e straordinari che, teoricamente, dovrebbero condurre alla copertura di almeno un quarto dei posti vacanti. Dubito seriamente che a Ferragosto si sia in grado di fare i concorsi».
Distanziamento sociale, possibili doppi turni e forme di didattica mista in presenza e a distanza: è questo il modello di scuola che il Coronavirus ci restituirà?
«Quello che lei prospetta è un modello di scuola da emergenza terribile. Neanche durante l’ultima guerra tutto il territorio nazionale si trovò in simili condizioni. Considerata la capienza delle nostre aule, probabilmente neanche i doppi turni sarebbero sufficienti al distanziamento sociale. Significherebbe perdere molto tempo prezioso e lasciare indietro molti, soprattutto i più deboli. Mi auguro che non sia questo il destino della generazione 2020. Speriamo, invece, si possa tornare quanto prima ad una situazione normale».
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