Pubblicato il: 3 maggio 2020 alle 7:00 am

Caro scienziato… Tra le cose che non potevamo aspettarci, come conseguenza dell’emergenza sanitaria mondiale, c’è la rissa tra scienziati. Che trascorrono ormai più tempo in tv che in laboratorio

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 3 Maggio 2020 – Tra le cose che non potevamo aspettarci, come conseguenza dell’emergenza sanitaria mondiale, c’è la rissa verbale tra scienziati.

Avete visto Contagion? E’ un film che nel 2011 mostra, come conseguenza di un virus sviluppatosi dai pipistrelli, uno scenario molto simile a quello che sta vivendo oggi il pianeta. Il primo pensiero che viene guardando le scene è: possibile che la cinematografia sia più lungimirante della scienza?

Le necessarie restrizioni imposte dalla circostanza ci rendono più fragili ma anche più sensibili rispetto alle sollecitazioni esterne e in modo particolare a quelle provenienti dal mondo dei media. Una notizia tendiamo ad amplificarla e a prenderla per buona talvolta senza verificare la credibilità della fonte. Ecco perché c’è stata una impennata di fake news la cui diffusione è stata agevolata dalle varie catene sui social e sulle piattaforme di messaggistica. Poi, certo, ci si è messo anche uno come Trump a rendere le cose ancora più difficili con le sue teorie strampalate e pericolose.

Adesso, però, tutti aspettiamo che qualcuno ci dica: il vaccino è quasi pronto, eccolo, finalmente ce l’abbiamo. Ma non è una notizia che arriverà presto, ci sembra di capire. Anche se il mondo scientifico, perfino su questo punto, si è diviso.

Restringendo il campo di osservazione al nostro Paese, è evidente che la rottura nord-sud ha prodotto scontri anche tra medici, epidemiologi, ricercatori impegnati a studiare le molteplici implicazioni del covid-19.

Non potevamo assistere a spettacolo peggiore! Sembra quasi che l’importanza dello studio della malattia e dei relativi risultati da parte di tanti nostri bravi ricercatori passi in secondo piano rispetto all’attribuzione del primato: questo l’ho detto prima io; questa cosa qui l’abbiamo messa in pratica prima di voi; noi abbiamo più esperienza; voi siete meno bravi. E così via, verso un avvilente (per noi) quanto mortificante (per la scienza) teatrino che si sviluppa con il favore dei salotti televisivi e le prime pagine dei quotidiani.

Che sia la politica a litigare, quasi non ci facciamo più caso. Non è normale che in un momento tanto delicato chi governa e chi fa opposizione non abbiano un sentire comune: aiutare l’Italia a uscire da questa crisi mortale e senza precedenti. Ma ormai è la prassi.

Se è la scienza a litigare allora c’è poco da stare tranquilli. Abbiamo imparato anche questo, è un aspetto positivo delle emergenze quello di trasferirci materiale che farà parte del nostro bagaglio di conoscenze. Un altro file che abbiamo aperto riguarda l’economia in tempi di crisi. O meglio come uscire da questo profondo tunnel limitando il più possibile il crash economico planetario. Non sarà facile, non sono ammissibili tempi lunghi come per il vaccino. Sui social piovono proposte. Ma si sa che l’essere umano nell’era social è tuttologo, passa dall’essere virologo a economista in un lampo.

Torniamo al tema di partenza, gli scienziati che devono occuparsi del virus. Dal confronto e dalla contrapposizione nascono nuove idee, teorie. Provando a variare le modalità di applicazione di uno studio o confutandole si può arrivare ad altre importanti scoperte. Trascorrendo settimane e mesi nei laboratori, non stando ore e giornate davanti alle telecamere. Per non parlare dei social. Ma dove troveranno tutto questo tempo, dovendo anche studiare? L’elenco dei nomi è lungo ed è noto a tutti. L’appello, dunque, lo rivolgiamo un po’ a tutti: cari scienziati, prendete esempio dai tanti medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine che hanno affrontato in silenzio e spirito di dedizione assoluto questa emergenza, rifiutando il più delle volte anche l’appellativo di “eroi”. Impossessatevi di nuovo del tempo da dedicare allo studio, alla ricerca: qualche settimana, un mese, senza più passerelle mediatiche e tornate a fare il vostro prezioso lavoro. Mettete il vostro sapere a disposizione dei team che coordinate e di tutti gli altri gruppi di lavoro che stanno operando in Italia e nel mondo, con spirito di collaborazione. Sicuramente ne trarrà beneficio la scienza. Ne trarrete beneficio voi. E noi saremo felici di rivedervi in tv quando ci comunicherete: il vaccino è quasi pronto, eccolo, finalmente ce l’abbiamo. Oppure: stiamo studiando quali nuovi possibili virus potrebbero insidiarci da qui ai prossimi 20 anni. Mi alzerò di scatto dal divano e vi applaudirò fino a non sentire più le mani. Promesso.

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