Pubblicato il: 4 maggio 2020 alle 7:00 am

«Sottovalutare il ruolo della mobilità in fase 2 sarebbe un grave errore» Cascetta, ordinario di Pianificazione dei Sistemi di trasporto: «Siamo di fronte a limitazioni significative della capacità di trasporto di autobus e treni oltre alla crisi delle aziende di Tpl. Sarebbe utile se il Governo delegasse agli enti locali lo sviluppo di soluzioni specifiche»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 4 Maggio 2020 – Dai buttafuori all’ingresso dei vagoni della metropolitana all’incentivazione dei monopattini elettrici. Non mancano proposte anche fantasiose per i trasporti pubblici durante la cosiddetta fase 2. Fatto sta che bisognerà rivoluzionare la mobilità urbana per garantire almeno il distanziamento sociale. Ennio Cascetta, professore ordinario di Pianificazione dei sistemi di trasporto all’Università Federico II di Napoli, non nasconde i propri timori che si stia sottovalutando la riorganizzazione dei trasporti in questa convulsa fase di ripresa parziale.

«Effettivamente si sente di tutto, durante questa crisi assistiamo ad una crescita vertiginosa di epidemiologi e di trasportisti. Con la differenza che almeno alcuni epidemiologi professionali sono ascoltati sia a livello decisionale che mediatico, non mi sembra che lo stesso avvenga per i trasportisti. Si sta sottovalutando clamorosamente il ruolo che trasporti e logistica hanno avuto nella fase 1 e dovranno avere nelle fasi 2 e 3. Non è una rivendicazione “corporativa” ma la semplice constatazione che un ampio corpus di studi, esperienze e professionalità viene sistematicamente sotto utilizzato con conseguenze che non si misurano direttamente  in vite umane ma in qualità della vita e punti di PIL buttati. Restando al trasporto locale le città dovrebbero dotarsi, sulla base di indicazioni e linee guida nazionali, di un piano della mobilità di Fase 2».

Entrando nel merito con tre esempi: Milano sarebbe già pronta, ma è la grande malata d’Italia; Roma sconta scompensi storici di alcuni settori-chiave dei trasporti, mentre a Napoli le aziende di mobilità sono in evidente crisi. Secondo lei queste tre grandi città saprebbero rispondere alle sollecitazioni della fase2?

«Certamente le condizioni di partenza sono molto diverse, sia in termini di bilanci delle rispettive aziende di TPL, ma anche di dotazione di infrastrutture di metropolitana, tram  e, aggiungo, di servizi di car sharing, bike sharing, sistemi di monitoraggio etc. Comunque per tutte le città italiane si tratta di affrontare un territorio inesplorato. Una crisi di domanda ed offerta al tempo stesso. Mi spiego meglio. Non sappiamo esattamente quale domanda di mobilità urbana si dovrà soddisfare, questo dipende da quali attività si riapriranno e con quali scadenze. Ovviamente si possono fare delle ipotesi da verificare con un monitoraggio continuo dei flussi. Sarà molto importante il “demand managment” : mantenere livelli alti di smart working, utilizzare la leva degli orari per cercare di “spalmare il picco” della mobilità su un periodo più lungo per ridurre la congestione dell’ora di punta, al limite prevedere attività a giorni alterni, come per le targhe. Per quanto riguarda l’offerta ci si trova con limitazioni molto significative della capacità di trasporto di autobus e treni oltre, ovviamente, ai problemi delle aziende di TPL che in tutta Italia hanno subito perdite di ricavi enormi. Sarebbe molto utile se a livello nazionale si definissero le linee guida della mobilità locale di Fase2, lasciando a Comuni, Città Metropolitane e Regioni lo sviluppo delle soluzioni specifiche. Penso anche che lo Stato dovrebbe prevedere un sostegno economico per il settore del trasporto pubblico locale, magari parametrato rispetto ai costi standard per ridurre diseconomie e privilegi oggi non più tollerabili».

In ambito accademico, professor Cascetta, state elaborando qualche modello di mobilità urbana? Che idea di riorganizzazione ha in mente?

«La SIDT, la Società italiana dei docenti di trasporto, sta elaborando analisi e raccomandazioni che provo a riassumere.  Ogni città o regione è diversa e va fatto un Piano per ciascuna basandosi molto sui dati disponibili ed un monitoraggio continuo dei traffici su strada e del trasporto pubblico. Il trasporto pubblico su gomma ha una occasione per ridisegnare la rete delle linee, eliminando le linee meno utilizzate e concentrando i bus su quelle a maggiore domanda per ridurre gli affollamenti, riduzione delle fermate per aumentare la velocità e quindi la capacità di trasporto pur con veicoli meno affollati, monitoraggio del carico a bordo e comunicazione alle forze dell’ordine in caso di affollamento, gestione dell’accesso a banchine e all’interno delle stazioni ferroviarie e di metro, promozione della mobilità ciclo –pedonale. Si possono immaginare delle App di informazione in tempo reale sulla circolazione e la disponibilità dei mezzi pubblici, nuove forme di servizi non di linea come il taxi collettivo. Mi permetto di aggiungere un elemento sulla comunicazione: in queste settimane gli italiani hanno dimostrato di voler essere informati e recepire le indicazioni basate sui fatti. Una circostanza da utilizzare a pieno».

Man mano che la ripresa sarà più sostenuta si rischierà il paradosso di un repentino aumento dell’inquinamento dovuto al massiccio ricorso ai mezzi privati, proprio nel momento in cui tra gli italiani cresceva la consapevolezza dell’importanza del trasposto pubblico. C’è questo rischio?

«Assolutamente sì. Fra l’altro sta emergendo da diverse ricerche che l’inquinamento dell’aria, ed in particolare le polveri sottili e ultrasottili, hanno contribuito sia alla diffusione che alla morbilità del virus. Per questo è importante che tutti si impegnino per garantire una ripresa che sia la più sostenibile possibile. Qui le pubbliche amministrazioni giocheranno un ruolo fondamentale nel programmare, monitorare, informare, rassicurare ed evitare il più possibile che a pagare siano le fasce più deboli che non hanno accesso all’auto privata. Ma penso che tutti debbano fare la loro parte, anche i lavoratori di questo settore. E’ essenziale che la loro sicurezza sia garantita al massimo livello possibile, ma  mi aspetterei anche una maggiore flessibilità su orari e turni per sostenere lo sforzo che tutti stiamo facendo in questa emergenza».

Secondo lei, il nuovo modello di mobilità, ripensato secondo le esigenze della fase 2, quanto potrebbe reggere qualora il ritorno alla normalità dovesse tardare?

«Come ho detto saremo in un territorio inesplorato. Nessuno sa cosa succederà e come si comporteranno i cittadini. Parafrasando il titolo del film di Sorrentino, della “Grande Incertezza“, proprio per questo si devono monitorare gli sviluppi e apportare le modifiche in modo professionale. Mi aspetto che città e regioni diverse avranno risposte diverse, più o meno efficaci al tema della mobilità sicura e sostenibile. Mi aspetto un processo in cui le decisioni vengano prese applicando lo stesso livello di fiducia nella ricerca e nelle competenze  che ha prodotto le cose migliori della fase di gestione delle emergenze, anche sperimentando soluzioni innovative. Perché se nulla potrà essere come prima che sia meglio di prima».

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