Pubblicato il: 10 maggio 2020 alle 7:00 am

Coronavirus e caos mondiale, qual è la verità? L’Italia, colpita duramente dall’infezione, è stata davvero un modello per gli altri Paesi? A distanza di settimane vengono a galla particolari su una gestione non del tutto impeccabile. Forse si poteva fare di più e meglio nonostante la burocrazia

di Giosuè Battaglia.

Roma, 10 Maggio 2020 – Ormai sembra, forse, di essere alla fine di una lunga storia che come in altrettante, porta con sé bugie e verità; più bugie che altro. Quelle storie che devono essere vissute per capirne dall’interno i contorni e gli anfratti più profondi per farne poi alla fine una valutazione appropriata e ben circostanziata. E’ vero che la storia la scrivono i vincitori, ma le verità nascoste sono quelle portate alla luce da chi veramente ha vissuto a tu per tu con quei momenti. Sì, stiamo parlando della pandemia ancora in atto e che viene chiamata con diversi appellativi ogni giorno che passa; già questo la dice lunga su tutta la storia e solo chi ha una certa conoscenza nel campo può starne al passo perché si è iniziato con il nome “Coronavirus” e poi man mano: “Sars2”, “Covid 19”, “Sars-CoV2”. Insomma già questo sta a indicare una non unione d’intenti fra le varie organizzazioni sanitarie dei Paesi del mondo e l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). Molte sono le cose che il cittadino qualunque, ma attento e che ha vissuto la storia, si chiede e chiederebbe se avesse più voce ai microfoni o alle diverse scene della Tv. Senza voler far polemiche la prima cosa che vorrebbe spiegarsi è perché, nonostante si dice che in Italia esiste una rete capillare per il monitoraggio di malattie, già quando dall’inizio di dicembre scorso, in alcune zone della Lombardia molti medici avevano notato sintomi eloquenti di polmonite interstiziale in diversi soggetti a cui sono tate prescritte lastre, e per questo sono state avvertite le varie Usl, da cui si attendono ancora risposte. Perché nonostante l’Oms abbia avvisato tutti i Paesi membri mondiali dell’arrivo del virus già all’inizio di gennaio, si sia preso sotto gamba quanto e senza correre ai ripari? Perché il nostro governo, pur avendo fatto ad hoc un consiglio dei ministri il 31 gennaio non ha chiuso subito agli arrivi da altri Paesi extracomunitari, specialmente agli arrivi dalla zona cinese? E si potrebbe continuare.

Si dice che il governo ha fatto molto nel gestire un problema di tale portata e nuovo, che nessuno si aspettava. Ma i vari virologi, infettivologi e chi più ne ha più ne metta, che adesso occupano tutte le Tv, dovevano sapere proprio in virtù di quella loro sprigionata sapienza che ora viene a galla. Non si sa nemmeno cosa dicono, tante sono le opinioni contrastanti alle quali si assiste e ognuno tenta di prevalere sull’altro, attaccandosi reciprocamente e chi non lo fa, dà nettamente l’impressione di trovare un accordo, almeno verbale, con il collega in quel che momento gli fa da interlocutore. Basta ricordarsi del duro attacco verso il professor Giulio Tarro da parte del professor Burioni, medico, accademico e divulgatore scientifico italiano, nonché  attivo ricercatore nel campo dello sviluppo di anticorpi monoclonali umani contro agenti infettivi. Ma ancora una volta il comune cittadino si chiede: “Ma questo dov’era?” Ancora ci commuovono quelle scene in cui i carri dell’Esercito trasportano cadaveri di morti presso forni crematori fuori città, si è detto “per alleviare i costi”, ma poi a distanza di giorni, sono arrivate alle famiglie, fatture per costi di cremazioni di cadaveri polverizzati aventi solo l’indicazione del nome e cognome sui contenitori. Dei moltissimi morti, ancor si attende una selezione per conoscere quelli deceduti per o con la pandemia; si è fatta, come si dice a Napoli “una ‘mmesca francesca”. E’ questa la preparazione che i vari esponenti dicevano di un’Italia pronta? Ancora adesso continua lo sbeffeggio da parte dei governanti: “Abbiamo stanziato! Nel prossimo decreto! Miliardi per le imprese! Soldi per tutti!”; e la farsa continua. Dei soldi, nemmeno l’ombra. Hanno avviato una fase 2, ma è solo un modo per mantenere la popolazione “buona” e per non rischiare una rivolta sociale ed economica. Non si capisce bene quale parte è di competenza delle Regioni, quali dello Stato centrale. Si naviga  a vista e si dice che l’Italia ha fatto da barlume per tutti gli altri Paesi i quali l’hanno presa a modello. Ma il cittadino qualunque sa che così non è, e ha dovuto regolarsi secondo coscienza ai vari passaggi che si sono succeduti. Chi ha molte volte ragionato secondo coscienza e timore, sono stati quelli, che seppur ammalati, hanno preferito restarsene a casa e curarsi fra le mura domestiche i loro malanni improvvisi, tano era il timore di dover affrontare un ricovero ospedaliero che in quel momento non assicurava l’eventuale morte, con la stretta di mano di un parente, ma solo l’affido ai cosiddetti “angeli” delle unità operative sbattuti anche loro nella mischia senza i dovuti accorgimenti. E intanto c’è chi pensa a uno “ius soli” in formato “Coronavirus”.

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