Pubblicato il: 11 maggio 2020 alle 7:30 am

Colpito da Covid-19 in Guinea, il calvario per fare ritorno nella sua città a Palermo Si è messa in moto la macchina della solidarietà: lo Stato italiano, la Farnesina, l'Aereonautica militare, il sindaco di Palermo, ognuno ha fatto la sua parte. Il racconto a neifatti

di Arcangela Saverino.

Palermo, 11 Maggio 2020 – Quando a febbraio Jesus Jaime Mba Obono, informatico con cittadinanza italiana, originario della Guinea Equatoriale, si è recato in Africa per andare a trovare la sua famiglia, non poteva immaginare il rischio di contrarre il Covid-19; nel momento in cui è scoppiato il virus, nel piccolo stato africano non si registravano ancora casi positivi. Poi il destino ha tirato i dadi. E’ proprio nel suo Paese natale che è stato contagiato: ricoverato il 27 aprile nella terapia intensiva dell’ospedale della capitale, Malabo, ben presto le sue condizioni di salute sono apparse critiche. Necessitando di dialisi, la struttura in cui era ospite non aveva a disposizione mezzi e farmaci per assicurare un’adeguata assistenza. L’unica possibilità per salvarlo era farlo rientrare in Italia, ma non è stato semplice. Ci sono voluti la determinazione, l’amore e anche la disperazione della moglie, Chiara Beninati, che non ha smesso un solo minuto di lanciare il suo grido per farsi ascoltare dalle istituzioni che, in questa storia di amore e solidarietà, sono state presenti. La comunità le si è stretta intorno, manifestando calore e sensibilità  e partecipando alla raccolta fondi su Gofundme che Chiara ha messo in piedi per sostenere i costi di un volo che riportasse a casa il padre di suo figlio Riccardo: in soli tre giorni sono stati raccolti oltre 104 mila euro. Nel frattempo, però, si è rivolta all’ambasciata per non precludersi altre strade, ma il precipitare delle condizioni di salute di Jesus Jaime ha reso necessario un’azione tempestiva. Così, si è rivolta direttamente al Ministro degli Esteri, Di Maio, al Ministro della Salute, Speranza, al Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli e al Presidente della Repubblica Mattarella. Al suo fianco si sono mobilitate tantissime associazioni come Mamme per la pelle, giornali e televisioni che l’hanno aiutata a diffondere il suo disperato appello. La Farnesina ha accolta tale appello giorni fa, così intorno alle ore 5 del 7 maggio è atterrato a Palermo, città in cui la famiglia Mba Obono vive, l’aereo  dell’Aereonautica militare messo a disposizione dal governo italiano: un volo militare in alto biocontenimento organizzato, su richiesta del ministero degli Affari esteri, dal ministero della Difesa. Jesus Jaime è stato immediatamente ricoverato nel reparto di terapia intensiva e rianimazione dell’ospedale Cervello del capoluogo siciliano, in ventilazione meccanica. «La prognosi è riservata e le condizioni sono ancora molto critiche, ma sono felice perché so che mio marito è a pochi passi da me e, qui a Palermo, può avere tutte le cure necessarie» racconta a Neifatti.it. Una macchina messa a disposizione dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, l’ha accompagnata in aeroporto e dietro un vetro, da lontano, ha avuto modo di rivederlo. «Ho provato tante emozioni contemporaneamente – prosegue – Sentivo le mani congelate al punto che non riuscivo a tenere in mano il cellulare, ma dentro di me ero felice».

Sulla zattera di salvataggio, Chiara vuole che si sappia, hanno remato lo Stato italiano, la Farnesina, l’Aereonautica militare, il sindaco di Palermo, che hanno prestato un aiuto non solo tecnico mettendo sul tavolo la disponibilità immediata per organizzare un volo e portare a casa un compatriota, ma soprattutto umano, di sostegno e supporto: «Io ringrazio l’umanità e la solidarietà  di persone che non conoscevo neppure: ho trovato forza nei loro incoraggiamenti. Sono enormemente riconoscente anche verso tutti gli esponenti delle istituzione che, sembra difficile da credere, mi chiamano o mi inviano messaggi ogni giorno per avere notizie di mio marito, mostrandomi un affetto caloroso. Non posso negare che non mi aspettavo tutta questa vicinanza da parte loro, ma mi dà una grande carica». Umanità e solidarietà che le fanno apparire il mondo per quello che è: fatto di persone buone spesso imbruttite dalla sofferenza e dal dolore. «Il bene vince sempre, oggi ne sono convinta più che mai» conclude. Chiara ha dato disposizione alla piattaforma su cui è avvenuta la raccolta fondi di restituire le donazioni: ha raggiunto il suo obiettivo, riportare a casa Jesus, grazie allo Stato e quei fondi potrebbero servire a qualcun altro o per altri casi di necessità.

Una storia che ci insegna che non bisogna mai perdere la fiducia nell’umanità, capace di grandi slanci d’amore e gesti di altruismo. Adesso aspettiamo il lieto fine e il ritorno di Jesus Jaime a casa, quella del cuore e della sua famiglia.

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