Pubblicato il: 13 maggio 2020 alle 7:00 am

Mascherine, è allarme inquinamento anche in Italia Malinconico, direttore IPCB-CNR: “Conferirle in sicurezza nei termovalorizzatori”

di Andrea D’Orta.

Roma, 13 Maggio 2020 – Phelps Bondaroff, direttore della ricerca per OceansAsia, qualche tempo fa aveva lanciato l’allarme: con la diffusione di COVID-19, le maschere iniziarono ad apparire sulla linea dell’alta marea e sulla battigia. “Invece di trovare le solite una o due maschere per il viso – aveva detto Bondaroff al Times Colonist -, abbiamo rinvenuto circa una tonnellata di questi dispositivi. Un mio collega ha trovato 70 maschere per il viso lungo una sezione di spiaggia di 100 metri il 28 febbraio scorso. Ed eravamo solo agli inizi dell’emergenza sanitaria. Cosa succederà quando per diversi mesi una popolazione di 7 milioni di persone che indossano una o due maschere al giorno, non rispetterà l’ambiente?”.

La risposta è ovvia quanto terrificante. Una delle importanti sfide delle prossime settimane sarà, insieme al vaccino contro il coronavirus e all’uscita dalla crisi economica mondiale conseguente all’emergenza sanitaria, quella di un corretto smaltimento dei dispositivi di sicurezza anti covid-19.

Mascherine ma anche tute e guanti, con una massiccia presenza di materiale plastico.

Della questione se n’è occupato qualche giorno fa Mario Malinconico, direttore di ricerca dell’Istituto per polimeri, compositi e biomateriali del Cnr e presidente Atia-Iswa, nel corso di un evento organizzato da Innovation Village: “Le mascherine che utilizziamo per contrastare il Coronavirus, attualmente vendute come monouso e dunque non riutilizzabili né lavabili, devono assolutamente essere conferite in sicurezza sia per gli operatori che procedono alla raccolta che per chi gestisce il destino finale del prodotto – ha detto il ricercatore -. Attualmente l’unica soluzione possibile per il loro smaltimento è l’inserimento da parte dei cittadini in comuni sacchetti di polietilene, quelli più economici in commercio. Quindi, in un secondo momento, le mascherine dovranno essere destinate non alle discariche, bensì a termovalorizzatori o termodistruttori”.

Joan Marc Simon, direttore esecutivo di Zero Waste Europe, una ONG con sede a Bruxelles, ha precisato che nemmeno i guanti fatti di gomma di lattice, quindi un prodotto naturale, non sono sempre una scelta ecologica. Dipende dagli additivi chimici usati per produrli, ha spiegato, alcuni dei quali possono danneggiare l’ambiente quando si decompongono.

Ecco perché Richard Thompson, professore e direttore del Marine Institute dell’Università di Plymouth, ha detto che affrontare la crisi dei rifiuti di plastica significa non perdere di vista l’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla progettazione alla fine della vita. “Questa dovrebbe essere la modalità, sia che si tratti di una bottiglia di limonata o di una maschera utilizzata in ospedale -, ha detto Thompson -. Certo, non aiuta il fatto che siamo in questo momento di crisi, in cui tutti vogliono una maschera”.

Tuttavia, il portavoce della Commissione europea per le questioni ambientali, Vivian Loonela, ha recentemente dichiarato a EurActiv che è troppo presto per valutare l’impatto del coronavirus sulla quantità complessiva di rifiuti di imballaggi in plastica generati nel 2020.

Anche nel nostro Paese è scattato l’allarme inquinamento: come smaltiremo 100 milioni di mascherine al giorno?

“Le mascherine monouso – ha evidenziato ancora il prof. Malinconico – non sono fatte di materiale biodegradabile né compostabile, e anche se lo fossero la loro finalità non potrebbe consentire uno smaltimento differente. Alcune aziende hanno proposto soluzioni diverse dai tessuti-non tessuti in fibre sintetiche come le mascherine in cotone di cellulosa che in linea di principio sarebbero compostabili come la carta assorbente, ma non vedo una differenza per questo tipo di prodotto rispetto ai sintetici perché l’accettazione di questo tipo di manufatti presso gli impianti di compostaggio sarebbe fortemente ostacolata da chi gestisce la filiera”.

“L’invito è quello di non gettarle sicuramente per strada o in mare, rischiamo un danno ambientale enorme perché parliamo di 138 milioni di mascherine e oltre 16 milioni di guanti già distribuiti alle Regioni dal Dipartimento di Protezione Civile. E il numero potrebbe quadruplicare”.

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