Pubblicato il: 16 maggio 2020 alle 8:00 am

Leggiamo: Il Profumo, di Patrick Suskind “Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi”

di Rosa Aghilar.

Roma, 16 Maggio 2020 – “Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo era fratello del respiro. Con esso penetrava negli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore, e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava i cuori degli uomini.”

Questa è la storia di Jean-Baptiste Grenouille, protagonista del libro “Il profumo” di Patrick Suskind, una storia ambientata nel Diciottesimo secolo in una Francia maleodorante.

Questa non è una felice avventura in un mondo fantastico, non è una storia d’amore tra il protagonista e la sua musa, nulla di tutto questo: è un viaggio in una Parigi fetida e maleodorante, disturbante quanto singolare. Non è il romanzo che inchioda il lettore per la bellezza dello scritto, ma per uno strano effetto di ripugnanza che ha il protagonista su di esso.

Jean-Baptiste Grenouille nasce a Parigi cinquant’anni prima della rivoluzione francese, nel luogo più mefitico della capitale: il Cimitero degli Innocenti.  Il non bello per eccellenza, insensibile all’umanità altrui, dalla totale ignavia ha una caratteristica inquietante: è totalmente privo di odore, insignificante sotto tutti i punti di vista. Unico sentimento evidente è il suo disprezzo per il genere umano, non per il suo stile di vita o modo di essere, ma più propriamente per il suo odore. Per questa ragione ispira repulsione a chiunque lo avvicini, a partire dalla madre che lo ha abbandonato appena nato. Ma Grenouille possiede una dote straordinaria: è dotato di un olfatto perfetto. Forte di questa sua unica qualità decide di diventare il più grande profumiere del mondo, coltivando un sogno folle: vuole dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l’amore in chiunque lo annusi. Per realizzarlo non si ferma nemmeno di fronte all’omicidio di giovani donne, alle quali ruba la vita insieme alla sublime fragranza dell’amore: un diavolo in una terra popolata da demoni e cos’è il mondo, se non un luogo popolato da bestie feroci in grado di sbranarsi in ogni momento per ogni sciocchezza.

La storia ha toni cupi, a tratti anche macabri, ci sono scene molto forti. Grenouille uccide, uccide per possedere per sempre l’essenza profumata che lo inebria e di cui è ossessionato.

“Si era isolato dagli uomini soltanto per il proprio particolare piacere, soltanto per essere vicino a se stesso. Era immerso nella propria esistenza, non più distratta da altre cose, e lo trovava splendido. Giaceva nella tomba di rocca come il cadavere di se stesso, respirando appena, quel tanto da far battere il suo cuore… e tuttavia viveva in modo così intenso e sfrenato, come mai un uomo di mondo aveva vissuto nel mondo.”

Un personaggio torvo, decadente, con tutte le caratteristiche giuste per essere odiato dal lettore nel momento in cui le sue idee strampalate portano ad azioni turpi; invece tra le mille sfumature psicologiche create dalla penna dell’autore, fanno capolino la malinconia e la vicinanza a questo giovane, la comprensione per il percorso di vita subito che è sfociato in un qualcosa di anomalo e cattivo.

Il protagonista è un paradosso in carne e ossa: pur non conoscendo i sentimenti comprende che la sola fine degna, è farsi fagocitare da questo sentimento labile e devastante.

Un romanzo dal sapore del fiele, durante la lettura non sono stata tanto affascinata dalle descrizioni dettagliate dei profumi o altro, ma suscitavano in me curiosità, le gesta di questa inquietante “anima nera”.

Inquietante perché “innocentemente diabolico”: lui è inconsapevole delle mostruosità che compie, è incurante del mondo circostante e totalmente privo di una benché minima moralità.

Il libro mi ha scatenato sentimenti contrastanti… ilarità… per l’assurdità della storia (ma qui, in fondo, risiede anche il genio di Suskind) e disgusto feroce per ciò che si racconta.

Non annovero questa lettura surreale e truculenta tra le mie preferite, ma la follia di questa storia, eccessiva in ogni suo aspetto, ammetto sia stata accattivante.

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