Pubblicato il: 2 giugno 2020 alle 7:00 am

Il diavolo in corpo, la declinazione della passione Riscopriamo uno dei più bei romanzi d’amore francesi

di Caterina Slovak.

Roma, 2 Giugno 2020 – Che cos’è la passione? Il dizionario la descrive in due modi: sofferenza fisica o spirituale (la passione di Cristo, dei primi martiri cristiani), e un “momento (…) della vita affettiva caratterizzato da uno stato di violenta e persistente emozione, specialmente riconducibile a un ambito erotico-sentimentale”. Ovviamente vogliamo parlare della seconda, quel sentimento così forte e istintivo, forse il primo collante di un rapporto di coppia. L’attrazione per l’altro è la prima molla che spinge a legarsi in una relazione. Qualche volta è immediata, come nel classico colpo di fulmine, in altre circostanze invece cresce pian piano, ma quasi sempre scatta nelle prime fasi della conoscenza.

Si dice che la passione dopo un po’ finisca, evapori se non è supportata da amore vero, mentre cresce pian piano di intensità quando è supportata da un sentimento forte e condiviso.

Ma chi non si è mai lasciato andare impetuosamente, senza porsi domande sul futuro, godendo del momento?

E’ il tema del romanzo Il diavolo in corpo (Le diable au corps), scritto da Raymond Radiguet tra i 16 e i 18 anni e pubblicato l’anno della sua morte, una storia, in parte autobiografica, di un adolescente che scopre l’amore. Ambientato ai tempi della I guerra mondiale, ha per protagonista un ragazzo che diventa l’amante di una giovane donna, Marthe, poco più grande di lui, promessa sposa di un soldato al fronte, Jacques. È un’iniziazione sentimentale e sessuale dall’esito tragico. Una passione che scandaglia i contraddittori impulsi dell’adolescenza di fronte al sesso e alla responsabilità dell’età adulta. Il romanzo, che fece scandalo alla sua uscita, ebbe un clamoroso successo come prototipo del bestseller erotico. Diventato un classico della letteratura francese d’inizio Novecento, è stato portato anche sul grande schermo nel film di Claude Autant-Lara con Gérard Philippe (1947), ormai un cult.

Nonostante la giovanissima età, Raymond Radiguet conosceva bene la passione: nel 1918 aveva intrecciato la sua prima relazione amorosa con Louise, una donna più matura di lui, successivamente con lo scrittore Jean Cocteau e, contemporaneamente, con l’ex amante di Modigliani, Beatrice Hastings.

Il romanzo viene edito da Grasset, ed è lanciato con un battage pubblicitario condotto con tecniche mai utilizzate prima per reclamizzare un libro. Ottiene un successo enorme, ma la critica esprime pareri discordi e anche la critica italiana lo blocca per molti anni.

Radiguet muore a soli vent’anni di tubercolosi, nella clinica di rue Piccinni, dove è stato ricoverato.

Il giovanissimo protagonista racconta in prima persona di quando insieme alla sua famiglia ha lasciato Parigi, per le vacanze in campagna dopo un anno scolastico non troppo positivo. Ad attenderli al villaggio c’è la famiglia Grangier, padre, madre e la loro figlia Marthe con il fratello più piccolo. La ragazza, appena diciottenne, ha il fidanzato che è partito per il fronte e durante la sua assenza si dedica ai preparativi dell’imminente matrimonio e alla lettura. Il ragazzo, vedendola arrivare alla stazione nel suo abito semplicissimo, con il volto nascosto dal cappello, ne rimane incantato, quasi ne è già innamorato e non smetterà di cercarla di continuo.

Un giorno si decide e la bacia: “Un giorno che mi avvicinano troppo, ma senza che il mio viso toccasse il suo, fui come l’ago che oltrepassa di un millimetro la zona vietata e cade sotto l’azione della calamita. La baciai stupito della mia audacia“.

Si rivedranno successivamente a Parigi, quando Marthe ha appuntamento con i suoceri per gli ultimi preparativi in vista del matrimonio, ma manda tutto all’aria per trascorrere l’intera giornata con il suo giovane amante. Altri incontri seguiranno e altrettanti periodi di silenzio. Entrambi sanno che il matrimonio li separerà per sempre ma anche che il loro amore non può più essere ignorato: “Maledissi l’amore che obbliga a render conto agli altri delle nostre azioni, mentre avrei tanto desiderato non farlo, né con gli altri, né tanto meno con me stesso. Desideravo di esser presto tanto forte da fare a meno dell’amore e non dover, così, sacrificare nessun mio desiderio. Non sapevo che, servitù per servitù, vale ancor meglio lasciarsi asservire dal cuore che dai sensi“.

Un amore passionale difficile da controllare, un amore proibito vissuto con sofferenza che li trascinerà in un finale tragico: Marthe muore di parto.

Con una scrittura semplice ma con una sensibilità coinvolgente, il giovanissimo autore riesce ad entrare nell’animo dei personaggi e a tratteggiarne i sentimenti e le malinconie. Una storia d’amore e di adulterio di due giovani amanti, vissuta con passione e sofferenza:”Io approfittavo del suo finto sonno per respirare nei suoi capelli, nel suo collo, sulle gote in fiamme, sfiorandole appena perché non si risvegliasse. Carezze che non sono affatto, come si crede, gli spiccioli dell’amore ma, al contrario, la moneta più rara alla quale solo la passione ricorre”.

Il diavolo in corpo è ancora oggi un romanzo coinvolgente che si legge tutto d’un fiato, pieno di emozioni e smania di amore.

Qual è secondo l’autore la rappresentazione della felicità? E’ lamore che basta a sé stesso, l’assenza di parole, silenzi da non dover riempire a forza: “Tacevamo. ci vedevo la riprova della felicità.”

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