La storia del sartù di riso: tra origini e curiosità Una ricetta inventata dai cuochi francesi per conquistare il palato dei napoletani

Di Alessandra Orabona
Ripieno di uova sode, provola (o fior di latte), funghi, polpettine e piselli, il sartù di riso, nelle varianti al sugo o in bianco, è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria napoletana più gustosi, da far venire l’acquolina in bocca solo a sentirne parlare!
Eppure, le sue origini sono sconosciute ai più. Si narra che fu realizzato per la prima volta nel 1700 per deliziare il palato dei frequentatori della corte dei Borbone, in particolare della regina Maria Carolina d’Austria, la quale, trasferitasi a Napoli, si circondò dei migliori cuochi francesi, detti “Monsù” (storpiati poi in “Morzù” dai napoletani).
Il riso, importato per la prima volta nella città partenopea verso la fine del XIV secolo dalla penisola iberica, era considerato dai nobili napoletani come una pietanza povera e insipida: definito “sciacquapanza”, veniva solitamente prescritto in bianco dai medici salernitani per curare i disturbi gastrici. Per questo motivo, i Monsù si adoperarono per inventare una ricetta innovativa che riscattasse il nome del cereale tanto odiato.
La denominazione francese di questo piatto“sourtout” (letteralmente “copri tutto”) venne ben presto riadattato in “sartù” dal dialetto napoletano. Probabilmente il termine si riferisce al pangrattato che, come un mantello, avvolge il timballo di riso, compattandone la forma.
L’esperimento degli chef d’Oltralpe riscosse il successo sperato non solo nell’aristocrazia ma anche nel popolino, tant’è vero che la loro creazione ha persino ispirato la strofa di un’antica canzone napoletana:

O’ riso scaldato era na zoza
Fatt’a sartù, è tutta n’ata cosa
Ma quale pizz’e riso, qua timballo!
Stu sartù è nu miracolo, è nu sballo.
Ueuè, t’o giuro ‘ncopp’a a chi vuò tu:
è chiù meglio d’a pasta c’o rraù!”.

Conte: “Si’ del Governo a risoluzione per proroga al 15 ottobre” Il premier al Senato: "Virus continua a circolare"

Intervento del premier Giuseppe Conte, nel pomeriggio, al Senato, sull’emergenza Coronavirus: “Il virus continua a circolare e il governo è favorevole alla risoluzione della maggioranza” che prevede la proroga dello stato d’emergenza al 15 ottobre “e non favorevole a quella dell’opposizione”. Lo ha detto Giuseppe Conte in Aula al Senato.

Il premier ha poi aggiunto: “La proroga è necessaria per assicurare la continuità operativa di chi sta svolgendo attività di assistenza e di sostegno, per chi subisce gli effetti, diretti ed indiretti, di una pandemia che seppure fortemente ridimensionata non si è esaurita”.

Mascherine, Sileri: “Sì alla multa da mille euro” Il viceministro della salute: "Le regole vanno rispettate"

Visita, ieri, di Pieraolo Sileri, viceministro della salute, all’Istituto Pascale di Napoli. Sileri, a margine della visita, ha parlato con i cronisti anche dell’ultima ordinanza del governatore De Luca: “La multa di mille euro? Non è pesante. Le regole devono essere chiare, semplici e vanno rispettate. Dobbiamo pensare alla mascherina – ha continuato il viceministro –  come agli occhiali: se serve la infili perché la mascherina al chiuso è necessaria e laddove non la si usa si mette a rischio la salute di chi si ha intorno ed è utile perché se si è positivo non si infettano gli altri. Ognuno di noi  – ha concluso Sileri – deve considerarsi potenzialmente a rischio”.

Omicidio-suicidio a Portici Un 55enne ha prima ucciso la compagna e poi si è tolto la vita

Omicidio-suicidio a Portici, in un appartamento di via Della Libertà. La tragedia si è consumata ieri sera verso le 20:30. Un 55enne, al culmine di una violenta lite, ha prima accoltellato la compagna, 58enne ricercatrice universitaria, e poi si è lanciato dal terzo piano dell’abitazione. Sul posto i carabinieri che dopo aver effettuato tutti gli accertamenti di rito hanno ascoltato i vicini e i parenti della coppia.