Pubblicato il: 22 settembre 2020 alle 12:16 pm

L’andamento del mercato della pellicceria La moda al passo con l’etica

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di Alessandra Orabona

Non un semplice capo per scaldarsi in inverno ma un accessorio di alta moda immancabile: così è stata considerata a lungo la pelliccia dagli Italiani. Ma è ancora una concezione che rispecchia la forma mentis attuale?

Negli ultimi anni, si è assistito ad una profonda crisi del settore a causa del crollo delle vendite, dovuto alla presa di coscienza dei consumatori rispetto alla sofferenza degli animali sfruttati per la produzione di abiti e accessori.

L’Associazione Italiana Pellicceria (AIP) ha registrato un calo nel consumo retail nella penisola da 1,6miliardi di euro del 2006 a poco più di 800milioni di euro del 2018: negli ultimi 12 anni, le vendite al dettaglio sono quindi diminuite del 50%.

Anche i prezzi delle pellicce grezze continuano a perdere valore. Alla fiera Saga di Oslo la volpe nel 2016 si pagava 60 euro a pelle, il 52% in meno rispetto al 2015 e il 20% rispetto al 2012, mentre la Kopenhagen Fur ha registrato un crollo del prezzo medio (visone) dai 76,90 euro della stagione 2012-13, ai 27,62 euro della stagione 2017-18.

Questo trend negativo ha spinto alcuni colossi della moda (si pensi ad Armani, Gucci, Versace, Michael Kors) ad abbandonare la produzione di pellicce vere in favore di quelle sintetiche, a riprova del fatto che i tempi stanno cambiando non solo in Italia ma in tutto il mondo. Basti pensare che in California entrerà in vigore nel 2023 una legge che ne vieta la produzione e la vendita.

I movimenti fur-free sostengono che la produzione di pellicce sintetiche abbia anche un minor impatto ambientale rispetto a quelle animali. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che neppure le prime risultano totalmente eco-friendly in termini di smaltimento.

Perciò, si sta intensificando la ricerca di materiali alternativi che siano al contempo etici ed ecosostenibili. Un primo passo in tal senso è stato compiuto da due giovani messicani, che hanno avuto la brillante intuizione di sfruttare le pale di fico d’india per creare il primo tessuto vegetale simile alla pelle con risultati sorprendenti, anche in termini di costi (circa 25 dollari al metro). Un’idea innovativa che si spera sia di ispirazione per molte aziende per lanciare un nuovo trend, più vicino al modo in cui i consumatori già intendono la moda.