Pubblicato il: 12 ottobre 2020 alle 2:24 pm

“Le dita a V”: da gesto irriverente a simbolo di vittoria Le origini storiche di uno dei segni più diffusi

di Valerio Chiusano

Adottiamo da sempre la simbologia di un gesto per esprimere un significato non legato alla parola, che ha, in  molti casi, un forza espressiva ancora maggiore.

Gli uomini si affidano ai  gesti (sia irriverenti, sia enfatici) per connotare le più variegate emozioni. Tra i più comuni e diffusi segnali espressivi non verbali dell’uomo, godono di una certa fama le dita a V, con cui nella contemporaneità si manifesta un cenno di vittoria, ma in passato aveva tutt’altro significato.

 

Le dita a V: le origine di un gesto comune

L’origine del gesto delle “dita a V” si deve ad un episodio accaduto durante la battaglia di Anzicourt del 1415, scontro che fu decisivo per le sorti della Guerra dei Cent’anni tra inglesi e francesi. I francesi disponevano di un cavalleria superiore a quella inglese sia per numero di soldati, sia per equipaggiamento, tuttavia gli inglesi potevano disporre di un’arma in grado di fare breccia nelle robuste armature: l’arco lungo.  L’arco lungo era un’invenzione eccellente in guerra, in quanto una freccia scoccata poteva colpire una persona distante anche 200 metri.

La sconfitta francese e l’irriverenza inglese

I francesi, godendo di una cavalleria superiore, erano convinti di vincere facilmente la battaglia e per irridere maggiormente l’avversario, decisero di emanare una direttiva: ad ogni  arciere inglese fatto prigioniero, sarebbe stato tagliato il dito indice e medio poiché queste erano le dita necessarie per tendere la corda dell’arco. In questo modo la carriera dell’arciere sarebbe stata distrutta per sempre e la vittoria francese sarebbe stata assicurata.

La spavalderia francese fu ridimensionata dopo che gli inglesi, proprio ad Anzicourt, riportarono una vittoria pesante e abbatterono la cavalleria francese per merito dei loro arcieri.

Dopo la battaglia, e in quelle successive, gli arcieri inglesi con le loro dita intatte salutarono i francesi, mostrando un v con indice e medio come insulto e monito. Si voleva segnalare ai francesi che le due dita dell’arciere erano rimaste intatte ed era ancora un avversario pericoloso.

Le dita v nell’era contemporanea: da sfottò a simbolo di vittoria

Il  gesto utilizzato in senso dispregiativo, mutò il suo significato il 14 gennaio 1941 quando il belga Victor de Laveleye, sfruttò il gesto” V” con le dita per rimarcare la sua vittoria durante la campagna elettorale. La “V”è la lettera iniziale della parola francese victoire ( vittoria). Successivamente il gesto con il nuovo significato venne usato da altri politici dell’epoca, come nel caso di Winston Churchill.

Da allora “le dita a V “ sono paradigma di Vittoria.