domenica, Novembre 28, 2021
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40 anni fa il terremoto in Irpinia: quasi tremila morti e interi paesi rasi al suolo

Era troppo calda quella domenica sera per essere un giorno d’autunno. Mai nessuno, però, avrebbe potuto immaginare quello che da lì a poco sarebbe accaduto. Mai nessuno avrebbe potuto immaginare che alle 19:34 sarebbe giunta la devastazione. La morte, la disperazione. Novanta secondi di terrore, di inarrestabile rumore, di un terrificante movimento. Tutto tremava, tutto crollava, tutto non esisteva più. Il terremoto dell’Irpinia. Il 23 novembre 1980: 2.914 morti, 8.848 feriti e 350mila case distrutte o danneggiate. Interi paesi, intere comunità, rase al suolo. I cellulari non esistevano, la Protezione Civile non esisteva. Quella tragedia, quella disperazione, arrivarono al mondo solo dopo diverse ore. Un boato e poi la morte. Un terremoto di magnitudo 6.9. Si scavava a mani nude tra lacrime, ferite e dolore. Non c’erano altri mezzi. Non si poteva fare altro. Il sisma colpì la Campania e la Basilicata con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo e Conza della Campania. Sono trascorsi quarant’anni e quella ferita non si potrà mai chiudere. Non si potrà mai cicatrizzare. Non potrà mai essere dimenticata. I giorni successivi furono drammatici con il ritardo nei soccorsi che l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, denunciò con grande forza. Poi, finalmente, dinanzi alle immagini di disperazione, di morte, di desolazione, si mise in moto la macchina dell’emergenza. Fu nominato commissario straordinario Giuseppe Zamberletti e da quel momento iniziò a nascere la moderna Protezione Civile. Ma fu anche il momento della solidarietà. Forze dell’ordine, vigili del fuoco, volontari, amministratori, cittadini, la chiesa. Non solo la generosità degli italiani ma anche di tanti paesi esteri. Ma il processo di ricostruzione è stato lentissimo, ancora oggi non è stato del tutto completato. Prima tende, poi roulotte, poi container ed infine i prefabbricati. Un incubo per gli sfollati, un’attesa infinita. Poi le inchieste giudiziarie, gli scandali, gli sciacalli, sui 50mila miliardi di lire stanziati dallo Stato. Il processo di rinascita industriale che in molti luoghi è rimasto un’utopia, un’illusione, un sogno. Quei buchi neri che rappresentano ancora una sconfitta. Una piaga che non va più via. Ma nonostante questo c’è stata la forza di un popolo che si è rialzato, che con orgoglio ha ripreso a vivere, ha reclamato la propria speranza per il futuro, anche se oggi, in quegli stessi paesi, però, si è consumata e si sta consumando una inarrestabile desertificazione. Sono trascorsi quarant’anni. Tante le cerimonie previste per domani. Il ricordo è più vivo che mai per quella tragedia che ha cambiato il corso della storia e che ha lacerato e continua a lacerare nel ricordo chi ce l’ha fatta ma ha perso familiari, parenti e amici.

foto archivio vigili del fuoco di Avellino

 

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