Pubblicato il: 15 febbraio 2021 alle 7:13 pm

Settimana lavorativa corta, la proposta al vaglio europeo Testata con successo da alcune aziende, ora è valutata da Spagna e Germania

Di Alessandra Orabona

Lavorare per quattro giorni a settimana mantenendo lo stipendio pieno: un sogno? Per il momento sì, ma si tratta di un’idea che serpeggia da tempo non solo nelle più imponenti aziende mondiali ma anche tra le proposte di alcuni governi. E con lo smart working imposto dalla pandemia globale sembra essere tornato alla ribalta.   

Secondo uno studio del 2018 dell’ILO, l’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, a livello mondiale oltre un terzo dei lavoratori (31,6%) dedica al proprio impiego più di 48 ore settimanali, mentre la crescita degli stipendi risulta diminuita.

Al momento nel contesto europeo, l’Italia, insieme alla Grecia e all’Estonia, è uno dei Paesi in cui si lavorano in media più ore a settimana: nel 2019 le ore lavorative sono state in media 33 a settimana, 3 in più rispetto alla media europea (dati ricavati da un rapporto dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). In Germania, infatti, le ore settimanali medie si aggirano intorno alle 26, nei Paesi Bassi sono 28, in Lussemburgo, Austria e Francia sono 29, mentre in Belgio e Finlandia sono 30. Lo sforzo  oltretutto  non è compensato né da una crescita della produttività né da un adeguato incremento di stipendio.

Al contrario, gli esperimenti condotti dalla Microsoft con la settimana “concentrata” per circa un mese nel 2019 su 2300 dipendenti presso la sede di Tokyo hanno prodotto buoni risultati. La produttività risultava aumentata del 39,9% rispetto al mese precedente, mentre i consumi per l’energia elettrica erano scesi del 23%, senza considerare, poi, i benefici sul fronte del work life balance e del benessere aziendale. Un’ottima premessa, destinata per il momento a rimanere tale: il dilagare dell’emergenza sanitaria con le necessarie misure di smart working permanenti ha temporaneamente bloccato il prosieguo della ricerca.

Paradossalmente, in un periodo di forte crisi come quello che stiamo affrontando ridurre l’orario permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro. In più, avere più tempo libero incoraggerebbe i cittadini a spenderlo in vacanze e svago. Attualmente l’ipotesi è al vaglio del governo Spagnolo e se ne discute anche in Germania. Sfuma, invece, l’ipotesi finlandese: dopo il gran parlare dello scorso anno pare che la premier Sanna Marin abbia smentito le voci che si erano divulgate.