sabato, Luglio 2, 2022
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Mela annurca: i benefici della “regina delle mele” tutta campana

Di Alessandra Orabona

Piccola, schiacciata e rossastra, questo frutto dal sapore deciso è un vero toccasana. Non molti sanno che non solo è l’unica mela originaria del Sud Italia ma che addirittura è prerogativa dei coltivatori campani, i quali la raccolgono nel napoletano, nel casertano e nel beneventano. Il suo nome, di origine romana, deriva da “mela orcula” che stava ad indicare l’area in cui veniva coltivata in antichità, soprannominata la zona dell’Orco.

La peculiarità della mela annurca, che la contraddistingue da tutte le altre, è quella di non maturare sull’albero ma al suolo dopo essere stata raccolta acerba: il peduncolo, infatti, essendo molto sottile, non è in grado di sostenere il peso del frutto, così la mela cade a terra quando non ha ancora raggiunto la maturazione. Gli agricoltori, per evitare ammaccature, le raccolgono prima della maturazione e le ripongono nei melai, appositi teli di canapa distesi sul terreno ed esposti al sole, così da permettere l’“arrossamento”, il procedimento in virtù del quale la mela perde l’iniziale colore giallo-verde con lievi striature rosse, per acquisire gradualmente la sua colorazione tipica.

La mela annurca è ricca di polifenoli, un alleato importante contro calvizie, invecchiamento cellulare e colesterolo cattivo. Composta per l’84% di acqua, contiene anche molti tipi di vitamine (A, B, C) e diversi minerali (potassio, calcio, magnesio).  Il frutto svolge un ruolo importante anche per l’equilibrio dell’apparato gastrointestinale, grazie all’elevato apporto di fibre ed alla cellulosa presente nella buccia, che favorisce la digestione. Costituisce, inoltre, un efficace lassativo, se consumata cotta, al contrario, se mangiata cruda, ha notevoli proprietà astringenti.

La sua versatilità consente di adoperarla facilmente sia in piatti dolci che salati. Può essere sorseggiata come spremuta o come tisana. È anche molto indicata per produrre liquori.

 

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