Mercato musicale: il revival dei vinili Il vintage non passa mai di moda

Di Alessandra Orabona

Nell’epoca digitale, dove i contenuti multimediali e l’intrattenimento fluttuano nell’invisibile spazio di file e streaming, il settore musicale sta attraversando uno strano periodo di rinnovamento forzato. Ormai, gli antiquati CD hanno lasciato posto ai video su Youtube ed ai brani su Spotify. La possibilità di ottenere tutto e subito con un semplice click si traduce in una minore affluenza nei negozi di dischi e, di conseguenza, in un netto calo delle vendite per le case discografiche e gli artisti, costretti ormai a guadagnare esclusivamente con i live.

Uno scenario inimmaginabile pochi anni fa, quando i dischi erano all’ordine del giorno, mentre attualmente sono relegati a mero supporto fisico destinato ai pochi collezionisti nostalgici. Paradossalmente se i Compact Disc sono considerati obsoleti, i vinili sono tornati di moda, soprattutto nel Regno Unito e in America. Non è raro, infatti, trovarvi negozi di musica specializzati nella vendita di vinili, spesso degli artisti più famosi. Ma a cosa si deve questo ‘revival’?

In parte al genere DJing, una disciplina che crea brani innovativi attraverso il “mix” di altri preesistenti. Da qui il ritorno dei vinili, spesso utilizzati con le turntable dei DJ. Un’altra ragione può essere rinvenuta nella moda ‘vintage’. Eppure, il motivo principale resta il gusto per il romantico e la miglior qualità del suono, arricchito dal piacere estetico che può regalare la visione del braccio che accompagna la puntina sulla lacca nera del disco roteante. E se in precedenza il vinile aveva raggiunto prezzi proibitivi, al giorno d’oggi sono disponibili diversi modelli alla portata di tutti, come quelli a forma di valigetta portatile.

Il ritorno al passato non è, però, sempre un bene. Le tecniche di produzione e le macchine che stampano vinili, infatti, sono rimaste le stesse adoperate negli anni ’70, per cui producono il medesimo impatto ambientabile, insostenibile per il nostro pianeta all’epoca come adesso. Ma gli stessi dischi sono quanto di più anti-ecologico possa esistere, essendo ancora fatti in PVC, un composto chimico che potrebbe essere riciclabile, se non fosse che farlo ha dei costi molto elevati, e metalli pesanti, polveri sottili, o addirittura diossina, che, se sprigionati, possono provocare gravi rischi per la salute di chi viene a contatto con queste sostanze.

Energie rinnovabili: la nuova frontiera dell’economia Le fonti alternative battono quelle tradizionali nel 2020

Di Alessandra Orabona

Il 2020 sarà un anno indimenticabile, non solo per la pandemia ma anche per il settore energetico: nel primo semestre le fonti di energia rinnovabile hanno scavalcato per la prima volta quelle da combustibili fossili in Europa, coprendo il 40% della produzione di energia locale con un impatto positivo sull’ambiente, diminuendo le emissioni di CO2 del 23%. Un primato storico, raggiunto grazie ai 200mila megawatt di nuovi impianti installati, destinati ad aumentare ulteriormente nel 2021 secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia. Al primo posto il settore eolico e quello solare, che da soli hanno prodotto il 21% dell’elettricità totale europea, raggiungendo così quote di mercato senza precedenti, al contrario di quelle dei combustibili fossili in netto calo.

Siamo vicini a quella che alcuni definiscono la nuova rivoluzione industriale, che potrebbe portare alla definitiva sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle ecosostenibili. Accanto alle classiche sorgenti energetiche rinnovabili (eolica, solare, idroelettrica ecc.) prendono piede nuovi modi alternativi e originali di produrre energia pulita, come lo sfruttamento del moto ondoso del mare. Non mancano poi esperimenti condotti in Italia e finalizzati a valorizzare gli scarti attraverso il loro riciclo: basti pensare alle prime batterie alimentate unicamente da resti organici di banane o rabarbaro oppure ai dispositivi capaci di trasformare i rifiuti raccolti dal mare in energia sostenibile. Anche il mercato automobilistico si sta convertendo al “green”, promuovendo sempre più veicoli elettrici o ibridi.

Tutto questo non sarebbe possibile senza l’apporto economico dei grandi colossi, alcuni dei quali stanno puntando tutto sull’energia ecosostenibile, pur avendola deliberatamente trascurata per anni. I vantaggi per il pianeta sono innegabili, eppure sorge spontaneo chiedersi se questo cambiamento di rotta non sia dovuto ad una strategia puramente economica piuttosto che ad un improvviso spirito ambientalista. Probabilmente, i dati hanno giocato un ruolo determinante: non solo, infatti, la produzione di energia alternativa, oltre ad essere illimitata, risulta più economica di quella tradizionale ma, inoltre, gli esperti hanno stimato che i giacimenti petroliferi ed i combustibili fossili si esauriranno da qui a 40 anni circa. In mancanza di alternative, dunque, le fonti rinnovabili sono il futuro (dell’economia). E chissà se anche Greta Thunberg non abbia influito, facendo breccia nella sensibilità collettiva!

 

Storia e origini degli struffoli napoletani Le varianti nella cucina italiana e spagnola

Di Alessandra Orabona

A Napoli chi non adora gli struffoli, le tipiche palline ricoperte di miele e confettini colorati e assemblate a forma di piramide che si preparano durante le festività natalizie. Eppure, conquistati dal loro profumo inebriante e dal sapore delizioso, non ci siamo mai soffermati sulle loro origini, probabilmente perché l’unico pensiero dopo averli gustati è quello di mangiarne subito un’altra cucchiaiata!

Come molti piatti tipici della tradizione partenopea, le teorie al riguardo sono le più disparate: l’ipotesi maggiormente accreditata attribuisce il merito agli antichi Greci che colonizzarono il Golfo di Napoli a partire dal VII secolo a.C. Non a caso, anche nella cucina greca ritroviamo le loukoumades, frittelle dolci ricoperte di zucchero molto simili ai nostri struffoli. Inoltre, sembrerebbe che l’etimologia del termine stesso derivi dal greco “strongoulos” che sta per rotondo. In realtà, c’è anche chi ritiene che la parola si riferisca allo “strofinamento” necessario per lavorare l’impasto e creare la forma a cilindro da cui ritagliare le palline, oppure ancora che la radice del vocabolo sia ricollegabile allo strutto anticamente utilizzato per friggerli.

Quel che è certo è che erano già diffusi nel XVII secolo. Due famosi trattati di cucina del 1600, il Latini e il  Nascia, citano come “strufoli – o anche struffoli –  alla romana” dei dolci preparati alla stessa maniera degli struffoli napoletani. Inoltre, a Napoli un tempo gli struffoli venivano preparati nei conventi dalle suore dei vari ordini per recarli in dono a Natale alle famiglie nobili che si erano distinte per atti di carità.

Oggi ne esistono diverse varianti sia in Italia che in Europa: in Umbria e in Abruzzo viene chiamato cicerchiata, perché le palline di pasta fritta legate col miele hanno la forma del legume dal nome “cicerchie”; in Basilicata e Calabria, invece, troviamo la cicerata per la somiglianza di questi dolci con i ceci detti “ciceri”; in Sicilia, soprattutto nel catanese, vengono preparati con qualche piccola ma non sostanziale variante, e rinominati come le “sorelle”, “pignoccata “ e “pignolata”, in cui le palline si trasformano in bastoncini arrotondati uniti tra loro dal dolcissimo miele che fa da collante. La cucina spagnola, poi, conosce una variante molto simile agli struffoli chiamata “piñonate”, un dolce nato in Andalusia e diffuso soprattutto nel sud della Spagna, preparato solitamente durante le festività pasquali.

 

Economia: dal Cashback sperimentale di Natale a quello Standard Come ottenere il rimborso e aiutare il Paese

di Alessandra Orabona

Con un boom di richieste inattese e non poche difficoltà pratiche, il Governo ha lanciato dall’8 al 31 dicembre 2020 il Cashback sperimentale di Natale, un sistema digitale che dovrebbe rimborsare (fino a 150 euro) gli acquisti fatti nell’arco del mese nei negozi fisici usando strumenti di pagamento elettronici. Tuttavia, l’app IO ha riscontrato una serie di problemi tecnici dovuti al sovraccarico di accessi, che ha di fatto vanificato il primo giorno di acquisti.

Il Cashback di Natale mira ad agevolare i negozianti, per cui non è valido per gli acquisti effettuati online. Per poterne usufruire è necessario essere maggiorenni residenti in Italia, effettuare la registrazione tramite Spid o carta d’identità elettronica e portare a termine almeno 10 operazioni cashless: sarà riconosciuto il 10% di rimborso per una spesa massima di 1.500 euro, con un rimborso quindi fino a 150 euro, che sarà accreditato a febbraio 2021 sull’Iban indicato al momento dell’adesione all’iniziativa.

A partire dal 1 gennaio 2021, scatterà la fase del Cashback Standard che prevede un rimborso semestrale pari al 10% di quanto speso dal consumatore fino ad una soglia massima di 1500 euro a semestre (quindi con un rimborso massimo di 300 euro in un anno), purché si eseguano almeno 50 transazioni cashless a semestre con carte o app di pagamento in negozi, bar, ristoranti e supermercati o presso artigiani e professionisti. Ciascun pagamento, però, sarà considerato fino ad un massimo di 150 euro, anche se di importo superiore, per favorire non tanto chi compie pagamenti consistenti ma piuttosto chi effettua più operazioni di pagamento cashless. Non è fissato un tetto minimo di spesa ma per ogni singolo pagamento il rimborso sarà massimo di 15 euro. Sono ammessi indistintamente tutti gli acquisti fatti come consumatori in modalità elettronica ma non anche quelli effettuati nell’ambito dell’attività professionale o imprenditoriale.

È previsto, poi, anche un Supercashback, un rimborso che verrà riconosciuto ogni semestre per 1.500 euro, in aggiunta al cashback standard, ai primi 100.000 registrati che abbiano effettuato il maggior numero di operazioni cashless, a patto che eseguano almeno 50 operazioni di pagamento nel corso del semestre.

“Guadagni, vinci e cambi il Paese” è lo slogan del piano economico, lanciato non solo per modernizzare l’Italia, scoraggiando l’uso dei contanti, ma anche per favorire lo sviluppo di un sistema digitale più veloce, semplice e trasparente, che consenta di combattere l’evasione fiscale grazie al tracciamento più serrato delle transazioni.

L’altra faccia del Coronavirus: come cambia il mercato del lavoro in era Covid In arrivo 133 milioni di nuove opportunità occupazionali

Di Alessandra Orabona

La pandemia mondiale ha stravolto il mondo del lavoro, soffocando alcune delle attività lavorative più tradizionali. Non si tratta solo delle nuove modalità in smart working ma di uno sconvolgimento ben più profondo. La situazione attuale, che al momento sembra drammatica, nel lungo termine è destinata a migliorare con cambiamenti irreversibili, che determineranno il dirottamento del mercato del lavoro verso nuove professioni che pochi anni fa sarebbero state impensabili.

Secondo il World Economic Forum, nei prossimi tre anni si creeranno ben 133 milioni di nuove opportunità occupazionali a livello globale, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire. Solo in Italia, Unioncamere stima che ci sarà bisogno di 2,5 milioni di occupati in più.

I settori che stanno avendo un boom durante l’emergenza sono, oltre a quello farmaceutico e sanitario, quello degli interior designers, chiamati a riorganizzare gli spazi di uffici, scuole e locali per assicurare il distanziamento sociale, e quello della logistica, visto il notevole aumento delle spedizioni e delle consegne a domicilio. Senza considerare la forte richiesta di responsabili del tracciamento dei contagi, installatori di schermi protettivi, addetti alla misurazione della temperatura, alla sanificazione ed alla gestione di code.

Alcune agenzie del lavoro stanno proponendo corsi di formazione per le figure professionali inedite che stanno emergendo, come lo steward di spiaggia ed il COVID manager, che si occuperanno di monitorare l’attuazione delle misure di prevenzione rispettivamente nei litorali balneari e nelle aziende.

In realtà, il Coronavirus ha accelerato un cambiamento già in atto, dovuto alla presa di assalto del sistema digitale in qualsiasi campo. Ed infatti, il primato per le principali occasioni occupazionali se lo aggiudicherà proprio il settore tecnologico con il 24%, soprattutto nel ramo della programmazione informatica e dell’intelligenza artificiale; al secondo posto, con il 19%, seguirà il mondo della trasformazione industriale, specialmente nella robotica, nella logistica e nei trasporti; infine, il settore sanitario con il 14%.

È proprio il caso di dire che nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Perciò, i giovani devono essere pronti, curiosi e instancabili di imparare cose nuove, mai viste e a volte lontane dal background di partenza, coltivando le proprie competenze trasversali e la propria attitudine al lavoro. La capacità di adattamento, l’apertura mentale e la resilienza sono skill indispensabili per entrare e avere successo nel mondo del lavoro, più che mai in questo contesto storico.

Neko café: il nuovo concept che sta spopolando in Europa Il locale preferito dagli amanti dei gatti

Di Alessandra Orabona

Al giorno d’oggi bar e ristoranti non si limitano soltanto a servire pietanze ma sono alla continua ricerca di un “concept” ben preciso e originale per la propria attività che catapulti i clienti in un ambiente nuovo ed unico nel suo genere, che rispecchi la filosofia del locale anche nella scelta culinaria.
L’ultima novità che sta spopolando in Europa è un’idea tutta giapponese: i neko café, anche noti come cat bar. Arredati con percorsi ad ostacoli e giochi stravaganti, si tratta di locali in cui la principale attrazione consiste nella possibilità di sorseggiare un caffè o consumare un pranzo in compagnia di simpatici gatti. Il successo dei neko café in Giappone è stato attribuito al divieto vigente nel paese di ospitare animali domestici in molti condomini e complessi residenziali, cosa che priva gli abitanti di questi edifici della rilassante presenza dei felini. Nel continente europeo, invece, la loro popolarità si è diffusa tra amanti degli animali e non solo. Da Londra, a Vienna, a Parigi, a Madrid, a Roma, a Napoli, la febbre dei bar dei gatti è ormai scoppiata ovunque e nessuno riesce a tirarsi indietro davanti a un po’ di fusa!
Queste “gatoteche” adottano in genere una politica di gestione del locale che cerca di assicurare la salute e il benessere sia degli animali sia dei propri clienti. In particolare, è previsto un catalogo di regole specifiche volte ad evitare che i mici possano essere molestati, ricevere cibo dai visitatori oppure essere svegliati mentre stanno dormendo. Molti neko café mirano anche a sensibilizzare i propri clienti su tematiche sensibili relative al mondo degli amici a quattro zampe, come i maltrattamenti ed il randagismo, che combattono attivamente in quanto le mascotte feline spesso sono trovatelli salvati dalla strada.
Insomma, un vero e proprio paradiso per i gattari, arricchito da un’interessante offerta culinaria che spazia fra tutti i pasti e che rispecchia anch’essa il rispetto per gli animali prediligendo solitamente una dieta vegetariana e vegana.

 

Ambiente: Seabin, lo spazzino del mare Il cestino che raccoglie oltre 500 kg di microplastiche all’anno

Di Alessandra Orabona

Buone notizie per gli amanti del mare: direttamente dall’Australia è arrivato Seabin, il cestino galleggiante che spazza il mare. Un’invenzione che potrebbe risolvere in gran parte il problema dell’inquinamento da plastica che sta affliggendo gli oceani di tutto il mondo.

I numeri sono sconcertanti: secondo l’agenzia scientifica nazionale australiana, sul fondale marino globale sono depositati 14 milioni di tonnellate di microplastiche, più del doppio della quantità presente sulla superficie dell’oceano. Le microplastiche non sono altro che il risultato del processo di deterioramento e decomposizione di pezzi di plastica finiti in mare da anni e anni. Per questo, è altrettanto importante prevenire la loro formazione attraverso la rimozione dei rifiuti presenti a galla. E questo Seabin lo fa molto bene!

Una trovata tanto semplice quanto efficace. Si tratta di un bidone galleggiante low cost, autosufficiente ed ecosostenibile, capace di risucchiare e raccogliere al proprio interno microplastiche, residui di carburante, oli e detergenti scaricati dalle fogne purificandoli, senza il rischio di imprigionare pesci. Una volta riempito fino alla sua capienza massima va svuotato a mano, proprio come le normali pattumiere di casa.

Utile soprattutto in aree dove si accumulano velocemente molti detriti, come i porti, è in grado di catturare più di 500 kg di rifiuti all’anno per ogni elemento posizionato. Un contributo non indifferente, considerato che si stima che il peso complessivo di plastica nei mari supererà quello dei pesci entro il 2050.

Il progetto, sperimentato nei porti europei ed americani, è stato lanciato sul mercato verso la fine del 2017, ricevendo subito richieste per più di 6 mila unità da 77 paesi differenti. Attualmente, in Italia sono stati installati diversi dispositivi in vari porti, tra cui Trieste, Genova, Capraia, Fiumicino, Gaeta, Riccione, Ravenna, Tropea, Sorrento, Capri, Ischia (Lacco Ameno). Oltretutto, l’apparecchio è in fase di potenziamento tramite l’inserimento di un nuovo filtro capace di raccogliere dall’acqua anche le microfibre. Ad oggi, complessivamente sono stati recuperati circa 2.400 kg di rifiuti galleggianti, equivalenti al peso di 480.000 sacchetti di plastica.

Ma non è tutto. La parte migliore è che la plastica raccolta verrà a sua volta riciclata per costruire nuovi Seabin e continuare così l’ambizioso programma di salvaguardia degli ambienti marini, in un’ottica di perfetta economia circolare. Prossimo obiettivo: raggiungere quota 12.500 kg di rifiuti nel 2021, pari al peso di 2 milioni e mezzo di sacchetti di plastica!

Imparare la cucina stellata stando a casa Le nuove masterclass online

Di Alessandra Orabona

I tempi sono duri ed il Covid19 ci obbliga a rimanere a casa più a lungo di quanto vorremo. Eppure, si può combattere l’isolamento impiegando al meglio questo tempo per imparare qualcosa di nuovo.
Chi l’ha detto che si possono tenere a distanza solo le lezioni universitarie e le riunioni di lavoro? È arrivato un nuovo modo per perfezionare l’arte culinaria direttamente da casa propria con le inedite masterclass di cucina.
Un progetto innovativo e smart, iniziato già da qualche anno da alcune piattaforme per mettere a disposizione la competenza e la professionalità di esperti del settore con modalità accessibili a tutti ed orari variabili in base agli impegni di ogni iscritto.
Dalle nonne italiane che insegnano a preparare la pasta fatta a mano agli chef stellati e pasticceri di alto livello l’offerta si è notevolmente ampliata per rispondere alle esigenze di tutti.
Le distanze diventano solo un numero: grazie alle tecnologie, infatti, è possibile collegarsi con un semplice click non solo alle lezioni dei cuochi italiani più amati della TV ma anche a quelle di chef di fama internazionale. Non importa se lavorino a Madrid, New York o Shanghai.
Basta scegliere lo chef da invitare ed attendere davanti al pc o al tablet: all’ora esatta inizierà la masterclass. Prezzo medio intorno ai 40 euro per un’ora di lezione. In alcuni portali è anche possibile scaricare il ricettario con incluso il riassunto della lezione e materiale integrativo.
Imparare a cucinare non è mai stato così semplice. E allora cosa aspetti? Corri a fare la spesa e collegati online per la tua prima lezione!

 

Esame di avvocato: rinvio a Primavera 2021 con un post su Facebook Prosecuzione degli orali a distanza per gli idonei agli scritti del 2019

Di Alessandra Orabona
L’esame scritto di Avvocato, programmato per le date del 15-16-17 dicembre 2020, è stato rinviato a causa dell’attuale situazione epidemiologica: nessun provvedimento ministeriale né alcuna dichiarazione ufficiale in conferenza stampa o in Parlamento ad annunciarlo, bensì un post sulla pagina Facebook del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Vero è che siamo nell’era dei social e che ormai i giovani se ne servono anche per attingervi notizie di attualità, ma è lecito attendersi, almeno dalle Istituzioni dello Stato, un certo rigore nella scelta dei mezzi adoperati per divulgare informazioni di una simile portata.
L’informalità del Ministro non è stata affatto apprezzata dai 25.000 praticanti, i quali lo hanno piuttosto avvertito come una forte mancanza di rispetto nei loro riguardi. A far discutere, infatti, non è tanto la misura decisa, doverosa ed ormai già nell’aria anche in vista dell’ultimo Dpcm, ma il modo in cui è stata resa pubblica, nonostante la programmazione di un apposito Question time in Parlamento la settimana scorsa, anch’esso rinviato.
Nessuno può mettere in dubbio che, in un momento come questo, riunire un numero così cospicuo di candidati in un luogo chiuso per più di 8 ore durante le tre prove scritte costituirebbe un rischio troppo grande ed un probabile nuovo focolaio diffuso in tutta Italia. Tuttavia, ad alimentare lo sconforto della categoria è la totale assenza di qualsiasi riferimento ad un eventuale piano alternativo da adottare nella malaugurata ipotesi in cui la situazione epidemiologica non dovesse essere sotto controllo nemmeno nel periodo primaverile, al fine di scongiurare un altro rinvio sine die e l’ingiusta perdita di un anno per i praticanti. Basti pensare che per l’esame dei commercialisti è stato già previsto solo l’orale abilitante in luogo delle due prove scritte.
“Per cercare di ridurre i tempi della procedura, il Ministero, confrontandosi con gli altri interlocutori coinvolti, sta già lavorando a tutte le soluzioni organizzative che possano consentire di accelerare la correzione delle prove scritte e diminuire quanto più possibile gli effetti di questo rinvio. A breve indicheremo la nuova data dell’esame: al momento, sembra ragionevole ipotizzare che la prova si possa tenere nella primavera del 2021”, si legge nel post.
L’unica consolazione è che almeno “coloro che hanno superato gli scritti svolti nel 2019, invece, proseguiranno le prove orali perché è possibile, al momento, implementare modalità che garantiscano la sicurezza e la salute dei candidati e dei membri delle commissioni”.

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