Da cosa deriva il modo di dire: “Fare la cresta”? La nota espressione idiomatica ha radici nel passato

 

Di Valerio Chiusano

Nella vita di ogni giovane figlio arriva il momento in cui, per venire incontro ai numerosi impegni di un padre o una madre, si venga “caldamente esortati“a recarsi al supermercato a fare la spesa. Spesso accade che avanzino degli spiccioli dal conto finale che, leggenda narra, mai siano tornati nelle tasche dei genitori, che sovente avranno esclamato o pensato: “Ecco, si è fatto la cresta sulla spesa”!

Da “farsi l’agresto” a  ”farsi la cresta”?

Bisogna fare una piccola digressione e tornare indietro nel tempo per scoprire come la locuzione “farsi la cresta” sia arrivata fino ai giorni nostri.

Durante il medioevo si era soliti usare come condimento in cucina l’agresto, ovvero un succo di uva acerba raccolta durante il mese di luglio. L’uva raccolta veniva  pestata in piccoli tini per ricavarne il succo, successivamente il mosto ottenuto, era lasciato a fermentare al sole per qualche giorno o fatto bollire. Il risultato era uno sciroppo che, in seguito, veniva aromatizzato con dragoncello, aglio, cipolla e miele e, infine, conservato in  botti per l’invecchiamento. Il risultato finale era un condimento agrodolce simile all’aceto.

Appare superfluo menzionare l’estrema povertà in cui versavano gli agricoltori in epoca medioevale, soggetti ai loro padroni o signori. Quindi, cosa accadeva? Quando i contadini si recavano nelle vigne a raccogliere quest’uva ancora acerba, ne tenevano per sé una parte per uso personale o per rivenderla di nascosto.

Nel corso del tempo, attraverso fenomeni linguistici,  l’espressione idiomatica “ farsi l’agresto” è diventata “farsi la cresta”.

Perchè i barbieri non lavorano di lunedì? Le motivazioni sono da ricercarsi in un aneddoto storico

di Valerio Chiusano

Ognuno di noi, nel corso della vita, è abituato a muoversi in un mondo preordinato e costituito da realtà istituzionali.
I più curiosi tendono a cercare una motivazione del perché un dato sia in un modo anziché in un altro. Ad esempio, siamo abituati a vedere i barbieri chiusi il lunedì ma forse non tutti sanno che esiste una ragione legata ad una storia intrisa di gelosia, amore e sangue.

Perché i barbieri non lavorano di lunedì?

La motivazione è da ricercarsi nel passato, in una storia di cronaca avvenuta a Firenze nell’esatate del 1742. Il corpo di Mariuccia, una prostituta napoletana, è ritrovato orribilmente sgozzato in zona Santa Croce. La polizia, decisa a catturare l’assassino, inizia a tener d’occhio i banchi dei pegni, con lo scopo di rinvenire qualche oggetto appertenuto alla vittima, nella speranza che l’omicida abbia cercato di liberarsi di qualche prova. Saltato fuori un vestito della malcapitata, i birri (come venivano chiamati i poliziotti all’epoca) risalgono al giovane barbiere ventiduenne Antonio di Vittorio Giani che, messo sotto torchio, confessa il brutale omicidio, scaturito da profonda gelosia. Il lunedì successivo, il giovane viene impiccato in piazza sotto gli occhi di un pubblico formato principalmente  da barbieri che, per l’occasione, avevano tenuto chiuse le loro botteghe.
Questa tradizione tramandata nei secoli è giunta fino ai giorni nostri ed è rispettata da Nord a Sud.

La lingua napoletana e la presenza del genere neutro Un viaggio alla scoperta della storia della lingua partenopea

di Valerio Chiusano

Cosa sappiamo del dialetto napoletano?

In primo luogo il napoletano è una vera è propria lingua, in quanto dotata di una grammatica e regole fisse. La lingua napoletana è un’esplosione di suoni vivaci, opulenti, capaci di catturare e stigmatizzare con una semplice parola, una sensazione o un’azione con forza pregnante.“Schizzichea”, ad esempio, tradotta in italiano sarebbe “leggera pioggerellina sottilissima quasi impercettibile simile alla nebbia”. Insomma la traduzione non rende un termine che risulta peculiare e a dir poco emotivo.

LA LINGUA NAPOLETANA E LA PRESENZA DEL CASO NEUTRO

Forse in pochissimi sanno che la lingua napoletana (a differenza dell’italiano) conserva, accanto al genere maschile e al genere femminile, anche il caso neutro per indicare materiali e cose inanimate. Quello che in pochi immaginano è che un napoletano sia solito usare parole appartenenti al genere neutro tutti giorni, non sapendolo.

Pasquale, pigliamm’c o’ccafè.

Ebbene O’ccafè come tutti i nomi di bevande e generi alimentari appartengono al caso neutro, cosi come i colori  “o’rrusso”(il rosso), i nomi astratti riferiti a categorie generali come “o’bbene” e o’mmale”(il bene e il male) e gli infiniti sostantivati “o’ppenzà”(il pensare).

COME RICONOSCIAMO I NOMI NEUTRI?

I nomi neutri si presentano con caratteristiche ben definite e subito riconoscibili: sono preceduti dall’articolo determinativo “ o’ “ e con la consonante rafforzata: o’ ffierro ( il ferro inteso come materiale), o’llatte, o’ccafè, o’ mmale, o’bbene.

Vi chiederete, ma o’ in napoletano non lo usiamo come articolo determinativo maschile? O’ guaglione, per esempio. Ebbene l’articolo o’ usato davanti a parole di genere neutro deriva dal pronome dimostrativo di caso neutro latino ILLUD, da non confondersi con o’ seguito da nome maschile, in quel caso l’articolo determinativo deriva dal pronome dimostrativo maschile ILLUM.

Senza indugi, presentiamo un modo per individuare il genere neutro da quello maschile quando ci si esprime in napoletano e che farà ritrovare la bussola ai lettori di quest’articolo, presumibilmente caduti in coma appena avranno letto la parola: latino.  Il raddoppiamento della consonante iniziale di parola è la vostra prova del nove.  Quando diciamo o’rrusso, parliamo del colore rosso, se invece ci imbattiamo nella parola o’russo ci riferiamo ad una persona con i capelli rossi.

La lingua napoletana, come potete osservare, nun’è na pazziella ma un mondo da scoprire e riscoprire per chi vuole entrare in contatto con una cultura più radicata e profonda di ciò che si possa immaginare.

Spam, l’origine del termine che nessuno si aspetta Non solo "posta indesiderata"

di Valerio Chiusano

Se le nostre caselle e-mail potessero parlare, si lamenterebbe per la mole di messaggi “Spam” che ogni giorno riempiono la nostra posta elettronica. Fastidiose mail pubblicitarie non richieste, tese a propinarci prodotti di ogni genere come – prescrizioni mediche, viaggi e spesso improbabili progetti finanziari truffaldini – che cestiniamo immediatamente oppure releghiamo nella specifica casella Spam(posta indesiderata).

Il termine “Spam” ha un’origine, però, che pochi si aspetterebbero. Per scoprire di più, bisogna fare un piccolo viaggio nel tempo e fermarci in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale.

Spam: la carne in scatola tanto odiata dagli inglesi.

In Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale, la popolazione non poteva permettersi una alimentazione corretta e neanche spendere molto per il cibo, per questa ragione la fabbrica Hormel Food Corporation mise sul mercato una carne in scatola a basso costo e la chiamò Spam (Shoulder of Pork and Ham, spalla di maiale e prosciutto).

Questo prodotto, di qualità pessima, fu uno dei pochi alimenti disponibili per la popolazione per lungo tempo, tanto da creare nei britannici un senso di disgusto e fastidio per la carne Spam.

Ma allora qual è il nesso tra carne e posta indesiderata?

Sembra paradossale ma per trovare la relazione tra  carne e posta, dobbiamo rifarci ad un celebre Sketch del famoso gruppo comico inglese Monty Pyton risalente al 15 maggio 1970. La scenetta è ambientata in un ristorante, in cui un gruppetto di vichinghi intende ordinare da mangiare, sottolineando la richiesta di cibi senza Spam. La cameriera, però, disattende le richieste dei pittoreschi clienti. Lo sketch fa riferimento esattamente alla politica del razionamento del cibo durante il periodo di guerra, tant’è che, nel finale, tutti cantano in loop un ritornello sulle “virtù” della carne Spam:“SPAM SPASPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM Lovely SPAM, wonderful SPAM”.

Primo messaggio Spam della storia

Il primo maggio 1978, la Dec, Digital equipement corporation, una delle principali aziende informatiche dell’epoca, annuncia la presentazione di una nuova famiglia di computer, i DecSystem-20. Le prime macchine a fornire pieno supporto alla rete Arpanet, il network militare statunitense divenuto poi embrione del moderno internet.

Il gruppo responsabili del marketing della Dec, insieme a un ingegnere della compagnia, elaborarono un messaggio pubblicitario, da inviare il 3 maggio a qualche centinaio di utenti, tutti della costa ovest. Purtroppo il programma di posta elettronica poteva inviare solo 320 messaggi contemporanei. Cosa successe? Molti indirizzi andarono a finire nel campo CC (copia per conoscenza) e poi nel corpo del messaggio, finendo per non ricevere l’invito alla presentazione. I destinatari delle mail ricevettero un corpo testuale o solo con l’inizio o solo con la fine del messaggio, creando semplice confusione.

Quindi, a quanto pare “del maiale non si butta via niente”, tranne lo Spam

Si ripete il miracolo di San Gennaro Il cardinale Sepe: "Sangue sciolto senza neanche un grumo"

Di Valerio Chiusano
Ore 10.02 si ripete il miracolo della liquefazione del Sangue di San Gennaro.
L’annuncio del cardinale Sepe: “Il sangue si è sciolto senza neanche un grumo”.

Le celebrazioni legate al miracolo del Santo patrono di Napoli sono state condizionate dalle misure anti-Covid.
L’accesso è stato limitato e su prenotazione per 200 persone all’interno del Duomo, cui si aggiungeranno altri 300 fedeli sul sagrato. Le altre migliaia di fedeli, che ogni anno accorrono per lo scioglimento del sangue, hanno dovuto accontentarsi di seguire la cerimonia dalla diretta tv di Canale 21. Ulteriore novità, quest’anno, ha riguardato il rito, con il divieto assoluto, anche per lo stesso vescovo di Napoli, di baciare teca e ampolla del sangue.

Bufera Tik Tok: i giovani utenti si fingono vittime dell’Olocausto Dopo le critiche bloccata la #HolocaustChallange

di Valerio Chiusano    

TikTok, il social network cinese che conta quasi 2 miliardi di iscritti nel mondo, e i suoi giovani utenti sono al centro di una controversa polemica, nata da quando è stata lanciata la #HolocaustChallange ( sfida) nella quale i ragazzi, con brevi video, si fingono deportati ebrei durante la Shoah.

Si mostrano pallidi, ricoperti di cicatrici e ustioni davanti alla fotocamera, alcuni con pigiami a righe per rendere più caustica l’interpretazione. I video sono corredati da una descrizione, in alcuni casi, di una simulata testimonianza post-mortem delle vittime del genocidio: “Un giorno ci hanno detto di andare alle docce, mia madre ed io ci tenevano per mano. Sono morta nelle camere a gas”, recita una delle utenti dalla maglietta bianca come il volto.

Banalizzazione del dolore o tentativo maldestro di sensibilizzazione?

Il nuovo trend imperversato su TikTok ha sollevato numerose polemiche. Omaggio maldestro ad uno dei momenti più aberranti della storia dell’uomo o semplice esibizionismo da social? La ricerca estrema della popolarità scomoda la memoria e la sofferenza di vittime innocenti per la gratificazione di essere visualizzati, senza preoccuparsi delle conseguenze, sembra l’ipotesi più acclarata.

Mentre gli psicologi parlano di pornografia del dolore e ricerca di fama, il Memoriale di Auschwitz si è espresso negativamente ritenendo questa tipologia di messaggi dannosa e offensiva: “Alcuni video sono pericolosamente vicini o hanno già superato la linea di trivializzazione della storia.” TikTok, dopo le pesanti critiche, ha bloccato l’hastag #HolocaustChallage.

Sedentarietà: Europa continente di pigroni Secondo uno studio spagnolo aumento dell'8% in 15 anni

di Valerio Chiusano

La tecnologia e i confort dei nostri giorni influiscono sul nostro comportamento sia in relazione all’ambiente, sia in termini di movimento ed esercizio fisico.

Secondo uno studio spagnolo pubblicato sulla rivista sanitaria BMC Public Health, la popolazione adulta in Europa è sempre più sedentaria.

Infatti, le indagini condotte da un team di ricercatori su un campione di circa 94mila adulti europei, per quanto riguarda l’attività fisica e lo sport, ha evidenziato un dato allarmante. A quanto pare c’è stato un incremento dell’8%di persone adulte che trascorrono almeno 5 ore in più sedute rispetto al 2002.

Sedentarietà: un’indagine accurata nel tempo

La raccolta dei dati è stata realizzata sugli esiti di quattro indagini UE (2002,2005,2013,2017) sulla popolazione europea di età media 50 anni.

I partecipanti alle interviste hanno risposto a domande basate su: stile di vita, tempo dedicato alle attività sportive e a quello destinato alla comodità della poltrona.

Gli autori hanno scoperto che proporzioni simili di giovani e anziani erano sedentari durante l’intero periodo di studio, sebbene in media la proporzione di adulti sedentari fosse leggermente più alta tra i giovani. Se si considera l’intervallo di tempo tra il 2002 e il 2017 gli incrementi di comportamenti sedentari sono così distribuiti in Europa:

  • Aumento del 22,5% in Gran Bretagna
  • Aumento del 17,8% in Francia
  • Aumento del 7,4 % in Germania
  • Aumento del 3,9% in Spagna

L’inattività fisica è stata rilevata maggiormente nella fascia d’età 34/44 anni, con un incremento complessivo del 15,3%. La sedentarietà trascina con sé problematiche sostanziali per la salute, se pensiamo che, insieme ad obesità, fumo e alcol, è uno dei  maggiori fattori di rischio nell’insorgere di malattie cardiovascolari.

 

Lingua italiana: i 10 errori più comuni Soprattutto nell’utilizzo dei social

di Valerio Chiusano

Conoscere bene la lingua italiana è missione ardua ma doverosa per ogni cittadino del“Bel Paese”. La nostra lingua madre è un patrimonio inestimabile di suoni e parole che meritano rispetto al pari di un’opera d’arte di Leonardo da Vinci o Caravaggio.

Naturalmente, non si può pretendere da tutti uno standard alto di conoscenza della grammatica italiana, però saper parlare e scrivere senza commettere errori gravi, può essere un biglietto da visita eccellente nei rapporti con gli altri e per la costruzione di un futuro lavorativo o per redigere un curriculum vitae accurato.

Quante volte è capitato di leggere alcuni post sui social o messaggi su WhatsApp sgrammaticati e pieni di errori, tanto da farci venire i brividi di freddo anche in pieno agosto?

Ebbene, sarebbe possibile trattare l’argomento a lungo, con interminabili liste di errori diffusi sia nella parlato che nello scritto, ma questo articolo non si fregia di essere un corso avanzato per corrispondenza, quindi bando ai convenevoli e catapultiamoci subito alla scoperta dei 10 errori più frequenti nella lingua italiana.

 

 1) Uso dell’apostrofo

Gli articoli determinativi ( lo, la ) vogliono l’apostrofo  davanti a parole che iniziano per vocale, mentre nel caso degli articoli indeterminativi (un,una) si usufruirà dell’apostrofo solo se la parola che comincia per vocale è di genere femminile.

Esempio:Un albero; un uomo ; un affare non devono essere apostrofate.

Esigono l’apostrofo: un’amica; un’ancora; un’avventura

 

2) Affianco o a fianco

 

Errore tra i più comuni, riguarda l’utilizzo di a fianco o affianco per dire “a lato di”.
Bisogna sottolineare che affianco è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare. Esempio: Oggi affianco mio padre a lavoro.
Se si vuole intendere  “a lato di” la forma corretta è a fianco. Esempio: La casa di Marco è a fianco al cinema.

 

3) Qual è o Qual’è ?

Forse è l’errore più diffuso anche tra persone con un’ottima cultura. Sciogliamo subito il dubbio: qual’è è sbagliato!
Il motivo è presto detto. Qual è è un troncamento, ovvero è la soppressione di una vocale, di una consonante o di una sillaba alla fine di una parola  e non un’elisione ( soppressione della vocale alla fine di una parola davanti alla vocale iniziale della parola successiva).

Quindi, in soldoni, la forma corretta è sempre Qual è.

 

4) Un po, un po’ o un pò?

La forma corretta è un po’, perché si tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza l’apostrofo va messo per evidenziare che, in quel punto, c’è stata la caduta di una sillaba.

Esempio: Posso avere un po’di torta?

Quindi è assolutamente sbagliato scriverlo con l’accento o senza apostrofo.

5) Ne o né?

Il “ne” senza accento grafico ha due valori grammaticali: avverbio di luogo o pronome personale.

Si usa l’avverbio di luogo per esprimere allontanamento da una situazione o un posto. Esempio: Si è chiuso in casa e non ne (= da lì) vuole uscire.

Se, invece, è adoperato al posto delle forme di ciò, da ciò, di questo, da quello,avrà valore di pronome personale. Esempio: Ne parlerò con i miei amici.

Si usa il “né“ con l’accento acuto quando si esprime una negazione.
Esempio: non si può né mangiare, né bere.

6) Il corretto uso di “piuttosto che”

Negli ultimi anni si è diffuso a macchia d’olio l’uso improprio di “piuttosto che” con valore disgiuntivo, ossia in sostituzione di “o”, “oppure”. Ebbene questo intercalare è completamente sbagliato.

“Piuttosto che” si utilizza solo ed esclusivamente  davanti a proposizioni avversative e comparative e significa “anziché”,” invece di”. Quindi si adopererà  questa locuzione per indicare una preferenza di un dato rispetto ad un altro e mai con il valore di scelta tra varie possibilità.

Uso corretto: Preferisco usare il motorino piuttosto che la macchina.


7) D’accordo o daccordo

L’unica versione esatta è “d’accordo”,con l’apostrofo.  Questo perché la locuzione sarebbe “da accordo”, ma  a causa di un’elisione ( caduta della vocale finale di una parola non accentata che si trova prima di una parola che inizia per vocale), abbiamo questo risultato.

 

8) D eufonica: e o ed?

La “d” viene definita eufonica per indicare l’uso teso a creare un bel suono, evitando la sequenza di due vocali consecutive (iato). Quindi sarà eufonica la D  delle forme ed (per e) e ad ( per a).

La “d “verrà aggiunta solo se le parole che seguono comincino con la stessa vocale

Esempio: vado ad Amalfi questa estate; Ed ecco.

Non va usata l’eufonia in questi casi: Ed anche.

 

9)  Da o Dà: quando si utilizzano?

Nella lingua italiana troveremo “dà”con accento quando intendiamo voce del verbo dare:

Es: Luca mi dà cio che voglio.

Quando ci imbattiamo in “da” senza accento, parliamo di una preposizione semplice:

Es: Sono appena tornato da Parigi.

 

Concludiamo il nostro viaggio negli errori e strafalcioni più diffusi nella lingua italiano con un caso particolare che si trascina anche nel parlato.

 

10) Gli/Le: la giusta concordanza di genere.

Sembra banale ma spesso si commette l’errore di confondere i due pronomi personali complemento: gli/ le ( a lui; a lei).Senza ulteriori indugi: Gli si usa solo al maschile e le solo al femminile:

Es: Gli ho scritto (maschile); Le ho parlato (femminile).

 

Funerale Willy: in migliaia per l’ultimo saluto Conte: "Bisogna lottare contro la mitologia della violenza"

Di Valerio Chiusano

Camicie e magliette bianche a simboleggiare la purezza, l’innocenza di un ragazzo di 21 anni che non meritava di morire così prematuramente.

Migliaia di camicie bianche per Willy

Migliaia di persone hanno partecipato oggi ai funerali del giovane Willy Monteiro Duarte, tenutosi al campo sportivo Paliano in provincia di Frosinone.
Le istituzioni di ogni ordine si sono mobilitate, presenziando al doloroso evento.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, presente alla cerimonia, si è stretto in cordoglio con i genitori della giovane vittima: ”L’Italia è con voi, vi vuole bene”.

La lotta contro la mitologia dell’odio

Il premier Conte ha, inoltre, lanciato con veemenza un appello alla comunità e alla politica:
“Dobbiamo mobilitarci tutti e a tutti i livelli, le famiglie, gli insegnanti, i politici, i giornalisti per un comune obiettivo, ossia contrastare questa mitologia della violenza fino ad estinguerla e richiamare i valori e i principi su cui si fonda la nostra civiltà, il nostro vivere sociale. Il principio primario è il rispetto della persona, della sua dignità”. “Da lunedì – ha poi concluso – riprende la scuola, questo sarà l’anno scolastico dell’emergenza sanitaria ma deve essere anche l’anno scolastico dell’inclusione e del contrasto al bullismo. Tutte le energie mentali che stiamo mettendo a tutti i livelli sanitari concentriamole anche sul contrasto al bullismo contro un linguaggio di odio e di violenza. Le parole sono pietre a tutti i livelli”.

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