Napoli, manifestazione dei lavoratori dello spettacolo In centinaia in piazza del Gesù

di Valerio Chiusano

Questa mattina in piazza del Gesù, a Napoli, dalle ore 10 alle 13, si è tenuta la manifestazione dei lavoratori dello spettacolo, pronti ad esprimere il proprio disagio sulla forte crisi in cui versa la categoria, fortemente danneggiata dai provvedimenti dell’ultimo Dpcm.
I manifestanti hanno chiesto alla Regione Campania  e al governo risorse per superare l’emergenza insieme ad ammortizzatori  e tutele per i lavoratori del settore.
Il governo dovrà tenere  conto non solo del momento di crisi del mondo dello spettacolo dal punto di vista economico, ma anche del valore intrinseco delle cultura veicolata attraverso il  teatro che deve essere protetta, così come fu per la città di Atene durante il governo di Pericle.

Il valore storico delle arti visive

Durante il governo di Pericle (V sec a.c.), Atene conobbe il massimo periodo di fioritura  culturale. Il governo ateniese stanziò un fondo chiamato “theōrikón”, ovvero un capitale statale elargito alle classi più povere per recarsi a teatro e assistere agli spettacoli.
Il teatro ricopriva un duplice compito: educare e spingere alla riflessione sulle emozioni umane.
L’aspetto principale era la capacità di creare una simbiosi  tra attori e spettatori, questi ultimi vivevano un’esperienza emotiva unica in grado di sviluppare il fenomeno della “catarsi”, ovvero la  purificazione dell’anima dalle negatività.

Il periodo storico attuale è complesso e difficile a causa del Covid che sta mettendo in ginocchio l’economia nazionale e un intero popolo, ma bisogna fare il possibile per preservare la cultura, barlume e sostegno per l’anima.

Ue, Von der Leyen: “Vaccineremo 700 milioni di persone” Stretta ulteriore per l'acquisto dei vaccini

di Valerio Chiusano

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha parlato oggi della grave situazione sanitaria causata dal Covid-19. La Von der Leyen ha trattato gli sforzi prodotti per la lotta al virus e le disposizioni in atto:

“Oggi stiamo lanciando ulteriori misure nella nostra lotta contro il virus; dall’aumentare l’accesso a test rapidi e preparare campagne di vaccinazione a facilitare il viaggio sicuro quando necessario – ha aggiunto -. Invito gli Stati membri a collaborare strettamente. Misure coraggiose intraprese ora aiuteranno a salvare vite umane. Nessuno Stato membro uscirà in sicurezza da questa pandemia fino a quando non lo faranno tutti”.

La presidente Von der Leyen si è mostrata fiduciosa, in riferimento alla produzione di vaccini efficaci e alla loro diffusione, cosi come ha dichiarato:

“Nel miglior scenario possibile, gli accordi per l’acquisto anticipato dei vaccini” anti-Covid “che abbiamo con le società farmaceutiche prevedono un range tra i 20-50 milioni di dosi consegnate ogni mese, da quando le prime società saranno pronte. Se tutti i candidati che abbiamo per la produzione dei vaccini avessero successo, nel 2021 avremo 1 miliardo e 220 milioni di vaccini. Ma anche se tutti i candidati non dovessero riuscire, potremo vaccinare 700milioni di persone”.

Samhain: il capodanno celtico che ha dato origine ad Halloween La genesi di una festa diffusa in tutto il mondo

di Valerio Chiusano

La festa di Halloween, nel corso degli ultimi anni, si è insinuata con forza all’interno della cultura italiana, diventando fenomeno di costume e business d’affari in grado di coinvolgere migliaia di imprese del Bel Paese. Nel 2019, secondo i dati del Codacons, si è stimato che 10 milioni di italiani festeggiassero Halloween, creando un giro di affari di circa 300 milioni di euro tra maschere, locali, zucche e spese di dolci.

Durante la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre ( giorno di Ognissanti), i bambini vanno in giro per le strade e bussano alle porte delle case, travestiti da mostri o streghe, recitando il ”minaccioso ritornello” dolcetto o scherzetto (trick or treat). Naturalmente, la festa non ha conquistato solo i più piccoli ma anche gli adulti che affollano (o meglio affollavano prima del Covid) i locali, mascherandosi.

Ultimamente, ha generato dibattito una dichiarazione del Presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, cha ha definito Halloween: «un’americanata». In realtà, Halloween non è nata in America, bensi è un’antica celebrazione celtica, originaria della verde Irlanda.

Samhain: il capodanno celtico che ha dato origine ad Halloween

Il Sahmain (in irlandese antico samuin “fine dell’estate”) era una festa celtico-pagana celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre, meglio conosciuta come Capodanno celtico. Le celebrazioni del Samhain risalgono al VI sec a.c e rappresentano la festa dell’ultimo raccolto dell’estate che seguiva l’ordine dei cicli lunari del calendario celtico, coincidente con l’ultimo giorno di ottobre. I campi venivano preparati per il riposo e il bestiame ritornava nelle stalle. I maiali venivano macellati e la carne era messa sotto sale in previsione del freddo inverno. Al tramonto, gli abitanti dei villaggi si radunavano attorno a un falò e propiziavano, attraverso un banchetto, la buona riuscita dei raccolti e la momentanea abbondanza di cibo.

La notte di Samhain era per le popolazioni celtiche non solo un capodanno e una festa del raccolto ma il momento in cui si facevano più labili i confini di separazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Così come, durante il Samhain, si rendeva omaggio alla morte della terra in previsione della rinascita in primavera, così si riteneva che quella notte spalancasse le porte del regno dei vivi a coloro che erano morti nel corso dell’ultimo anno. Quindi, questa celebrazione intendeva essere un momento di comunione e raccoglimento tra il mondo fisico e quello metafisico.

Da Samhain ad Halloween: la leggenda di Jack o’ Lantern e la zucca

Quando il cristianesimo si diffuse nei paesi anglosassoni, il Samhain mutò la sua componente celebrativa, diventando la notte della vigilia di Ognissanti (All Hallow’s Eve), momento in cui gli spiriti maligni, streghe e fantasmi hanno libero accesso sulla Terra. Tra le innumerevoli leggende legate ad Halloween la più famosa è quella di Jack o’Lantern.

Jack era un fabbro irlandese, avaro e ubriacone, che durante la notte di Halloween incontrò il Diavolo in un pub. L’uomo riuscì ad imbrogliare il Diavolo, facendogli credere che avrebbe venduto la sua anima in cambio di un ultima bevuta. Il Diavolo, per soddisfare tale richiesta, si trasformò in una moneta da 6 pence per pagare l’oste, ma l’astuto Jack prese la moneta e lestamente la mise in tasca, dove era custodita una croce d’argento in grado di impedire al demonio di riprendere le sue sembianze. Ormai imprigionato, il Diavolo scese a patti col fabbro: l’uomo lo avrebbe liberato, purchè il Diavolo non chiedesse la sua anima per i prossimi 10 anni. Così fu.

I dieci anni trascorsero e Jack s’imbattè di nuovo nel Diavolo, pronto a riscattare l’anima del perfido fabbro. L’uomo chiese, come ultimo desiderio, una gustosa mela posta sulla cima di un vicino albero. Il demonio acconsentì e saltò sul melo, Jack rapidamente intagliò una croce sull’albero, imprigionando di nuovo il Diavolo. Questa volta il fabbro stipulò un nuovo patto: il Diavolo, per tornare libero, dovette promettere di non tentarlo più, solo allora avrebbe cancellato la croce dall’albero. Il Diavolo accettò.  Quando, anni dopo, Jack morì le porte del Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diresse allora verso l’inferno, ma il Diavolo gli impedì l’accesso per vendicarsi del tiro mancino che gli aveva giocato, donò all’uomo un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell’oscurità. Jack mise il tizzone in una rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare nelle tenebre. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell’Oltretomba si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace ardente.

Agli inizi del ‘900 una carestia costrinse gli irlandesi ad una massiccia immigrazione in America. Il popolo gaelico portò con sé tutto i bagaglio tradizionale e folkloristico del proprio paese. Giunti negli Stati Uniti, scelsero di usare le zucche, più facili da intagliare e adornare rispetto alle cipolle. Da quel momento nacque la tradizionale Zucca di Halloween, definita anche Jack O’ Lantern.

 

“Le dita a V”: da gesto irriverente a simbolo di vittoria Le origini storiche di uno dei segni più diffusi

di Valerio Chiusano

Adottiamo da sempre la simbologia di un gesto per esprimere un significato non legato alla parola, che ha, in  molti casi, un forza espressiva ancora maggiore.

Gli uomini si affidano ai  gesti (sia irriverenti, sia enfatici) per connotare le più variegate emozioni. Tra i più comuni e diffusi segnali espressivi non verbali dell’uomo, godono di una certa fama le dita a V, con cui nella contemporaneità si manifesta un cenno di vittoria, ma in passato aveva tutt’altro significato.

 

Le dita a V: le origine di un gesto comune

L’origine del gesto delle “dita a V” si deve ad un episodio accaduto durante la battaglia di Anzicourt del 1415, scontro che fu decisivo per le sorti della Guerra dei Cent’anni tra inglesi e francesi. I francesi disponevano di un cavalleria superiore a quella inglese sia per numero di soldati, sia per equipaggiamento, tuttavia gli inglesi potevano disporre di un’arma in grado di fare breccia nelle robuste armature: l’arco lungo.  L’arco lungo era un’invenzione eccellente in guerra, in quanto una freccia scoccata poteva colpire una persona distante anche 200 metri.

La sconfitta francese e l’irriverenza inglese

I francesi, godendo di una cavalleria superiore, erano convinti di vincere facilmente la battaglia e per irridere maggiormente l’avversario, decisero di emanare una direttiva: ad ogni  arciere inglese fatto prigioniero, sarebbe stato tagliato il dito indice e medio poiché queste erano le dita necessarie per tendere la corda dell’arco. In questo modo la carriera dell’arciere sarebbe stata distrutta per sempre e la vittoria francese sarebbe stata assicurata.

La spavalderia francese fu ridimensionata dopo che gli inglesi, proprio ad Anzicourt, riportarono una vittoria pesante e abbatterono la cavalleria francese per merito dei loro arcieri.

Dopo la battaglia, e in quelle successive, gli arcieri inglesi con le loro dita intatte salutarono i francesi, mostrando un v con indice e medio come insulto e monito. Si voleva segnalare ai francesi che le due dita dell’arciere erano rimaste intatte ed era ancora un avversario pericoloso.

Le dita v nell’era contemporanea: da sfottò a simbolo di vittoria

Il  gesto utilizzato in senso dispregiativo, mutò il suo significato il 14 gennaio 1941 quando il belga Victor de Laveleye, sfruttò il gesto” V” con le dita per rimarcare la sua vittoria durante la campagna elettorale. La “V”è la lettera iniziale della parola francese victoire ( vittoria). Successivamente il gesto con il nuovo significato venne usato da altri politici dell’epoca, come nel caso di Winston Churchill.

Da allora “le dita a V “ sono paradigma di Vittoria.

 

Covid, smart working fino al 70% Il Governo sta pensando di incrementare il lavoro da casa per evitare i contagi

di Valerio Chiusano

Il governo sta pensando di varare nuove misure tali da portare al 70% le attività degli uffici pubblici da svolgere da casa. L’obiettivo, da come riferisce l’Ansa, è incrementare lo smart-working per ridurre gli spostamenti e i conseguenti rischi di circolazione e contagio da Covid-19. Da settembre per i dipendenti pubblici era iniziato il rientro e le attività da svolgere in remoto si fermavano al 50% del personale, compatibilmente con il tipo di mansione svolta.

Pagamenti elettronici: azzerate le commissioni sugli acquisti fino a 5 euro Nuovo accordo tra Governo e operatori del settore

 

di  Valerio Chiusano

La lotta all’evasione fiscale parte dalle piccole transazioni quotidiane, per questa ragione si è giunti ad un accordo tra Il Governo e gli operatori del settore (banche, commercianti), in base al quale verranno azzerate le commissioni sugli acquisti fino a 5 euro con pagamento elettronico.

Pagamento tramite Pos: vantaggi per commercianti e consumatori

Fare colazione al bar con caffè e cornetto sarà ancora più semplice con la carta di credito, poichè il cliente farà una transazione utile ad avere il bonus sull’uso della moneta elettronica fruibile con un numero minimo di operazioni, mentre il gestore del locale non pagherà le commissioni sull’utilizzo del Pos.

Sembra, infatti, da un’indagine dell’Osservatorio Credito Confcommercio che il 67% delle imprese consideri “non vantaggiosa” l’accettazione delle carte di credito e debito: il primo motivo di insoddisfazione (95%) è legato proprio ai costi di gestione e delle commissioni. Circa la metà degli esercenti si è rivolto alla propria banca per trattare una riduzione delle commissioni, ma il 60% non ha ricevuto soddisfazione. Il 75% degli esercenti considera prioritaria la riduzione dei costi nell’ottica di una spinta generale alla diffusione delle carte, ma non si riferisce soltanto alle commissioni: il 23% per esempio chiede di ridurre i costi di installazione e gestione.

Quindi, l’accordo  per azzerare i costi di commissioni su acquisti fino a 5 euro rientra nel piano Cashless con cui si punta a potenziare l’uso di carte di credito, Bancomat, app o bonifici a discapito dei contanti. Il Bonus Pos entrerà in vigore dal  1° dicembre 2020, attraverso tale manovra si rimborserà ai consumatori il 10% delle spese sostenute con strumenti tracciabili per un massimo di 3.000 euro all’anno, il che garantirà un rimborso di 300 euro.

Il bonus verrà accreditato sul conto corrente del consumatore ogni sei mesi, la prima volta a giugno e la seconda a fine anno. Occorrerà aver fatto almeno 50 transazioni in un semestre: ecco perché conviene pagare con carta di credito anche il caffè al bar, visto che, oltretutto, grazie all’accordo di ieri, l’esercente non pagherà le commissioni sul Pos per le operazioni fino a 5 euro. Non vengono considerati, però, gli acquisti online, visto che lo scopo del bonus è quello di eliminare progressivamente l’utilizzo dei contanti.

Louise Glück vince il premio Nobel per la Letteratura 2020 La poetessa statunitense trionfa "per la sua inconfondibile voce poetica"

Di Valerio Chiusano

La poetessa americana Louise Glück è la vincitrice del premio Nobel per la Lettaratura 2020, il celebre riconoscimento è stato assegnato oggi 8 ottobre a Stoccolma, attraverso una diretta streaming, in quanto la pandemia ha impossibilitato l’attuazione di una cerimonia in presenza. Come annunciato dall’Accademia svedese, la scrittirce di origini ebreo-unghresi Louise Glück  vince il premio “per la sua incofondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”.

Nobel per la Letteratura nelle ultime tre edizioni tra scandali e pandemie

Quest’anno Il premio Nobel per la Letteratura ha dovuto fare i conti con il Covid-19, dopo le compassate edizioni del 2018 e del 2019. Come qualcuno ricorderà, nel 2018 il prestigioso premio non venne assegnato a causa delle accuse di molestie sessuali rivolte al fotografo franco-svedese Jean-Claude Arnault marito di una dei membri dell’Accademia svedese, la poetessa Katarina Frostenson. Nel 2019, invece, il noto riconoscimento fu assegnato a due scrittori: l’austriaco Peter Handke per il libro “Canto alla Durata”e alla  polacca Olga Tokarczuk per l’edizione sospesa del 2018.

Sytapp, il marketplace rivoluzionario a portata di click L'app che permette ai consumatori e ai commercianti di avvicinarsi

di Valerio Chiusano

L’economia globale ha subito un contraccolpo decisivo a causa del Covid-19 e del lockdown, causando un crollo delle vendite dei maxi-mercati delle grandi imprese. Tangibile è un ritorno da parte dei consumatori all’acquisto di prossimità, nei negozi di quartiere o cittadini. In questo scenario di  trasformazione Sytapp si attesta come azienda leader e innovatrice, un marketplace capace di cementare una nuova intesa tra piccoli e grandi commercianti e i consumatori.

Sytapp, innovazione e tradizione a portata di click

“Il commercio on-line promosso da Sytapp è quello che serve alla nostra economia fatta di piccole e medie imprese che hanno necessità di produrre e vendere. La piattaforma Sytapp incentiva le produzioni locali vendute on-line, creando un connubio che mancava, edificando un ponte tra innovazione digitale e tradizione manifatturiera nostrana”.

Il progetto Sytapp è brillantemente espresso nell’intervista che il professor Angelo Paletta, docente di management al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, ha rilasciato ai  microfoni di Neifatti.it.

Professor Paletta di cosa si occupa precisamente?

“Insegno management e finanza aziendale, nello specifico il management riguarda l’economia e la gestione dell’imprese, mentre la finanza aziendale riguarda la struttura e le soluzioni finanziarie per far funzionare le aziende italiane siano esse start up, micro imprese, piccole medie o grandi.”

Cos’è Sytapp?

“Sytapp è un’applicazione innovativa che ha la capacità di mettere insieme la domanda con l’offerta. In una situazione di  pandemia, in cui a causa del lockdown tutti i negozi hanno chiuso, Sytapp è riuscita ad unire domanda e offerta, lì dove le strutture e le filiere più grandi erano state compromesse. Sytapp, grazie ad una logistica territoriale di quartiere, è riuscita a  portare a casa dei consumatori i prodotti e i servizi offerti in maniera efficiente”.

Possiamo definire Sytapp rivoluzionaria?

“Sicuramente è un’app innovativa, ricca di contenuti che possiamo definire “distractive”, in grado di contribuire e cambiare l’economia e i mercati. Certamente, il successo di quest’app sarà dipeso sia dai commercianti e professionisti che si accrediteranno, sia dai tanti consumatori che si rivolgeranno a Sytapp come soluzione per i propri acquisti in maniera: economica, rapida e sicura”.

In questo momento di incertezza economica, molti esperti si dividono tra catastrofisti e ottimisti. Professore, lei cosa immagina per futuro? Dove possiamo posizionarci?

“Secondo me, non bisogna essere né catastrofisti, né ottimisti ma realisti. Essere realisti significa trovare soluzioni innovative per un momento così complicato, sicuramente Sytapp può offrire grandi prospettive perché si avvale di una struttura logistica decentrata a livello territoriale, consentendo alle economie locali di poter continuare a funzionare anche se le grandi filiere della logistica subiscono dei contraccolpi”.

 

 

Covid, Gualtieri: “Escludiamo nuovi lockdown, ma serve più rigore” Il punto del ministro dell'economia prima del nuovo Dpcm

Di Valerio Chiusano

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è intervenuto stamattina, ai microfoni di Rai news24, a proposito della nuova situazione dei contagi e dell’imminente nuovo dpcm che sarà discusso oggi. “Escludiamo nuovi lockdown – afferma il ministro Gualtieri – ma per escluderli dobbiamo evitare i contagi. Proprio perché l’obiettivo è non dover tornare a nuovi lockdown, dobbiamo mettere un surplus di attenzione e rigore nel contenimento del virus”. 

Nuove misure restrittive che prevedono le mascherine anche all’aperto e la chiusura anticipata dei locali sembrano essere le disposizioni nazionali anticovid attese nel nuovo dpcm che sarà presentato al Consiglio dei ministri e varato dopo il passaggio in Parlamento.

Trump positivo al Covid Il presidente Usa e la First lady in quarantena

Di Valerio Chiusano

Donald Trump e la First Lady Melania sono entrambi postivi al coronavirus, sulla base del test eseguito. È Trump stesso che, attraverso il suo profilo Twitter, ha dichiarato: “La First Lady ed io siamo risultati positivi al Covid-19. Iniziamo subito la quarantena e il processo di guarigione. Insieme ce la faremo!”
Donald Trump cancella, quindi, il viaggio in Florida previsto nelle prossime ore per la sua campagna elettorale, così come afferma la Casa. La positività del presidente potrebbe avere un effetto sugli ultimi scampoli di campagna elettorale a 32 giorni dal voto, secondo fonti vicine alla Casa Bianca.

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