Ecco perché il mirtillo nero è il migliore alleato delle donne Antiage, Antiossidante, Antinfiammatorio, Anticellulite

Di Alessandra Orabona

Ebbene sì, donne, pare che il mirtillo nero sia la soluzione a tutti i nostri peggiori incubi! Una sola piccola bacca violacea contiene un sorprendente concentrato di vitamine che produce una serie di effetti benefici per il nostro organismo. Non a caso, già in tempi remoti, questo arbusto era considerato in grado di proteggere dalla malasorte, tant’è vero che i suoi rami venivano utilizzati nel rito solstiziale scandivano per celebrare il passaggio alla stagione fredda.

Grazie alla sua alta percentuale di antiossidanti (vitamine A e C), il mirtillo è capace di rallentare il processo di invecchiamento dei tessuti provocato dai radicali liberi, contribuendo alla salute del collagene, preposto alla rigenerazione cellulare del cuoio capelluto e della pelle. Il tutto si traduce in un effetto anti-age davvero efficace: meno rughe e borse sotto agli occhi e capelli più sani e folti.

Il mirtillo nero è anche uno dei più potenti antinfiammatori disponibili in natura: combatte gli squilibri intestinali agendo direttamente sulla causa batterica o virale dell’alterazione  e ripristina il giusto equilibrio della flora intestinale. È anche un portento contro la cistite.

L’assunzione regolare di questi frutti riduce la fragilità capillare e rafforza la struttura del tessuto che sostiene e protegge i vasi sanguigni, migliorandone elasticità e tono.

Non tutti sanno che il consumo quotidiano di succo di mirtillo nero aiuta anche la nostra memoria, portando a un significativo miglioramento delle nostre facoltà mnemoniche in sole 12 settimane. Favorisce, inoltre, la rigenerazione dei tessuti della retina ed è utile anche in caso di disturbi vascolari dell’occhio: per questo viene raccomandato nel prevenire e combattere le malattie degli occhi.

Ma vi è di più. Questa miracolosa bacca è in grado persino di bruciare i grassi grazie ai catechini, che attivano i geni addominali e lo rendono un ottimo alleato naturale nella lotta contro la cellulite. Inoltre, con il suo colore acceso ed il suo sapore intenso, è adattabile ad ogni tipo di ricetta, dolce o salata che sia.

Tuttavia, possono sussistere anche delle controindicazioni per particolari soggetti. L’estratto secco di mirtillo nero, infatti, ha azione diuretica e può favorire la formazione di calcoli renali a chi ne è predisposto. A causa della sua azione ipoglicemizzante, poi, se ne sconsiglia l’uso a chi è già sottoposto a terapia farmacologica per la cura del diabete.

Friggitrice ad aria: pro e contro Più salutare, più ecosostenibile, meno manutenzione

Di Alessandra Orabona

A Napoli, come in altre località, la frittura è un vero e proprio culto: se una pietanza può essere cotta sia al forno che in friggitrice, la seconda vince a mani basse!

La frittura consente di mantenere intatta la fragranza del prodotto trattato conferendogli una nota di croccantezza che stuzzica il palato degli assaggiatori. Tuttavia, bisognerebbe limitarla il più possibile perché l’uso di temperature dell’olio troppo elevate può causare una serie di problemi per la salute, come ad esempio la formazione di sostanze cancerogene, al di là dell’elevato quantitativo di grassi. 

E se, invece, esistesse un metodo di cottura che consenta di friggere senza olio? Ebbene, il sogno di molti sembra diventato realtà grazie alle friggitrici ad aria.

Si tratta di elettrodomestici innovativi che cuociono i cibi in maniera uniforme sfruttando l’aria calda che circola al loro interno senza bisogno né di olio né di altri liquidi per l’immersione. Basta semplicemente impostare la temperatura desiderata (solitamente intorno ai 200 °C) e azionare il timer prima di inserire le pietanze.

I vantaggi sono svariati: prima di tutto per la salute, in quanto consente di ottenere una frittura meno grassa, riducendo le sostanze nocive in essa presenti; inoltre, richiede poca manutenzione, essendo facile da pulire; da non sottovalutare, poi, l’assenza di cattivi odori e il lato green, legato al venir meno del pensiero di dover smaltire l’olio esausto.

Tuttavia, questi apparecchi tendono a consumare parecchia energia elettrica.

Ma ora la domanda chiave: questo tipo di cottura è altrettanto buona quanto la frittura tradizionale?

A livello di gusto, i risultati non sono paragonabili, anche perché i cibi cotti con la friggitrice ad aria si raffreddano prima e risulta difficile l’uso di pastelle più o meno liquide. Resta comunque una valida alternativa più sana, perfetta per particolari esigenze alimentari, come l’intolleranza all’olio.

Il vero significato della cucina “gourmet” Il movimento alimentare nato negli Usa per sfuggire ai fast food

Di Alessandra Orabona

Nei ristoranti gourmet esistono due tipologie di clientela: quella che ammette di essersi alzata da tavola più affamata di prima, nonostante il conto salato, e quella che mente! Ma è davvero questa la vera essenza del “nuovo” concept in voga da qualche anno, porzioni minuscole e prezzi stellari? Molto spesso, in realtà, la parola viene usata impropriamente dai ristoratori come scudo per mettere in atto occasioni di speculazione.

Etimologia: il termine “gourmet” veniva usato nel XVIII secolo per indicare dapprima l’addetto alla degustazione dei vini, poi per identificare una persona dal palato molto fine, buongustaia ed intenditrice della buona cucina. Al giorno d’oggi, esprime l’eccellenza di prodotti lavorati sapientemente da mani esperte.

Non tutti sanno, però, che il Gourmet è stato un movimento alimentare sorto nella classe medio-alta americana a partire dagli anni ’80 per combattere il degrado alimentare che caratterizzava gli Stati Uniti, patria dei fast food. Così, nel ventennio successivo i consumatori hanno cominciato a porre maggiore attenzione agli aspetti salutistici della dieta quotidiana nonché alle origini del cibo comprato e consumato. Ed è proprio allora che l’espressione è divenuta sinonimo di cucina genuina, fatta di ingredienti selezionati per esaltare il palato con sapori ricercati ed allo stesso tempo sana per l’organismo, grazie anche ai metodi di cottura all’avanguardia.

Un concetto già incarnato perfettamente dalla dieta mediterranea italiana, patrimonio culturale dell’Unesco da dieci anni, che con la sua varietà fa bene alla salute e riduce il rischio di malattie cardiovascolari.  Perciò, nel Bel Paese la cucina gourmet ha finito con l’assumere una connotazione diversa, stravolgendone in parte il vero significato e riducendosi ad una mera presentazione di piatti minimalisti ed essenziali dalle porzioni molto ridotte e serviti in un ambiente chic ed elegante. Tutto ciò, talora, a discapito della qualità dei prodotti stessi. Molti considerano gourmet anche un semplice risotto con gamberi di allevamento, sebbene per essere definita tale la pietanza deve prevedere ingredienti selezionati, dal primo all’ultimo!

 

 

Luigi Vitiello presenta il panettone Maradona L'ultima creazione di uno dei più grandi pasticcieri italiani

Quando cuore e passione si uniscono al talento. Quando l’amore diventa arte. Quando la cucina si trasforma nella quinta essenza della creatività, dei profumi, della delizia: della bontà. Luigi Vitiello, torrese doc e tifosissimo del Napoli, è uno dei migliori pasticcieri italiani. Una eccellenza tutta campana. Sacrificio, dedizione e studio, così Luigi è diventato un maestro della pasticceria. Una fonte di ispirazione per le nuove generazioni. Un orgoglio per la nostra terra che ha sempre amato e difeso.

Luigi, che al suo attivo vanta numerose e riconosciute creazioni di livello altissimo, ha vinto anche la medaglia d’argento al campionato mondiale del panettone classico.

Ora ha creato, per onorare la memoria del più grande calciatore di sempre, il panettone Maradona che ha riscosso da subito un grandissimo successo. La ricetta è top secret, si può dire solo che oltre ad essere una meraviglia per la vista e per il palato, al suo interno è colorato di verde come il campo del “Diego Armando Maradona”.

Orgogliosissima Colby Vitiello, figlia di Luigi: “E’ un grande professionista, un esempio, una eccellenza della nostra terra. E’ un padre premuroso e sempre presente. Sono e sarò sempre fiera di lui”.

 

Storia e origini degli struffoli napoletani Le varianti nella cucina italiana e spagnola

Di Alessandra Orabona

A Napoli chi non adora gli struffoli, le tipiche palline ricoperte di miele e confettini colorati e assemblate a forma di piramide che si preparano durante le festività natalizie. Eppure, conquistati dal loro profumo inebriante e dal sapore delizioso, non ci siamo mai soffermati sulle loro origini, probabilmente perché l’unico pensiero dopo averli gustati è quello di mangiarne subito un’altra cucchiaiata!

Come molti piatti tipici della tradizione partenopea, le teorie al riguardo sono le più disparate: l’ipotesi maggiormente accreditata attribuisce il merito agli antichi Greci che colonizzarono il Golfo di Napoli a partire dal VII secolo a.C. Non a caso, anche nella cucina greca ritroviamo le loukoumades, frittelle dolci ricoperte di zucchero molto simili ai nostri struffoli. Inoltre, sembrerebbe che l’etimologia del termine stesso derivi dal greco “strongoulos” che sta per rotondo. In realtà, c’è anche chi ritiene che la parola si riferisca allo “strofinamento” necessario per lavorare l’impasto e creare la forma a cilindro da cui ritagliare le palline, oppure ancora che la radice del vocabolo sia ricollegabile allo strutto anticamente utilizzato per friggerli.

Quel che è certo è che erano già diffusi nel XVII secolo. Due famosi trattati di cucina del 1600, il Latini e il  Nascia, citano come “strufoli – o anche struffoli –  alla romana” dei dolci preparati alla stessa maniera degli struffoli napoletani. Inoltre, a Napoli un tempo gli struffoli venivano preparati nei conventi dalle suore dei vari ordini per recarli in dono a Natale alle famiglie nobili che si erano distinte per atti di carità.

Oggi ne esistono diverse varianti sia in Italia che in Europa: in Umbria e in Abruzzo viene chiamato cicerchiata, perché le palline di pasta fritta legate col miele hanno la forma del legume dal nome “cicerchie”; in Basilicata e Calabria, invece, troviamo la cicerata per la somiglianza di questi dolci con i ceci detti “ciceri”; in Sicilia, soprattutto nel catanese, vengono preparati con qualche piccola ma non sostanziale variante, e rinominati come le “sorelle”, “pignoccata “ e “pignolata”, in cui le palline si trasformano in bastoncini arrotondati uniti tra loro dal dolcissimo miele che fa da collante. La cucina spagnola, poi, conosce una variante molto simile agli struffoli chiamata “piñonate”, un dolce nato in Andalusia e diffuso soprattutto nel sud della Spagna, preparato solitamente durante le festività pasquali.

 

Neko café: il nuovo concept che sta spopolando in Europa Il locale preferito dagli amanti dei gatti

Di Alessandra Orabona

Al giorno d’oggi bar e ristoranti non si limitano soltanto a servire pietanze ma sono alla continua ricerca di un “concept” ben preciso e originale per la propria attività che catapulti i clienti in un ambiente nuovo ed unico nel suo genere, che rispecchi la filosofia del locale anche nella scelta culinaria.
L’ultima novità che sta spopolando in Europa è un’idea tutta giapponese: i neko café, anche noti come cat bar. Arredati con percorsi ad ostacoli e giochi stravaganti, si tratta di locali in cui la principale attrazione consiste nella possibilità di sorseggiare un caffè o consumare un pranzo in compagnia di simpatici gatti. Il successo dei neko café in Giappone è stato attribuito al divieto vigente nel paese di ospitare animali domestici in molti condomini e complessi residenziali, cosa che priva gli abitanti di questi edifici della rilassante presenza dei felini. Nel continente europeo, invece, la loro popolarità si è diffusa tra amanti degli animali e non solo. Da Londra, a Vienna, a Parigi, a Madrid, a Roma, a Napoli, la febbre dei bar dei gatti è ormai scoppiata ovunque e nessuno riesce a tirarsi indietro davanti a un po’ di fusa!
Queste “gatoteche” adottano in genere una politica di gestione del locale che cerca di assicurare la salute e il benessere sia degli animali sia dei propri clienti. In particolare, è previsto un catalogo di regole specifiche volte ad evitare che i mici possano essere molestati, ricevere cibo dai visitatori oppure essere svegliati mentre stanno dormendo. Molti neko café mirano anche a sensibilizzare i propri clienti su tematiche sensibili relative al mondo degli amici a quattro zampe, come i maltrattamenti ed il randagismo, che combattono attivamente in quanto le mascotte feline spesso sono trovatelli salvati dalla strada.
Insomma, un vero e proprio paradiso per i gattari, arricchito da un’interessante offerta culinaria che spazia fra tutti i pasti e che rispecchia anch’essa il rispetto per gli animali prediligendo solitamente una dieta vegetariana e vegana.

 

Imparare la cucina stellata stando a casa Le nuove masterclass online

Di Alessandra Orabona

I tempi sono duri ed il Covid19 ci obbliga a rimanere a casa più a lungo di quanto vorremo. Eppure, si può combattere l’isolamento impiegando al meglio questo tempo per imparare qualcosa di nuovo.
Chi l’ha detto che si possono tenere a distanza solo le lezioni universitarie e le riunioni di lavoro? È arrivato un nuovo modo per perfezionare l’arte culinaria direttamente da casa propria con le inedite masterclass di cucina.
Un progetto innovativo e smart, iniziato già da qualche anno da alcune piattaforme per mettere a disposizione la competenza e la professionalità di esperti del settore con modalità accessibili a tutti ed orari variabili in base agli impegni di ogni iscritto.
Dalle nonne italiane che insegnano a preparare la pasta fatta a mano agli chef stellati e pasticceri di alto livello l’offerta si è notevolmente ampliata per rispondere alle esigenze di tutti.
Le distanze diventano solo un numero: grazie alle tecnologie, infatti, è possibile collegarsi con un semplice click non solo alle lezioni dei cuochi italiani più amati della TV ma anche a quelle di chef di fama internazionale. Non importa se lavorino a Madrid, New York o Shanghai.
Basta scegliere lo chef da invitare ed attendere davanti al pc o al tablet: all’ora esatta inizierà la masterclass. Prezzo medio intorno ai 40 euro per un’ora di lezione. In alcuni portali è anche possibile scaricare il ricettario con incluso il riassunto della lezione e materiale integrativo.
Imparare a cucinare non è mai stato così semplice. E allora cosa aspetti? Corri a fare la spesa e collegati online per la tua prima lezione!

 

L’era dei ristoranti a km 0 Qualità e genuinità non passano mai di moda

Di Alessandra Orabona
Chi non si è mai imbattuto in un ristorante a km 0, ne avrà sicuramente sentito parlare in qualche programma televisivo di cucina. Una dicitura moderna per esprimere un concetto già familiare al sentire comune. Si tratta di locali che prediligono solo ingredienti a “filiera corta”, prodotti, coltivati e raccolti nelle immediate vicinanze.
Sinonimo di freschezza, qualità e genuinità, la frontiera del km 0 consente di assaporare piatti più gustosi a basso prezzo. Vengono, infatti, eliminati i costi aggiuntivi di trasporto, lavaggio industriale e intermediazione commerciale, dal momento che è lo stesso produttore ad occuparsi di vendita e produzione.
In più, in questo modo non solo si riduce l’inquinamento ma si valorizza anche il lavoro dei piccoli agricoltori e allevatori locali, sempre più schiacciati dal meccanismo della grande produzione di massa.
Questa filosofia ha anche il pregio di esaltare le tradizioni culinarie, grazie all’uso di ingredienti stagionali per inventare nuovi piatti dai sapori unici. Nel panorama nazionale esistono luoghi in cui questa mentalità non è stata mai abbandonata, come l’isola d’Ischia, oasi del km 0: qui servire ai tavoli materie prime coltivate ed allevate nei propri orti domestici e nelle tenute di famiglia rappresenta la normalità per la maggior parte dei ristoratori, i quali possono contare anche su una vasta fornitura di prodotti ittici freschi durante tutto l’anno grazie al lavoro dei pescatori locali.
La globalizzazione ormai mette a nostra disposizione ogni genere di prodotto, persino esotico, in ogni momento. Eppure, il bisogno di ritornare alle origini e all’agricoltura tradizionale, responsabile e sostenibile si fa sempre più forte. La ragione probabilmente sta nel fatto che assaggiare i piatti di un’altra cultura è entusiasmante ma a lungo andare può stancare, anche perché non sempre gli ingredienti importati mantengono la loro freschezza iniziale. Da qui il desiderio spontaneo di riaffermare le nostre tradizioni con materie prime locali per far tornare in auge quello che un tempo era la normalità.
In fondo è proprio vero: siamo quello che mangiamo!