Salute in pericolo, ecco le cause

di Franco Di Stasio*
N
on si può scindere il concetto di salute da ambiente e alimentazione. La sintesi è rappresentata dalla “terra dei fuochi”, terreni fertilissimi inquinati da sversamenti tossici che danneggiano spesso in modo irreversibile la salute attraverso i prodotti coltivati, la carne, il latte.

La pandemia deve essere l’occasione per correggere errori tragici. Coltivare bene, allevare bene, nutrirsi meglio. Periodicamente siamo messi in gravi difficoltà, non solo sanitarie, dal cosiddetto “salto di specie”.

Virus provenienti dai polli, dai suini, il più temibile, il Covid, forse dai pipistrelli, non escludendo il gesto folle, o l’incidente di laboratorio. A rendere più rischioso il tutto, c’è la globalizzazione.

Scambi di merci, ma anche di abitudini alimentari e stili di vita. E’ una grande opportunità, bisogna evitare diventi un problema. Anche a livello sanitario. Le varianti lo stanno dimostrando. Quella indiana è di stretta attualità.

Nasce dall’altro capo del mondo, ma ormai si è capito, i virus amano viaggiare soprattutto in aereo. E’ inevitabile che ciò avvenga, non si può tornare indietro di cento anni. Bisogna però organizzarsi.

Sapere che qualsiasi emergenza sanitaria in qualsiasi parte del mondo in pochi giorni può espandersi in tutti i continenti. Il Covid ha evidenziato tutte le crepe di un sistema di controllo. L’OMS, in teoria fondamentale, in pratica reso poco efficace dagli atteggiamenti autoprotezionistici dei vari stati.

Che ad alcune latitudini non tollerano intromissioni. Non è accettabile. Lo sarebbe stato mille anni fa, oggi no. Succede anche a livello ambientale. Continui vertici costosissimi praticamente inutili.

Centinaia di burocrati che si incontrano in località amene solo per posticipare di una trentina d’anni quello che già oggi è tardivo. Almeno utilizzassero i webinar. E c’è sempre quello che si dissocia, in nome di un sovranismo ottuso e pericolosissimo.

In Brasile il presidente continua a dire che l’Amazzonia è sua e disbosca quanto vuole. Faccio lo stesso con le piante del mio terrazzo, ma probabilmente creando meno danno al Sudamerica e al mondo.

E’ un problema culturale, ma anche di persone. In alcuni settori che riguardano la vita di tutti, chi non fa bene il suo lavoro, va sostituito. Per i governi ci sono le elezioni, per altre organizzazioni le dimissioni. Non bastano le peraltro utilissime inchieste televisive seguite puntualmente dalle indignazioni. Ci vogliono le soluzioni. Magari coordinate da una Organizzazione Mondiale della Sanità più efficace.

*presidente Sios

 

Di Stasio: “E’ il momento di fare sport”

di Franco Di Stasio*

I danni economici derivanti dalla pandemia sono devastanti. Ma lo sono anche quelli sociali e soprattutto quelli legati alla salute pubblica. E quando si parla di salute è impossibile non affrontare le problematiche legate allo sport, settore particolarmente colpito e danneggiato.

Per capire la gravità del problema bisogna partire dai numeri. I dati ISTAT pre-COVID ci dicono che in Italia il 40% della popolazione rientra fra i sedentari. Nella fascia oltre i 65 anni si supera il 50%. Troppi, con enormi ricadute sulla spesa sanitaria.

Lo sport fa bene, non farlo fa male. Fra gli undici e i quattordici anni oltre il 70% pratica sport, di questi oltre il 60% in maniera continuativa. Sembrano dati confortanti, ed in parte lo sono, ma è ancora insufficiente.

La scuola deve farsene carico. C’è un legame fra sport praticato e grado di istruzione, che è anche inscindibile da quello economico. Oltre il 50% dei laureati pratica sport, percentuale che decresce al 35% fra i diplomati fino ad arrivare al drammatico 7% della popolazione non scolarizzata.

In un paese civile del terzo millennio sono numeri intollerabili. Anche perché c’è un altro dato che fa riflettere. Lo sport più praticato in Italia non è il calcio, come si sarebbe portati a pensare.

Ma quello legato alle attività fisiche dei centri di fitness, che hanno un costo, come è giusto che sia. Imprenditori coraggiosi e da tutelare per il rilievo sociale che svolgono. Ottusamente penalizzati, come del resto è avvenuto anche in altri settori. Emerge però il trinomio cultura-sport-benessere che è appannaggio solo di una parte della popolazione. C’è il rischio che qualche milione di cittadini italiani rimanga indietro. Ma i danni conseguenti ricadranno su tutti.

A cominciare dalla tensione sociale. Il virus ha aumentato il numero di chi non solo non può praticare sport, ma non può neanche curarsi, e talvolta neanche nutrirsi. La politica deve intervenire. Non c’è più tempo da perdere.

Troppo impegnati in uno sport odioso, marcia veloce seguiti da microfoni e telecamere, sembrano aver dimenticato il paese reale. E’ ora di fermarsi e pensare come uscire da una emergenza planetaria che fa più danni dove il tessuto socio-economico è più debole. Ripartire da una riorganizzazione che abbia come nucleo fondamentale l’economia, la cultura e la salute.

presidente Sios*

Scognamiglio: “E’ indispensabile vaccinarsi”

di Salvatore Scognamiglio*

Un rimedio veramente efficace contro i virus non è così semplice da trovare, spesso sono necessari anni e anni di ricerca. Per avere un farmaco idoneo a sconfiggere il virus dell’epatite C  abbiamo atteso decenni. Sono state fondamentali molte ricerche e qualche sconfitta.

Con tutti i limiti, bisogna infatti ricordare che nessun vaccino è efficace al 100%, e nonostante qualche evento avverso, la vaccinazione di massa rimane l’unico rimedio che abbiamo a disposizione per affrontare questa pandemia da COV-SARS 2.

Per questo motivo è indispensabile vaccinarsi e farlo nel più breve tempo possibile.

La mancata risposta immunitaria non dipende dal vaccino, bensì dal nostro sistema immunitario. Questo vale per tutte le vaccinazioni. A volte, per avere una risposta efficace sono necessari più richiami. Il dosaggio degli anticorpi neutralizzanti (protettivi) ci aiuta a conoscere la nostra personale risposta agli stimoli vaccinali.  

Anche per limitare gli eventi avversi è possibile fare qualcosa, in modo particolare le persone con un rischio di malattie cardiovascolari. Tutti possono fare un piccolo screening, approfondendo solo in caso di alterazioni, costituito da emocromo, tempo di protrombina, tempo di tromboplastina parziale, fibrinogeno, D-Dimero e omocisteina, sono gli esami di laboratorio che ci possono aiutare per prevenire.

Oggi, uno degli eventi avversi che incute più timore è la trombosi. Evento raro, ma molto grave. Noi, però, sappiamo che un trombo per formarsi ha bisogno di piastrine e di fibrinogeno. Una loro diminuzione nel sangue, dovuta al loro consumo, unitamente a un forte aumento del D-Dimero possono essere dei segnali importanti di formazione di trombi. Le persone che hanno avuto casi in famiglia, monitorando questi parametri possono tenere sotto controllo il periodo post-vaccino. 

La storia familiare è utile per prendere le decisioni giuste.

Ci troviamo in una fase di consapevolezza dell’importanza di vaccinarsi, e sottolineo, nel più breve tempo possibile. Ma, a mio avviso, siamo in ritardo nella strategia di lotta. La visione è limitata. Se il problema è mondiale anche la strategia di lotta deve avere una visione mondiale. 

Gli stati dovrebbero acquistare i brevetti per consentire una produzione di vaccini adeguata alla popolazione mondiale. Se non si pone rimedio a correggere questa strategia si corre il rischio di dover affrontare in un prossimo futuro altre pandemie con virus mutati.

Un altro ritardo inaccettabile è la conoscenza dell’origine del virus. Non è possibile che dopo oltre un anno di pandemia non vi siano lavori scientifici per dimostrarne l’origine. Vi sono ipotesi, si è detto che sarebbero stati i pipistrelli a trasmetterlo all’uomo, bene è possibile, ma dove sono i lavori scientifici per dimostrarlo?

Si è detto pure che possa essere nato in laboratorio, non si sa.  Ma abbiamo il dovere di saperlo con certezza.  L’OMS, l’ONU, dove sono? Pur comprendendo le difficoltà politiche, su questi argomenti abdicare alla verità sta a significare l’ineluttabile declino morale della società moderna.

*direttore del Centro Diagnostico Ninni Scognamiglio – Napoli

Israele: una birra gratuita per una dose di vaccino

Di Alessandra Orabona

Succede a Tel Aviv, dove sette locali nelle zone della movida cittadina si sono auto proclamati “Vaccine bar” ed hanno lanciato una campagna vaccinale unica nel suo genere per incoraggiare i giovani a vaccinarsi. Con un calendario reso noto anche via social, alcuni volontari girano a turno per i bar aderenti e somministrano gratuitamente vaccini senza appuntamento fino a mezzanotte al bancone, con tanto di birra in omaggio.

Uno dei bar coinvolti nell’iniziativa, sottilinea il Jerusalem Post, sarà aperto persino fino a tarda notte, per rendere ancora più “easy” ai giovani la somministrazione della seconda dose di vaccino: solo chi ha già ricevuto la prima dose del siero, infatti, potrà prendere parte all’originale iniziativa.

“Non c’è e non ci sarà in futuro l’obbligo di vaccinazione in Israele. Non ci saranno sanzioni personali per chi non si vaccina”, ha comunque affermato il ministro della Sanità Yuli Edelstein ribadendo, tuttavia, che rischiano il carcere tutti quelli che tenteranno di falsificare il Green Pass, la certificazione che testimonia la doppia immunizzazione.

Insomma, un’idea insolita quanto originale che unisce l’utile al dilettevole! Non resta altro che monitorarne l’andamento nelle prossime settimane e magari prendere spunto  per adottare un’iniziativa simile anche nelle nostre città, così da tornare quanto prima alla tanto ambita normalità.

Attivato all’istituto Pascale il nuovo reparto di radioterapia

“Attivato presso l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli, il nuovo reparto di
radioterapia, dedicato alle cure pediatriche, dotato di apparecchiature ultratecnologiche installate in ambienti accoglienti per i bambini.
Davvero una bella struttura di avanguardia pensata nell’ottica del grande obiettivo che abbiamo davanti a noi: umanizzare la nostra sanità con servizi di eccellenza sempre più a misura dei nostri concittadini”. Così in una nota il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca.
foto regione Campania

Carcinoma mammario triplo negativo, scoperto meccanismo molecolare che causa metastasi polmonari

Il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) rappresenta il 20% dei tumori al seno ed è anche il sottotipo più aggressivo, a causa delle sue caratteristiche clinico-patologiche, tra cui la giovane età all’esordio e la maggiore propensione a sviluppare metastasi. Le pazienti con il triplo negativo metastatico hanno prognosi peggiore rispetto a quelli diagnosticati con altri sottotipi di cancro alla mammella metastatico: oggi non ci sono bersagli molecolari riconosciuti per la terapia.

Lo studio sviluppato nei laboratori del centro di ricerca di Napoli CEINGE-Biotecnologie avanzate in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche (Università di Napoli Federico II) e l’Unità di Patologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCS Fondazione Pascale ha dimostrato che la proteina Prune-1 è iper-espressa in circa il 50% dei pazienti con carcinoma mammario triplo negativo ed è correlata alla progressione del tumore, alle metastasi a distanza (polmonari) ed anche alla presenza di macrofagi M2 (presenti nel microambiente tumorale del TNBC e correlati ad un rischio più elevato di sviluppare metastasi).

I ricercatori hanno anche identificato nel modello murino una piccola molecola non tossica, che è in grado di inibire la conversione dei macrofagi verso il fenotipo M2 e di ridurre il processo metastatico al polmone.

Un traguardo importante, raggiunto da un team guidato da Massimo Zollo, genetista, professore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Principal Investigator del CEINGE, del quale fanno parte, tra gli altri, due giovani ricercatrici della Federico II e del CEINGE Veronica Ferrucci e Fatemeh Asadzadeh (dottoranda SEMM).

La prima fase della ricerca ha riguardato lo studio di un modello murino geneticamente modificato di TNBC metastatico, caratterizzato dall’iper-espressione dei geni PRUNE1 e WNT1 nella ghiandola mammaria. «Il modello murino da noi studiato – spiega Veronica Ferrucci – genera non solo tumore primario di tipo triplo negativo, ma anche metastasi polmonari. Il modello murino ci ha consentito di identificare la presenza di macrofagi di tipo M2 sia nel microambiente del tumore primario che nel microambiente metastatico polmonare».

«Attraverso l’utilizzo di database di carcinoma mammario invasivo – aggiunge Fatemeh Asadzadeh –., abbiamo avuto la conferma che quando questi geni sono iper-espressi, si verificano prognosi peggiori. Il processo scoperto nel modello murino può essere lo stesso anche nella donna».

«Per noi un’ulteriore “prova” è stata l’aver riscontrato la presenza di alcune varianti genetiche identificate nel modello murino in campioni di carcinoma mammario TNBC umano presente in banche dati ma di funzione sconosciuta ora rese note grazie agli studi ottenuti nel modello murino», chiarisce Massimo Zollo.

Covid, vaccini in Italia entro Natale

Dovrebbero arrivare entro Natale le prime scorte del vaccino Pfizer destinate all’Italia. Sono 9.750 dosi e saranno consegnate dai tir della casa farmaceutica scortati dalle forze dell’ordine fino a Roma.

Il V-Day è previsto per il 27 dicembre e la prima ad essere vaccinata sarà una 29enne infermiera romana che lavora presso il reparto di malattie infettive dello Spallanzani di Roma.

Bimba di sei mesi affetta da Sma, salvata al Santobono

Una bimba di 6 mesi affetta da atrofia muscolare spinale (Sma) è stata sottoposta a una terapia genica estremamente innovativa all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli. La terapia è stata autorizzata in Europa a maggio scorso e in Italia lo scorso 17 novembre. Si tratta quindi del primo trattamento di questo tipo effettuato nel nostro Paese. L’Atrofia muscolare spinale di tipo 1 è una gravissima malattia genetica neuromuscolare, insorge subito dopo la nascita e causa una progressiva debolezza muscolare che compromette la respirazione e la deglutizione, causando la morte entro i due anni di vita.

Il farmaco somministrato al Santobono, considerato il più costoso al mondo (1,9 milioni di euro per singolo trattamento), corregge il problema genetico, determinando la completa regressione della malattia. Questa terapia, infatti, si basa su un vettore virale reso inoffensivo che, privato del suo patrimonio genetico, è capace di veicolare il gene umano mancante nelle cellule motorie del midollo spinale, permettendo di produrre la proteina mancante in questa malattia. La bambina è già tornata a casa insieme alla mamma e al papà, dopo aver monitorato per una settimana gli effetti collaterali connessi alla somministrazione del farmaco.

Il rapido utilizzo di questo farmaco al Santobono è stato reso possibile grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto il settore farmaceutico regionale, i servizi interni all’Azienda ospedaliera (Acquisizione Beni e Servizi, Farmacia ospedaliera, Direzione aziendale e sanitaria) e tutta l’equipe della Uoc Neurologia Diretta da Antonio Varone.

Luigi Russo, papà della piccola, ringrazia “il dottor Varone che dall’inizio ha sostenuto e sostiene la nostra battaglia contro la Sma. All’inizio sembra tutto nero, un tunnel senza fine. Adesso, grazie a questo farmaco arrivato prima dei 6 mesi della piccola Sofia, tutti possiamo sperare e vedere alla fine del tunnel la luce tanto attesa. Spero che la nostra piccola possa far da guida a tutti gli altri affetti da questa malattia. Un ringraziamento – conclude – anche tutti gli infermieri del reparto neurologia”.

Anna Maria Minicucci, commissario straordinario dell’Aorn Santobono Pausilipon, ringrazia “la Regione, il Servizio farmaceutico diretto da Ugo Trama e tutto il personale sanitario infermieristico ed amministrativo dell’azienda che si è impegnato per raggiungere questo importante risultato di cura ed innovazione per una grave malattia genetica. Questo traguardo si aggiunge ai molti conseguiti in questi anni dall’Aorn Santobono Pausilipon di NAPOLI, consolidatasi ormai a pieno titolo tra le più importanti realtà sanitarie pediatriche italiane ed europee”. Antonio Varone, primario della Neurologia del Santobono, spiega: “Negli ultimi anni l’introduzione di terapie innovative ha contribuito a cambiare radicalmente la storia clinica della patologia, che rimane a oggi una tra le prime cause di mortalità infantile. L’avvento di tali soluzioni terapeutiche rende quanto mai attuale la necessità di una sempre maggiore sensibilizzazione nei confronti della diagnosi precoce realizzabile attraverso l’implementazione di progetti di screening neonatale”

Campania, 1,3 miliardi per l’edilizia ospedaliera

“Abbiamo un miliardo e trecento milioni di euro da spendere per l’edilizia ospedaliera, abbiamo le risorse per l’Ospedale unico della Costiera Sorrentina, per il nuovo ospedale di Giugliano, per il quasi raddoppio degli ospedali di Nola e di Pozzuoli, proseguono i lavori per Castellammare e per il polo a cavallo di Torre Annunziata e Torre del Greco. E’ in corso la nuova progettazione dell’ospedale Ruggi d’Aragona ed interventi nelle aree disagiate dell’Irpinia, del Sannio e del Casertano, nell’arco di tre anni possiamo avere la rete ospedaliera più moderna”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, oggi in Consiglio regionale.

Metro, la fermata della linea 6 si chiamerà “Mostra-Maradona”

“Nel 2021, probabilmente a maggio, entrerà in funzione la Linea 6 della metropolitana nella tratta Riviera di Chiaia – Fuorigrotta (fermata Mostra d’Oltremare). Abbiamo deciso di intitolare la fermata: Mostra-Maradona (è la stazione per recarsi allo stadio comunale Diego Armando Maradona). Ed anche perché all’interno della stazione allestiremo una mostra dedicata a #maradona ed al Napoli. Così avremo un’altra stazione dedicata all’arte…questa volta del calcio”. Così il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

1 2 3 23