Terremoto in Irpinia, De Luca: “Una vicenda che ha portato alla luce un grande paese” Il ricordo del presidente della Regione: "Ci sono stati ritardi burocratici clamorosi"

“Ricordiamo in Campania una data che ha segnato profondamente la vita della nostra regione, delle nostre comunità. Ricordiamo quell’evento catastrofico, il terremoto di quarant’anni fa. Migliaia i morti, danni immensi, intere comunità sconvolte. Come sempre, in Italia, di fronte alle grandi tragedie è emerso il meglio e il peggio del nostro paese.

Sono emersi nel corso degli anni successivi, comportamenti non lineari, non limpidi, elementi di speculazione, ritardi burocratici clamorosi. Ma è stata anche una vicenda che ha portato alla luce un grande paese, la grande generosità di migliaia e migliaia di volontari, di cittadini normali, di giovani, che ha registrato un’onda di solidarietà da parte di tanti nostri concittadini, di tante regioni d’Italia, tanti cittadini del nord del paese, del centro, sono venuti a darci una mano, a volte a darci anche una parola di conforto.

Ci sono state migliaia e migliaia di famiglie che hanno pianto i propri caduti. Ricordiamo quegli episodi, ricordiamo quelle immagini, ricordiamo quei paesi distrutti, ricordiamo il dolore di quei mesi, ricordiamo anche il sacrificio di tanti. Noi rivolgiamo ancora una volta il nostro pensiero a quelli che hanno perduto la vita, ai loro familiari.

Abbiamo fatto di tutto, in queste settimane per portare a conclusione, sembra incredibile dopo quarant’anni, problemi amministrativi che erano rimasti sospesi.

In questo momento dobbiamo solo rivolgere il pensiero a quelli che hanno perduto la vita allora”. Così il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, ha ricordato il terremoto del 1980 in Irpinia.

40 anni fa il terremoto in Irpinia: quasi tremila morti e interi paesi rasi al suolo La tragedia alle 19:34 del 23 novembre 1980

Era troppo calda quella domenica sera per essere un giorno d’autunno. Mai nessuno, però, avrebbe potuto immaginare quello che da lì a poco sarebbe accaduto. Mai nessuno avrebbe potuto immaginare che alle 19:34 sarebbe giunta la devastazione. La morte, la disperazione. Novanta secondi di terrore, di inarrestabile rumore, di un terrificante movimento. Tutto tremava, tutto crollava, tutto non esisteva più. Il terremoto dell’Irpinia. Il 23 novembre 1980: 2.914 morti, 8.848 feriti e 350mila case distrutte o danneggiate. Interi paesi, intere comunità, rase al suolo. I cellulari non esistevano, la Protezione Civile non esisteva. Quella tragedia, quella disperazione, arrivarono al mondo solo dopo diverse ore. Un boato e poi la morte. Un terremoto di magnitudo 6.9. Si scavava a mani nude tra lacrime, ferite e dolore. Non c’erano altri mezzi. Non si poteva fare altro. Il sisma colpì la Campania e la Basilicata con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo e Conza della Campania. Sono trascorsi quarant’anni e quella ferita non si potrà mai chiudere. Non si potrà mai cicatrizzare. Non potrà mai essere dimenticata. I giorni successivi furono drammatici con il ritardo nei soccorsi che l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, denunciò con grande forza. Poi, finalmente, dinanzi alle immagini di disperazione, di morte, di desolazione, si mise in moto la macchina dell’emergenza. Fu nominato commissario straordinario Giuseppe Zamberletti e da quel momento iniziò a nascere la moderna Protezione Civile. Ma fu anche il momento della solidarietà. Forze dell’ordine, vigili del fuoco, volontari, amministratori, cittadini, la chiesa. Non solo la generosità degli italiani ma anche di tanti paesi esteri. Ma il processo di ricostruzione è stato lentissimo, ancora oggi non è stato del tutto completato. Prima tende, poi roulotte, poi container ed infine i prefabbricati. Un incubo per gli sfollati, un’attesa infinita. Poi le inchieste giudiziarie, gli scandali, gli sciacalli, sui 50mila miliardi di lire stanziati dallo Stato. Il processo di rinascita industriale che in molti luoghi è rimasto un’utopia, un’illusione, un sogno. Quei buchi neri che rappresentano ancora una sconfitta. Una piaga che non va più via. Ma nonostante questo c’è stata la forza di un popolo che si è rialzato, che con orgoglio ha ripreso a vivere, ha reclamato la propria speranza per il futuro, anche se oggi, in quegli stessi paesi, però, si è consumata e si sta consumando una inarrestabile desertificazione. Sono trascorsi quarant’anni. Tante le cerimonie previste per domani. Il ricordo è più vivo che mai per quella tragedia che ha cambiato il corso della storia e che ha lacerato e continua a lacerare nel ricordo chi ce l’ha fatta ma ha perso familiari, parenti e amici.

foto archivio vigili del fuoco di Avellino