Cinema all’aperto al museo di Capodimonte Prosegue la rassegna "Monelli e ribelli"

Weekend di cinema all’aperto al Museo e Real Bosco di Capodimonte: venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 settembre prosegue la programmazione culturale della rassegna “Monelli e Ribelli”, a cura di Maria Tamajo Contarini in collaborazione con Anna Masecchia, organizzata in collaborazione con la società Restart e realizzata grazie ai fondi europei del progetto “Capodimonte popolare e colto”, finanziamento POC-Programma Operativo Complementare 2014- 2020 della Regione Campania: pellicole dedicate al tema dell’infanzia e dell’adolescenza, che verranno proiettate nel secondo Cortile del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Questo il calendario dei film in programmazione:

Venerdì 18 settembre, ore 21.00 Roman Polanski, Oliver Twist 2005
Durata: 2 h e 5m

Tratto dal romanzo di Charles Dickens. Il piccolo orfano vive di stenti nella Londra della seconda rivoluzione industriale. Cresciuto nella lotta alla sopravvivenza di un orfanotrofio gremito di ragazzini malnutriti, cade nella rete di delinquenza del perfido Fagin, avaro capo della banda di piccoli delinquenti a cui il giovane Oliver si affeziona, malgrado tutto.

Sabato 19 settembre, ore 21.00 Martin Scorsese, Hugo Cabret 2011
Durata: 2 h e 9 m

Hugo è un orfano che vive nella stazione di Parigi. Il padre è morto a seguito di un incendio divampato in un cinema dove lavorava. Affidato allo zio, vive di sotterfugi e in compagnia di un automa trovato dal padre nel museo dove lavorava. Nella stazione incontra la coetanea Isabelle, adottata dal proprietario del chiosco di giocattoli “George Mèliés” e con lei inizia una sorprendente avventura.

Domenica 20 settembre, ore 21.00 Wes Anderson, Grand Budapest Hotel 2014
Durata: 1 h e 40 m

I misteri di un grande albergo in una immaginaria Europa dell’Est, a cui assistono il garzone Zero e la giovane pasticciera Agatha, che si innamorano. Storie parallele che si incrociano con quella di Gustave su registri cronologici differenti, ma uniti da un filo conduttore svelato nel finale.

Tenet, tra inversione temporale e spaesamento generale Nolan: tra innovazione e confusione


di Valerio Chiusano

Il cinema ha riaperto i battenti a metà agosto e il titolo su cui si è puntato per la rinascita post-Covid delle sale cinematografiche è, sicuramente, Tenet. Il film è affidato  al noto regista e innovatore Christopher Nolan, che negli ultimi anni ha meravigliato il pubblico con pellicole sapientemente costruite, come Interstellar, Inception e Memento.

Nolan è un regista metodico, scrupoloso e con un’attrazione morbosa per il tema del “tempo”, scandito con la clessidra dello spazio onirico (Inception) o come spazio dilatato e contratto nelle pieghe di un buco nero nell’algida vastità dell’universo (Interstellar).

Il tempo è protagonista anche in Tenet, ultima fatica del regista britannico, che, in questo caso, introduce il concetto dell’inversione temporale e dell’entropia degli oggetti per costruire una storia che strizza l’occhio al genere spy-movie da un lato e dall’altro spalanca le porte alla fantascienza e alle teorie fisico-quantistiche e spazio-temporali. Questo connubio genera dai primi minuti un climax ascendente, ma nel corso della diegesi del film, tende a creare un senso di spaesamento e confusione nel pubblico.

Tenet: un po’di trama senza spoiler

Un agente della Cia, partecipa ad un’operazione sotto copertura per rubare un oggetto non identificato durante un assedio terroristico al teatro dell’opera di Kiev. L’operazione fallisce e l’uomo, dopo aver perso la sua squadra, ingerisce una pillola di veleno. Al risveglio, scoprirà che l’operazione sia semplicemente un test per comprendere le sue potenzialità e la sua fedeltà nei riguardi della Cia. In seguito, il protagonista viene introdotto in un’organizzazione segreta chiamata Tenet, in cui viene edotto sull’esistenza di una tecnologia proveniente dal futuro, capace di sfruttare l’entropia degli oggetti e l’inversione del flusso temporale per spostarsi nelle maglie del tempo. Suo malgrado, Il protagonista diventerà l’elemento fondamentale per evitare una guerra temporale tra passato e futuro.

 Tenet, il titolo e il “Quadrato magico di Sator”

L’origine della parola Tenet è da ricercarsi in una iscrizione misteriosa, incisa su una pietra chiamata “Quadrato magico di Sator”, ricorrente in  molti reperti archeologici ma anche in costruzioni cristiane. Il quadrato in questione rappresenta la combinazione di lettere, 5×5, in cui cinque parole formano una frase palindroma. Si tratta di SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. Gli esperti divergono sul significato di tale iscrizione, ma in qualsiasi verso si legga il senso del testo non cambia.

Il quadrato magico di Sator è una sinossi del perfetta del film, in cui i protagonisti si muovono in un tempo non lineare e bifronte, composto da due realtà che si intersecano. Il tempo è una variabile tignosa e contorta, una matassa difficile da dipanare,specialmente per il pubblico.

Nolan: da narratore  meticoloso a professore di fisica

Naturalmente, vedere un opera di Nolan necessita di una componente di attenzione da parte dello spettatore maggiore della visione di un film di Vanzina, questo è palese, anzi bisogna essere grati al talentuoso regista britannico per averci affascinato con i suoi arzigogolati rompicapi, introducendoci in mondi fantastici, onirici e alienati, in cui introspezione emotiva e speculazione metafisica si dipanano in universi sterminati.

Ma allora cosa non convince in Tenet?

Il prodotto sembra creato apposta per compiacere i gusti del proprio regista/demiurgo e una specifica frazione di pubblico con una lezione erudita di fisica quantistica.

Per intenderci. Mettiamo il caso si debba spiegare ad un ragazzino delle medie un decreto legge, certamente non ci affideremo alla dottrina, ripetendo le stesse parole e i comma, ma con parole più semplici riassumeremo la legge, rendendola più leggera per la comprensione.

Nolan tratta la materia dell’inversione temporale come una legge, non dando respiro alla manovra narrativa, lasciando scoperti alcuni punti e maturando un senso di vertigine nello spettatore.

Il film è, comunque, godibile, perché condensato di azione e colpi di scene, anche se non tutti completamente compresi.

Insomma, Nolan stupisce ancora ma questa volta non convince pienamente.