Pubblicato il: 4 luglio 2017 alle 9:57 am

GLI ALBERTI, IL ‘PREMIO STREGA’ E L’ARTE DEL FALSO Resta un segreto la ricetta del liquore che ha ispirato artisti come Depero e che vanta vari tentativi di imitazione

di Pasquale Carlo.

Roma, 4 Luglio 2017 – Scocca l’ora decisiva per la settantunesima edizione del ‘Premio Strega‘, rassegna che rappresenta uno dei più importanti momenti culturali del Bel Paese. Nella mattinata di domani a Roma (Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, ore 11.30) sarà presentata la serata finale in programma giovedì 6 luglio, nella stessa cornice, che sarà trasmessa in diretta da Rai3.

A contendersi il Premio saranno Paolo Cognetti (‘Le otto montagne’ – Einaudi), Teresa Ciabatti (‘La più amata’ – Mondadori), Wanda Marasco (‘La compagnia delle anime finte’ – Neri Pozza), Alberto Rollo (‘Un’educazione milanese’ – Manni) e Matteo Nucci (E’ giusto obbedire alla notte’ – Ponte alle Grazie).

Il Premio

Era l’inverno del 1947 quando, in seno al gruppo degli ‘Amici della domenica’, nacque l’idea di dare vita a un nuovo premio letterario, che contribuisse nell’Italia del primo dopoguerra alla rinascita culturale del Paese. Il premio venne annunciato il 17 febbraio 1947 e, grazie all’impegno di Guido Alberti, gli venne dato il nome del liquore (lo Strega) prodotto dall’azienda di famiglia, attiva a Benevento. L’imprenditore sannita amava tantissimo le arti, tanto che nel 1963 intraprese la carriera di attore, partecipando a pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano: da Federico Fellini a Daniele Lucchetti, passando per Francesco Rosi, Pier Paolo Pasolini, Eduardo De Filippo e tanti altri.

Una passione nata in seno ad una famiglia che ha sempre fatto dell’arte un segno distintivo. Un esempio per tutti è dato dalla chiamata di Fortunato Depero, noto artista futurista, per elaborare le reclame che hanno fatto la storia di questo liquore, tra quelli italiani più famosi al mondo. Al servizio degli Alberti, Depero elaborò caratteri tipografici e stilemi che ancora oggi forniscono ispirazione ai contemporanei, aprendo nuove strade nel mondo della pubblicità italiana e internazionale.

Allora l’arte di Depero serviva soprattutto a differenziare un prodotto che era tra i più imitati al mondo. Per avere un’idea di quanto affermato basta visitare lo spazio museale allestito nella storica sede di Benevento, dove scorrono in passerella un numero impressionanti di prodotti imitativi: nel colore, nella forma della bottiglia e perfino nei nomi. Roba che oggi farebbe impallidire anche le continue stime della Coldiretti, sempre attenta a valutare il valore del falso nell’agroalimentare italiano.

Il liquore 

Eppure se c’era (e c’è) una cosa impossibile da imitare è proprio il liquore Strega. Unico e inconfondibile per il suo sapore. Cosa legata all’esclusiva ricetta, che impiega circa settanta tra erbe e spezie. Molte provengono dagli angoli più lontani del mondo, come la cannella di Ceylon; altre sono prodotti locali, come la caratteristica menta del Sannio, che cresce spontaneamente lungo le sponde del fiume Calore. E c’è poi lo zafferano, a cui si deve l’inconfondibile colore. L’inimitabilità di questo liquore è dovuta anche alla non conoscenza della ricetta, che resta un segreto detenuto nelle mani di poche persone, addette a preparare le dosi dei vari ingredienti, che vengono numerati e riposti in apposite cassette di legno. Gli operai che poi preparano materialmente la miscela delle tantissime erbe e spezie sanno solo i quantitativi degli ingredienti numerati, ma non ne conoscono la natura. Un espediente per far si che tutti possano preparare il liquore, senza che ne sia rivelato il segreto.

Un segreto che dura dal 1860, dall’anno prima dell’Unità d’Italia, quando Giuseppe Alberti decide di dare il via alla produzione di un liquore che richiamasse la leggenda delle streghe, per cui la città di Benevento è ancora oggi famosa in tutto il mondo. Sulla scia del grande successo degli Alberti, nel corso dei decenni si sviluppò un mercato impressionante di “falso Strega”. Un mercato che forse ispirò anche il celebre liquore ‘Galliano’, prodotto per la prima volta nel 1896 dalla distilleria di Arturo Vaccari a Livorno (oggi la produzione avviene nei Paesi Bassi), ma che diede vita anche a piccoli fenomeni imitativi nella stessa terra sannita, come mostra un liquore ‘Stregone’ prodotto a Cerreto Sannita (cittadina in provincia di Benevento) nei primi decenni del Novecento.

Tante imitazioni che non hanno minimante scalfito la notorietà di un prodotto, sapientemente reclamato anche in campagne pubblicitarie televisive. «Il primo sorso affascina, il secondo Strega»: così recita uno degli slogan più convincenti ideati per propagandare un liquore a cui va dato grande merito di “propagandare” la cultura in Italia.

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