Pubblicato il: 20 luglio 2017 alle 3:24 pm

Aurelio De Laurentiis, ritratto di un presidente guascone e vincente Celebri le sue intemerate verso tecnici e calciatori, ma il Napoli è un club modello

di Riccardo Gambrosier.

Napoli, 20 luglio 2017 – Aurelio De Laurentiis è uno di quei personaggi ai quali piace conversare, essere sempre in prima fila. Difficilmente si sottrae ai taccuini dei giornalisti, con grande entusiasmo è sempre pronto a farsi riprendere dalle telecamere. Quando si parla con ADL si ha inizialmente l’impressione di avere di fronte un guascone, un “ragazzaccio” impertinente, un visionario che vuole stupire in ogni modo con le sue idee l’interlocutore di turno. L’imprenditore, pur facendo spesso effimere digressioni sul cinema, non è per nulla ancorato agli evanescenti archetipi del mondo della celluloide, bensì una persona assai concreta. Furbo come una volpe, veloce come un ghepardo, può diventare implacabile come un black mamba nel momento in cui ha puntato una preda e ad ogni costo deve concludere un affare.

Gli inizi. Il 6 settembre del 2004 rileva per circa 30 milioni di euro il titolo della fallita Società Sportiva Calcio Napoli, assumendo la carica di presidente. La squadra viene costruita tra fine agosto e la prima decade di settembre con quel poco che il mercato può offrire: fuori rosa e svincolati; eppure alla prima al San Paolo contro il Cittadella ci sono più di 60.000 tifosi sugli spalti. E’ solo serie C, il pubblico è già da Champions League. L’emittente satellitare Sky, dopo una serrata trattativa, si aggiudica i diritti tv per trasmettere le partite della compagine guidata da Gian Piero Ventura. Il titolare della Filmauro inizialmente dice di «capire poco di football»; successivamente affermerà di «essere un rivoluzionario, voler cambiare l’intero sistema calcio”, in quanto «la serie A, così strutturata, è decisamente superata».

Il primo sconvolgimento, in una realtà ormai cristallizzata da decenni, lo effettua avocando interamente i diritti di immagine dei suoi calciatori: «Nei film che produco gli attori li cedono interamente a me», ama ripetere spesso. Per lui è una questione di principio, infatti rinuncerà ad atleti di sicura affidabilità come Domenico Criscito (2011) e Davide Astori (2015) dei quali aveva virtualmente i cartellini già in tasca.

ADL non è solo un giacobino, ma un uomo navigato. A differenza di molti suoi colleghi non ama circondarsi di tanti e costosi cortigiani. Il club ha una struttura minimalista ed è governato da un consiglio di amministrazione in formato bonsai: sei componenti (ADL, la moglie, i figli e il braccio destro Andrea Chiavelli) che si dividono circa 5 milioni di euro all’anno.

Un club sano e affari d’oro. Le male lingue sottolineano che è il board meglio remunerato del torneo, i fatti però danno indubbiamente ragione al suo Deus ex machina: la SSC Napoli è una delle poche società ad avere i conti in attivo, da otto anni partecipa ininterrottamente alle coppe europee, attualmente occupa il 14esimo posto nel ranking Uefa.

De Laurentiis, pur conquistando grandi risultati, non è ancora riuscito a guadagnarsi i favori del Palazzo. Ciò non gli ha impedito di stringere rapporti di amicizia e di affari con i presidenti più influenti della massima serie. E così tra un film e un altro dà vita con i fratelli Della Valle ed altri imprenditori a Cinecittà Word, primo parco tematico in Italia dedicato al mondo del cinema. E poiché i migliori affari si chiudono sempre a tavola, si aggiudica all’asta per 500.000 euro il ristorante stellato Palazzo Petrucci. Location poi scelta dagli stilisti Dolce & Gabbana per chiudere la kermesse di quattro giorni organizzata lo scorso anno all’ombra del Vesuvio.

Il presidente azzurro, dunque, è un abile businessman. Al tempo stesso è un passionale che non sempre riesce a controllare le proprie pulsioni: nel 2008 viene quasi alle mani con Edy Reja negli spogliatoi del San Paolo. Alla presentazione del calendario del campionato di serie A 2011/12, sbotta: «Siete delle m…, mi vergogno di essere italiano». Lo scorso mese di febbraio, al termine dell’andata degli ottavi di finale di Champions League in Spagna persa 3-1 contro il Real Madrid, attacca squadra e tecnico: «Siamo scesi in campo senza cazzimma (…) Ogni anno spendo e mi troverò a fine stagione con giocatori che non sono mai scesi in campo». Il team si schiera compatto con l’allenatore. Di recente Maurizio Sarri è ritornato sull’argomento: «Il presidente? Non si impone su niente, a volte “svalvola”, ma quando lo senti al telefono il giorno dopo è tornato una persona calma».

neifatti.it ©