Pubblicato il: 30 luglio 2017 alle 7:00 am

I luoghi del pavimento a scacchi e degli scacchi, seconda puntata Simboli, archetipi e interpretazioni di tracce metaforiche e allegoriche diventano tappe e riferimenti di un viaggio nell'Italia misteriosa e sconosciuta

di Michele Selvaggio.

Roma, 30 Luglio 2017 – Nella scorsa puntata il nostro viaggio si è fermato nella chiesa di San Giovanni a Saluzzo, una cappella edificata nel XIII secolo, dove abbiamo visto un altro simbolo della ‘ribellione’ architettonica al regime fascista da parte di architetti massoni: un bel portale di pietra sovrastato da un oculo decorato a scacchi bianchi e rossi sulla facciata restaurata nel 1929.

Riprendiamo questo tour dalla chiesa di San Savino, a Piacenza, luogo altamente esoterico, misterioso e zeppo di simbolismi. Questi raccontano l’evoluzione della vita umana paragonata a una Grande Opera Alchemica, i cui insegnamenti sono racchiusi in allegorie e metafore, tipiche dei costruttori medioevali. Abbiamo descritto il significato simbolico del pavimento a scacchiera e del gioco degli scacchi, in questo caso ciò che attrae è, innanzitutto la localizzazione all’interno del tempio, la datazione a più di mille anni addietro, la raffinatezza dell’opera e poi la posizione inusuale sotto l’altare. 

 

La scena illustrata è una serena partita tra un giocatore seduto e visibile ed un altro, non visibile, di cui si vede solo il braccio che gioca. La partita tra il noto e l’ignoto, tra la razionalità delle regole e la visibilità di chi gioca e l’ignoto che gioca contro. In una chiesa, oltremodo permeata di tante altre figure allegoriche, è un ‘mistero’ ancora tutto da decifrare e collegare. Ricordiamo anche che il Vescovo Savino (376-420), succeduto al primo Vescovo di Piacenza, Vittore, fu un grande amico di Sant’Ambrogio di Milano che lo ricorda nelle sue lettere come il revisore dei suoi scritti teologici, in effetti, Savino era un teologo conosciuto a quei tempi per aver partecipato al Concilio Romano per comporre lo scisma d’Oriente sorto per la nomina di Paolino a Vescovo di Antiochia al posto di San Melezio legittimo pastore (372). Interviene insieme ad Ambrogio al Concilio di Aquileia (381). Gli influssi orientali, cabalistici ed esoterici, come si intuisce, non gli mancarono.

Restando in Emilia, a Bologna, esoterico e con rappresentazioni di scacchiere, è parte della facciata dell’Abbazia di S. Stefano a Bologna.

 

La chiesa di Santa Maria della Rocca è una chiesa del trecento nella cittadina di Offida (AP), nelle Marche contiene degli affreschi attribuiti al Maestro di Offida con chiaro influsso giottesco. In questo caso, il significato simbolico delle scacchiere o dei disegni a scacchi, rappresenta il segreto dei maestri costruttori, che non a caso li ponevano quale marchio di conformità all’ordine divino associato alla figura di Maria, come, appunto, nel dipinto Madonna con il bambino e due angeli.

Restando nell’ambito del binomio Madonna e scacchiera, giungiamo a Treviso, ove nel Duomo troviamo la Cappella Malchiostro.  Qui è custoditoun dipinto, ad olio su tavola (210×176 cm), di Tiziano, appunto L’Annunciazione Malchiostro,  databile al 1520.  Detta cappella è collocata a sinistra dell’altare maggiore, accanto alla Sacrestia.

Opera un po’ sottovalutata nel catalogo tizianesco, è, invece, di un notevole interesse essendo stata presa ad esempio come impostazione tipica dell’Annunciazione. Lorenzo Lotto vi si ispirò per l’Annunciazione di Recanati.

Inoltre il nostro interesse si manifesta perché questo prezioso dipinto si colloca nella navata di una chiesa già con un pavimento a scacchi e in cuil’Annunciazione, in modo inusuale, avviene con l’angelo a sinistra e Maria a destra, sempre su di un pavimento a scacchi. Tiziano rivoluzionò l’iconografia rappresentando la Madonna in primo piano rivolta verso lo spettatore e l’angelo indietro, lontano lungo una diagonale, che compie uno slancio verso Maria spinto dalla luce divina alle sue spalle. (L’Ariete degli scacchi?).

Restando nelle vicinanze di Treviso arriviamo alla Chiesa di Santa Lucia di Piave. Su questa chiesa vale la pena dilungarsi. Per alcuni studiosi del mistero di Rennes Le Chateau, la chiesa di S.Lucia di Piave avrebbe alcune cose in comune con quella della già citata piccola cittadina dei Pirenei francesi. Anche là c’è, innanzitutto, la presenza di un demone sotto l’acquasantiera e poi un pavimento a scacchi.

La chiesa di Santa Lucia di Piave risale a epoche antichissime.La dedicazione alla Santa notoriamente collegata alla luce e alla vista, pare possa derivare dalla venerazione, in precedenti culti pagani, al dio celtico Lug, la cui festa cadeva intorno al 13 dicembre, quando è vero che è inverno, ma dopo poco ci sarà il Solstizio, data che segna il passaggio alla luce, al ritorno del Sole. Chiaro il riferimento simbolico che da lì in poi le ore di luce prevarranno su quelle delle tenebre.

Appartenuta ai Cistercensi si  trova lungo una via di passaggio molto importante nel medioevo, anzi un passaggio obbligato per l’andirivieni di pellegrini e mercanti.Il pellegrinaggio era per coloro che si recavano o tornavano dai luoghi santi: i Romei (dove si visitava San Pietro a Roma); i Jacquots (Santiago o San Giacomo Apostolo, a Compostela, Galizia, Spagna nord-occidentale), i Palmieri (S.Sepolcro di Gerusalemme).Ecco dunque che, pur non trovandoci sulla via Francigena, siamo comunque su un tragitto particolarmente importante per i transiti medievali e,non è affatto escluso, che alcuni degli Hospitali o delle Mansioni potesse essere di proprietà Templare. Infatti, sono documentate altre chiese e proprietà dell’Ordine nella Marca Trevigiana. La chiesa attuale, dopo vari passaggi di competenza, è un rifacimento neo-gotico (XIX-XX secolo).

I simboli esoterici e metafisici sono numerosi, due leoni alla base di due colonne nel protiro antistantel’ingresso testimoniano il passaggio dei Maestri Comacini, ma non solo, il simbolismo si arricchisce del libro chiuso sotto le zampe nel leone di sinistra, a significare la protezione del contenuto per renderlo inaccessibile ai profani. Il leone di destra tiene tra le zampe un serpente. Non è oggetto di questo testo ma la Rennes le Chateau italiana contiene simboli esoterici nelle colonne come il nodo di Salomone, nelle rappresentazioni dell’Annunciazione, della Divina Commedia, perfino nelle maniglie con un ouroboros, passando per i tralci di vite e un grappolo d’uva. Il pavimento dell’unica navata possiede un pavimento a scacchi, una volta celeste stellata d’oro e una N inversa all’interno della scritta INRI.

Il pavimento a scacchi (bianchi e rossi ma anche neri e bianchi) è presente anche sotto la statua di S.Antonio da Padova (che fa ritrovare ciò che si è perso...).

E per chiudere il quadro dei messaggi simbolicinella sacrestia della chiesa si conserva una statua litica dipinta (1,38 m) datata al medioevo, che rappresenta una donna da cui sgorga sangue dal costato destro, che raccoglie in un vaso tenuto sotto. Non si sa chi incarni la figura, e in mancanza di dati certi, una delle ipotesi formulate è che si tratti di Maria Maddalena. Manca solo il segreto del tesoro e poi gli appassionati del mistero…abbandoneranno i Pirenei!

Il tour deve proseguire nell’abbazia cistercense di Follina (Treviso) dove è venerata la Madonna del Sacro Calice, che richiama la leggenda del Santo Graal del ciclo bretone.Essa accoglie la statua in arenaria della Madonna del Sacro Calice di origine addirittura nubiana del VI sec.  La chiesa è dedicata a Maddalena, e ne conserva diverse iconografie, tutte con i suoi classici simulacri (e il vaso è uno di questi). La statua in chiesareca, però, il vaso nella mano sinistra.

Scendendo a Gaiba, in provincia di Rovigo troviamo la Chiesa di San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria il cui pavimento a mattonelle ortogonali, in ceramica bianca e nera, sono poste a scacchiera.

Spostiamoci più a sud e precisamente a Pescina (AQ) nella chiesa di san Giuseppe.

È risalente alla prima metà degli anni 30 e, anch’essa, presenta una pavimentazione di piastrelle colore grigio e rosso, a forma quadrata, posate a scacchiera.

Ritornando un poco più a nord, in Toscana, troviamo il Vico Pancellorum  a Pieve di San Paolo (Lucca).

Questo piccolo e isolato borgo, frazione di Bagni di Lucca, nasconde un angolo davvero misterioso. Qui è possibile incontrare la Chiesa di S. Paolo Apostolo, edificata nell’anno 873 circa, sul cui portaleemergono una serie di simboli molto antichi e di strana disposizione.

 

Vi troviamo, infatti posti da sinistra verso destra un Gesù crocifisso, un albero della vita molto elaborato, un cavaliere con in mano una spada, una scacchiera e, infine, una madonna con il bambino. Messaggio indecifrabile e rebus esoterico! Di certo una decorazione inusuale. L’elemento dominante resta la scacchiera, una tra le prime scacchiere in Italia, essendo la stessa chiesa databile intorno al mille. Il valore simbolico è quello già illustrato della metafora dell’eterna lotta tra il bene ed il male.

Altri pavimenti a scacchi li troviamo al Mugello ovvero nella Pieve di S. Agata alla frazione Scarperia e a Firenze nel Palazzo Davanzati.

In Liguria, a Genova, troviamo la Cattedrale di San Lorenzo ove molto particolare è l’effetto che la luce solare produce sulle pietre che compongono la facciata, disposte in fasce bicrome bianche e nere: a tratti sembra di vederle color  sabbia, se i raggi le colpiscono al tramonto, se invece sono in ombra si scuriscono come a scandire una dualità fatta di luce e di tenebre. Una dualità che pare estrinsecarsi anche in un simbolismo presente sul lato nord (torre di sinistra),verso la porta di San Giovanni (che affaccia sulla piazzetta omonima), in cui è collocata una scacchiera bicroma (forse in origine bianca e nera) di 64 caselle.

E, infine, sempre in Toscana, troviamo in provincia di Siena la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Andrea che è situata nella parte alta del paese di Trequanda, nella piazza principale del paese. La facciata della chiesa è a salienti. Essa è caratterizzata dal particolare paramento murario a scacchiera, ottenuto con un’alternanza di conci di tufo e di travertino.

Giungiamo in Abruzzo, dove a Paganica (L’Aquila), nella chiesa cimiteriale di San Giustino si osserva, sulla parete laterale, insiema ad affreschi purtroppo parziali, una grande scacchiera.  portato Connessa al Quadrato Magico, la scacchiera presente sulla costruzione attesta la sua conformità alle leggi del creato.

Ed infine, giungiamo a quella perla esoterica della Cappella di San Luca dell’Abbazia del Goleto, a Sant’Angelo dei Lombardi (AV), ove al suo interno, possiamo ammirare un meraviglioso pavimento a scacchi. Ristrutturato nel 1700, probabilmente in concomitanza con la costruzione della Chiesa Nuova o del Vaccaro sempre presente all’interno dell’Abbazia del Goleto, di questo pavimento non ci è dato sapere se la ristrutturazione sia stata eseguita sul modello del pavimento preesistente o ex-novo.

Ma quel che noi oggi vediamo come un pavimento a scacchi bianco e rosso in precedenza era bianco e nero: infatti, su alcune mattonelle, è ancora possibile vedere tracce della precedente colorazione nera.

 

Dobbiamo necessariamente terminare qui la nostra ricerca di questo particolare simbolo pura metafora dell’eterna lotta tra il Bene ed il Male, dell’allegorica contrapposizione della Luce alle Tenebre, del Giorno alla Notte. Questi colori simbolici, inoltre, rimandano ai pavimenti dei Templi massonici, che a loro volta si rifanno a quello del biblico Tempio di Salomone, le cui rovine, assieme alla Spianata delle Moschee, furono il Quartier Generale Templare a Gerusalemme sino al 1187 ed alle tante scacchiere che ancora oggi decorano Chiese, Abbazie e Monasteri di mezza Europa. Inoltre, il Bianco e Nero è anche il vessillo dei Cavalieri Templari: il bicolore “Baussant” o “Valcento”.

 

 

Opere citate

René Guénon, Symbolesfondamentaux de la Science sacrée, 1962, trad. it. Francesco Zambon: Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano, 1975.

Jules Boucher, La Symboliquemaçonnique, 1948, trad.it. Caio Mario Aceti: La simbologia massonica, Atanòr, Roma, rist. 1990.

Enrico Cornelio Agrippa, De Occulta Philosophia, 1533, trad. it. Alberto Fidi. Studio introduttivo di Arturo Reghini: La filosofia occulta o la Magia, Ed. Mediterranee, Roma, 1972.  Cfr. II, 22.

Jean Markale, Montségur et l’énigmecathare, Pygmalion, 2002.

Francesco Valcanover, L’opera completa di Tiziano, Rizzoli, Milano 1969.

Marion Kaminski, Tiziano, Könemann, Colonia 2000. ISBN 3-8290-4553-0

Pavimento a scacchi presente nella Cappella di San Luca. Foto M. Di Donato.

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