Pubblicato il: 31 luglio 2017 alle 8:00 am

Assocalzaturifici, giugno 2017, ripartono i consumi di scarpe In ripresa l'artigianato italiano. Licia Mattioli, Confindustria: «Puntare a investire nella manifattura ad alto valore aggiunto»

di Dionilla Ceccarelli.

Roma, 31 Luglio 2017 – Scarpe, che passione. Non c’è donna che non le adori e non sia disposta a spendere una fortuna per questo accessorio fondamentale per dare alle mise un tocco di eleganza e raffinatezza.Christian Dior amava dire: «Molte donne pensano che non siano importanti, ma la vera prova che una donna è elegante, sta sopra i suoi piedi». Soprattutto se italiane e fatte a mano, sono il vero oggetto del desiderio, non è un caso, che i vip del jet set internazionale, scelgono sempre più spesso, di indossare scarpe artigianali italiane come segno distintivo di stile ed eleganza, fulgido esempio Bams, il marchio napoletano delle scarpe di lusso, azienda fondata nel 2013 dall’estro creativo di quattro giovani imprenditori che con una produzione limitata di circa 700 paia a stagione, sta conquistando il mercato e il cuore delle celebrities: da Olivia Palermo a Naty Abascal, da Fiona Swarosky a Giovanna Battaglia.

Le piccole realtà artigianali, con produzioni di alta qualità, contribuiscono a rendere l’industria calzaturiera un segmento prezioso dell’economia nazionale incidendo notevolmente nelle vendite e contribuendo ad esportare il bello e il ben fatto italiano. L’Italia si colloca tra i primi posti in Europa nella produzione di scarpe ed è il secondo paese nel mondo, subito dopo la Cina come esportatore. Secondo i recenti dati diffusi da Assocalzaturifici, siamo di fronte ad una ripresa del settore con un export che nel primo trimestre dell’anno sale al 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2016 e assistiamo, persino, a una timida ripresa della domanda interna.

Questo elemento unito alla rosea previsione della crescita del BBF, bello e ben fatto italiano (alimentare, abbigliamento e tessile casa, arredamento, calzature, orificeria, gioielleria e occhialeria) che da qui al 2022 può crescere fino a 12 miliardi di euro, rappresenta un cambiamento di rotta che riporta fiducia e verve all’imprenditoria italiana, che negli ultimi anni, ha conosciuto una forte stasi. Un incremento significativo che come ha sottolineato Licia Mattioli, vice presidente per l’internalizzazione di Confindustria, richiede uno sforzo congiunto delle aziende, delle forze politiche ed economiche del paese.

Ci sono “due strade”, secondo la Mattioli, che si aprono per aumentare la competitività del settore BBF: «Investire nella manifattura ad alto valore aggiunto e aumentare il numero delle imprese esportatrici». In questo contesto le piccole aziende e in particolare le aziende artigianali dislocate sulla penisola e depositarie del tratto distintivo della cultura italiana, da sempre sinonimo di classe ed eleganza, acquisiscono grande importanza divenendo emblemi del saper fare con prodotti che coniugano tradizione, estetica, capacità tecniche, tecnologia, creatività e talento.

Cultura e saper fare quindi per conquistare il consumatore, parlando contemporaneamente al cuore e alla sua mente, alle sue passioni, alle sue emozioni, alla sua convenienza e alla capacità di comparare, esaltata ancor più da internet, un esercizio che richiede un’adeguata consapevolezza del valore inestimabile dell’intera filiera artigianale con una conseguente necessità di investire sul suo sviluppo nel rispetto dell’identità regionale ma con una propensione ad un modello che si espande oltre i confini territoriali per conquistare i mercati nel segno dell’italianità.

Oggi, quindi, sono proprio le piccole realtà artigianali con la loro propensione al bello, espressione di cultura e tradizione, a raccogliere la sfida di supportare la grande industria manifatturiera italiana, conquistando la fiducia dei mercati internazionali ed in particolare del mercato statunitense, gli americani hanno una netta propensione per i prodotti italiani ma gli Stati Uniti rimangono ancora un territorio da esplorare a causa della poca conoscenza del mercato e dei sui standard restrittivi e delle rigide norme che differiscono notevolmente da quelle dell’UE.

Il made in Italy esercita un grande appeal, segno, che il sistema Paese deve concentrare energie e investimenti per lo sviluppo delle piccole e medie imprese che con il loro operato esaltano il patrimonio culturale e contribuiscono a generare ed esportare bellezza.

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