Pubblicato il: 31 luglio 2017 alle 7:00 am

«Le casalinghe valgono dieci punti di Pil e dieci milioni di voti» La presidente di Federcasalinghe chiama in causa l'Unione Europea e chiede una nuova politica del lavoro e della famiglia. «Ci vorrebbe il coraggio di fare un partito»

di Giulio Caccini.

Roma, 31 Luglio 2017 – Quando, dopo molte pressioni, l’Istat ha finalmente pubblicato tra i dati macroeconomici del Paese anche quelli riguardanti le casalinghe, li ha messi nella sezione “Persone non attive”. La cosa non è per niente piaciuta alla federazione delle casalinghe, al punto che la presidente ha sbottato: «Ci ha fatto arrabbiare, da sempre ci arrabbiamo di fronte a questa definizione. Come cambiare questa dicitura? Ne abbiamo parlato a Roma, va fatta pressione su Eurostat e Ue. Ma la ricerca Istat era indispensabile per procedere con l’Europa, e avere credibilità».

Federica Rossi Gasparrini, oltre a essere presidente di Federcasalinghe è anche Vice Presidente mondiale e Presidente Nazionale del Movimento Mondiale delle Madri, organizzazione promossa dalle Nazioni Unite, riconosciuta da Unesco, Fao e Oms. Non si lascia sfuggire l’occasione di commentare i dati divulgati da Istat: «In Italia sono 7 milioni e 338 mila le persone che si dichiarano casalinghe, lavorano 49 ore a settimana, continuativamente, senza ferie e giorni di riposo, producono 20 miliardi e 353 milioni di ore di lavoro all’anno. Equivale – rimarca – ad un valore di oltre 200 miliardi di Euro l’anno di lavoro non pagato. Al di là dei dati appare evidente dalla ricerca che  non esiste in Italia una politica razionale inclusiva verso queste lavoratrici, né un’attenzione vera verso la famiglia monoreddito. Leggere questi dati – aggiunge – fa male al cuore».

La Federcasalinghe è un’Associazione che si propone, tra i vari obiettivi, la tutela morale, sociale, giuridica ed economica del lavoro familiare svolto all’interno del proprio nucleo familiare; ma anche il riconoscimento della qualifica di “lavoratrici della famiglia” per le casalinghe a tempo pieno, e delle dignità e professionalità del loro lavoro. Secondo l’indagine statistica le donne che lavorano in famiglia vivono per lo più nel centro-nord, oltre 700mila sono quelle che vivono in povertà, loro e i loro figli. E molte nemmeno sanno che esistono associazioni, come Federcasalinghe, che si battono per vedere riconosciuti alcuni dei diritti che sembrerebbero scontati, naturali per una cittadina europea.

Le testimonianze. Laura ha 38 anni, è casalinga da sempre: «Praticamente avrei messo da parte già 15 anni di contributi se quello che faccio, tutti i giorni, in casa tra faccende, marito e figli, avesse un corrispettivo contributivo. Ho studiato e ho conseguito una laurea che non mi serve per stirare, per accudire i miei cari né per scegliere la frutta migliore al mercatino con la minore spesa. Ma non è colpa mia se ho dovuto scegliere una occupazione diversa da quella per la quale ho studiato – dice Laura, che vive a Imperia -. Lavoro fuori non ce n’è allora sono contenta di lavorare in casa, anche se gratis».

Spesso si sceglie di essere casalinghe. Altre volte è l’inclinazione naturale che orienta le scelte. Come per Viviana, giovane nonna vicentina, che a poco più di 60 anni traccia un bilancio della sua attività: «Come mamma e come nonna sono una donna felice – spiega -. Mi sento realizzata. Ma è evidente che se in tutti questi anni mi fosse stato corrisposto un piccolo salario avrei aggiunto una soddisfazione importante alla mia felicità».

Ci sono poi casalinghe che non ci contano proprio su un miglioramento economico: «Con la situazione che attraversa il nostro Paese da anni, se avesse dovuto pagare anche il nostro lavoro avremmo fatto la fine della Grecia – afferma Angela, di Bitonto -. Certo, questa non è una giustificazione, ma mi rendo conto che è quasi impossibile che un giorno lo Stato ci paghi per qualcosa che facciamo da sempre gratis e senza lamentarci».

Ma per la Gasparrini i numeri costituiscono un pesante bagaglio di cui il Paese e ll’Unione Europea devono tenere conto: «Le casalinghe valgono 10 Punti di PIL. Con 7 milioni e 338 mila voti, più circa 3 milioni di voti di mariti e figli, ci vorrebbe il coraggio di fare un partito per una politica nuova del lavoro e soprattutto della famiglia».

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