Pubblicato il: 1 agosto 2017 alle 7:30 am

Inizia il secolo delle rivoluzioni demografiche: nuovi equilibri tra 50 anni In un mondo sempre più affollato i governi dovranno rispettare gli impegni sul clima o adottare drastiche soluzioni per ridurre la popolazione

di Teresa Terracciano.

New York, 1 Agosto 2017 – La popolazione mondiale continua ad aumentare e lo scenario si avvicina a 10 miliardi entro il 2050; 9,77 miliardi per l’esattezza, con un incremento di quasi il 30% rispetto all’attuale numero di 7,55 miliardi. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il pianeta conterà circa 11 miliardi di persone nel 2100.

Ogni anno la popolazione mondiale cresce di 83 milioni di persone e sarà sempre più numerosa in Africa, mentre l’Europa e l’Asia perdono demograficamente terreno. Nel 2017, l’Asia rappresenta il 60% della popolazione mondiale (4,5 miliardi), ma tale percentuale scenderà al 43% nel 2100. Al contrario, l’Africa crescerà notevolmente, da 1.256 miliardi di abitanti (17% della popolazione mondiale) a 4,468 miliardi (40%). Entro il 2030, i paesi più popolosi includeranno l’India, che supererà la Cina con 1,51 miliardi di persone rispetto a 1,44 miliardi di cinesi. La Nigeria avrà spodestato gli Stati Uniti al terzo posto con 410 milioni. Tra il 2017 e il 2050, più della metà dell’aumento della popolazione mondiale sarà concentrata in dieci paesi: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, Stati Uniti d’America, Uganda, Indonesia ed Egitto.

Un’altra tendenza importante: la percentuale di persone di 60 anni e oltre è in aumento. Nel 2017 sono 962 milioni, quasi il 13% della popolazione mondiale, nel 2030 ci saranno 1,4 miliardi di persone almeno sessantenni, prima di arrivare a 3,1 miliardi alla fine del secolo, quando allora rappresenteranno quasi un terzo dell’umanità.

Il mondo deve produrre circa il 60% in più di cibo entro il 2050 per garantire la sicurezza alimentare globale, questo principalmente a causa della crescita della popolazione e del passaggio verso una dieta sempre più “occidentalizzata” nelle regioni in via di sviluppo.

Supponendo che la produzione agricola sia in grado di soddisfare la crescente domanda attraverso una combinazione di crescita economica e di avanzamenti agricoli, i tassi di nutrizione nei paesi in via di sviluppo prevedono un calo sostanziale. La produzione futura è tuttavia sensibile sia ai cambiamenti climatici, sia all’inquinamento atmosferico. Le temperature estreme sono dannose per le varie colture importanti. L’ozono di superficie, formato attraverso la fotochimica dei gas precursori derivante principalmente dalle attività dell’uomo, è fitotossico e dannoso per i rendimenti delle produzioni agricole. L’adattamento climatico e la regolazione dell’ozono sono stati così identificati come misure importanti per affrontare l’insicurezza alimentare, ma i relativi benefici per i raccolti nelle regioni rimangono in gran parte incerti.

L’adattamento al cambiamento climatico, ad esempio, attraverso la selezione di coltivazioni tolleranti alle temperature delle regioni più calde, ha proposto di ridurne le perdite a causa del riscaldamento per almeno certi prodotti. L’adattamento può essere meno efficace, però, rispetto alla riduzione del danneggiamento da ozono per altre colture, in particolare il grano. La regolazione dell’equilibrio termico può rivelarsi una preferibile pratica per contribuire a garantire la produzione alimentare globale studiando benefici su misura per i vari tipi di coltura. Ciò mette in evidenza la necessità di una maggiore collaborazione tra agricoltori, politiche agricole e gestori della qualità dell’aria per raggiungere obiettivi coordinati in materia di salute pubblica e sicurezza alimentare, secondo la rivista Nature Climate Change.

L’acqua è un elemento importante nella produzione di cibo, ma è anche necessaria per soddisfare le esigenze personali e familiari, per l’energia, la produzione industriale e per mantenere importanti ecosistemi idrici dipendenti dall’acqua. Con la concorrenza per l’accaparramento delle risorse acquifere, i depositi idrici del pianeta sono in forte crisi, soprattutto a causa del cambiamento climatico, della scarsa qualità di gestione e dell’inquinamento.

Gli interventi al Dhaka Water Conference del 2017 hanno sottolineato la necessità di adottare un sistema integrato di gestione delle risorse idriche per raggiungere uno sviluppo economico sostenibile. I sistemi integrati proposti garantirebbero un uso efficiente delle risorse idriche, la protezione dell’ambiente e di vari ecosistemi, è stato detto durante il meeting.

Nelle sessioni tecniche – “Gestione integrata delle risorse idriche” e “Protezione e ripristino di ecosistemi acquiferi” – erano presenti rappresentanti del Bangladesh, Cina, Giappone, Filippine e Sri Lanka. Durante le sessioni sono stati discussi i temi per rendere disponibile acqua potabile a un prezzo accessibile, sradicare la defecazione aperta, coinvolgere le comunità locali, la conservazione e la ripresa degli ecosistemi.

Secondo la Fao, invece, è l’agricoltura ad essere la chiave per raggiungere gli obiettivi articolati in funzione dello sviluppo sostenibile e del rispetto degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici. È anche fondamentale “per il sostentamento di centinaia di milioni di piccoli agricoltori e delle comunità rurali in tutto il mondo.”

Resta solo da attendere se, dopo tutto, i governi opteranno per una drastica “soluzione” per ridurre la popolazione mondiale, oppure manterranno la promessa di fronteggiare il problema del cambiamento climatico come nelle dichiarazioni pubbliche.

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