Pubblicato il: 2 agosto 2017 alle 9:00 am

La Riforma Penale… La non riforma Considerazioni sulla legge di modifica al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario

di Sabrina Castaldo e Luigi Spadafora.

Roma, 2 Agosto 2017 – Da domani entra in vigore la riforma al sistema penale e di procedura penale voluta dal nostro legislatore. La Camera ha approvato, con il ricorso alla fiducia e 320 voti favorevoli (149 contrari e 1 astenuto) prima, e con un ok definitivo poi (267 sì e 136 no, astenuti i deputati di Mdp, contrari quelli di M5S, SI, Fi, Cor e Scelta Civica), una serie di interventi che aggravano le pene per una serie di reati ad elevato allarme sociale (dal voto di scambio mafioso al furto e rapina aggravati) ma che incidono soprattutto sulla procedura. A cominciare dalla estinzione dei reati procedibili a querela di parte, che verranno di fatto cancellati d’ufficio – e quindi indipendentemente dalla volontà del querelante, come invece accade oggi – se l’autore si impegna a risarcire il danno e a riparare integralmente le conseguenze.

Ma le tensioni più forti, che agitano il dibattito politico e i penalisti (in sciopero da una settimana per questi motivi) sono soprattutto sull’allungamento tecnico della prescrizione dei reati e sull’allungamento dei termini delle indagini preliminari.

Disegno di legge di riforma del processo penale. Sul primo punto la legge, senza modificare la ex Cirielli del 2006, consente di prolungare fino a 18 mesi la durata dei processi inserendo alcune nuove cause interruttive, tra cui l’intervenuta condanna nei gradi di merito. Se da un lato c’era l’esigenza di intervenire sulla falcidie di procedimenti penali per l’esiguità del termine di “oblio” (l’Italia ha una normativa tra le più severe in Europa) dall’altro, sullo sfondo, c’è il vincolo europeo della ragionevole durata dei processi, che secondo i penalisti verrebbe disatteso con le nuove proroghe.

Interventi sostanziali sono anche quelli in tema di intercettazioni – che dovranno essere trascritte negli atti giudiziari nel rispetto della privacy delle persone non coinvolte direttamente dalle indagini – e nelle modalità di motivazione delle sentenze, più sintetiche e dirette. Modifiche infine anche per le impugnazioni in appello e per i ricorsi in Cassazione, dove le Sezioni Unite potranno essere investite subito per dirimere i conflitti di interpretazione tra le sezioni semplici, nonché su quelli della prescrizione .

L’analisi: non la migliore delle riforme possibili. Dalla prima lettura della summenzionata legge, l’attento giurista scorge una prima contraddizione nella terminologia usata dal legislatore con il termine riforma. I temi forti della novità legislativa invece, consistono nell’introduzione nel prolungamento delle indagini preliminari e nel congelamento dei termini di prescrizione .

Letteralmente riformare… Formare di nuovo, nello stesso modo o in modo diverso… E con tale predetta riforma non è stato creato alcun nuovo sistema processuale, limitandosi, il legislatore, a introdurre istituti vigenti e previgenti e procedure già preesistenti.

Infatti, con l’introduzione dell’art. 162 bis c.p. relativo alla estinzione del reato per attività riparatorie, è istituto e prassi già contemplata dal nostro sistema, atteso che per chi pratica l’attività giudiziaria, il risarcimento del danno è sempre stato condizione per la remissione di querela, e pertanto etinzione del reato.

Così come la reintroduzione dell’appello avverso alla sentenza di proscioglimento di non luogo a procedere del GUP (Giudice dell’udienza preliminare), è mera reintroduzione di istituto in quanto precedentemente già il nostro ordinamento contemplava tale mezzo di impugnazione, paradossalmente prima abrogato ed oggi reintrodotto con la riforma. Ebbene sul punto fondamentale della riforma mette conto evidenziare che per pacifica giurisprudenza della Corte Europea il cittadino non deve essere sottoposto ad un lungo procedimento–processo. Se questo è il fondamentale principio di celerità del processo, si chiede quale necessità giuridica si abbisognava per il tempo dell’indagine preliminare e del tempo della decisione finale del giudice.

A ben vedere, la cosiddetta riforma, ha voluto soltanto omaggiare i sostenitori della presunta colpevolezza dell’imputato, assumendo che la prescrizione non è causa dell’estinzione del reato.

In merito all’allungamento del termine per le indagini preliminare, si chiede quale argomento giuridico è stato adottato dal legislatore per consentire alla pubblica accusa di decidere in un ulteriore tempo (tre mesi) se esercitare o meno l’azione penale rispetto ai tempi massimo delle indagini preliminari (sei mesi, e 2 anni per i reati più gravi). Cosi come non si intende la ratio dell’istituto del congelamento dei termini di prescrizioni post-deposito della decisione di primo grado.

Insomma, la cosiddetta riforma, non è stata rispettosa dei principi imposti dalla Corte Europea, badando invece solo ed esclusivamente al prolungamento del processo penale, ritenendolo necessario quale condizione di colpevolezza del cittadino.

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