lunedì, Agosto 8, 2022
HomeAttualitàCiro Cirillo, la Dc e la trattativa con la camorra di Cutolo

Ciro Cirillo, la Dc e la trattativa con la camorra di Cutolo

di Gianmaria Roberti.

Napoli, 3 agosto 2017 – E’ morto Ciro Cirillo, ma resta vivo il mito (falso) del suo mistero. Nelle ore seguenti la scomparsa dell’ex assessore democristiano della Campania, rapito nel 1981 dalle Brigate Rosse, in tanti rievocano la vicenda. Ma parlando in toni prudenti, se non dubitativi, della trattativa Stato-camorra per la sua liberazione. Una rimozione collettiva, con qualche eccezione, che seppellisce tonnellate di carte e centinaia di ore spese in indagini, audizioni e testimonianze. Un vulnus storico che cancella la certezza del patto scellerato tra istituzioni e la Nco di Raffaele Cutolo. Invece «la negoziazione, decisamente smentita nei primi tempi, è oggi riconosciuta senza infingimenti» scrive nel lontano 1993 la relazione sulla camorra della commissione parlamentare antimafia, presieduta da Luciano Violante. Un documento che scolpisce una realtà, sancita anche in una sentenza della Cassazione: lo Stato trattò, eccome se trattò con la camorra. Di più: si prosternò di fronte al professore di Ottaviano.

La trattativa. «Nelle audizioni che si sono svolte davanti alla Commissione parlamentare antimafia – si legge nella relazione – il prefetto Parisi e il generale Mei, che allora dirigevano i servizi di sicurezza, hanno esplicitamente riconosciuto, così come ha fatto anche l’onorevole Vincenzo Scotti, che qualcuno trattò con Cutolo e con le Br. Alle stesse conclusioni e con ulteriori approfondimenti sul ruolo e sui contatti con settori della Democrazia cristiana sono giunti gli accertamenti giudiziari, volti a ricostruire le condotte estorsive poste in essere da Raffaele Cutolo e da altri camorristi, in relazione al rilascio dell’assessore Cirillo». Dunque lo mette nero su bianco il parlamento italiano: i servizi segreti, le istituzioni, la Democrazia cristiana, tutti insieme, in un trust fuori da ogni controllo, trattarono per liberare Cirillo. E lo ammette chi in quei giorni era nella stanza dei bottoni.

Riavvolgiamo il nastro. Il torbido sfondo di quell’accordo è ricostruito ancora prima, compare nelle aule parlamentari già nel 1984. Appena 3 anni dopo la sua consumazione. «Il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e Sicurezza – afferma la commissione Violante – con una approfondita relazione redatta dal presidente, senatore Libero Gualtieri, presentata il 10 ottobre 1984 e riguardante l’operato dei servizi nella vicenda Cirillo, aveva messo a fuoco i caratteri principali della trattativa. Essa, secondo quella ricostruzione, sarebbe stata condotta da elementi del Sismi, con gravi deviazioni dai compiti istituzionali». Riverito, blandito nella cella del carcere di Ascoli Piceno per favorire la liberazione dell’assessore democristiano alla Regione. E subito dopo tradito da istituzioni voltagabbana, che mandano in fumo promesse di appalti e favori giudiziari. Ma don Raffaele è però assolto dalla surreale accusa di estorsione alla Democrazia Cristiana, il partito-Stato, dominus del negoziato col boss. Se non c’è estorsione, allora c’è trattativa. Una verità ricavata in controluce, ripercorrendo la processione di agenti dei servizi davanti al capo della Nco. Prima quelli del Sisde, poi i militari del Sismi, che si intestano la titolarità del patto con l’antistato, giudicando inefficienti i servizi civili, con la benedizione dei politici in ansia. Accordi inconfessabili che coinvolgono le Brigate Rosse e la colonna napoletana del cattivo maestro Senzani, carcerieri di Cirillo.

Il summit segreto. Non c’è segreto di Stato sulla trattativa fra cutoliani e istituzioni, non ci sono carte da declassificare. Basta andare all’archivio della Suprema Corte per trovare le prove di come lo Stato sappia umiliarsi di fronte alla camorra. Una verità scomoda da digerire perfino oggi. Nessuno ne parla, nessuno vuole approfondire. Come afferma la Commissione parlamentare antimafia, nella catena di misteri emerge il ruolo di Francesco Pazienza. Il faccendiere legato ai servizi militari torna dagli Stati Uniti in Italia il 20 giugno 1981 e stabilisce un contatto con Alvaro Giardili, imprenditore impegnato nella ricostruzione in Irpinia. Gli chiede di fargli incontrare i vertici della Nco, per sbloccare l’impasse nel sequestro, che si trascina da quasi 2 mesi. Mossa azzeccata. Il 10 luglio, Pazienza tiene un summit nella casa del cutoliano Oreste Lettieri ad Acerra. Interlocutore principale Vincenzo Casillo, già protagonista della trattativa. Oltre a Giardili, sono presenti anche un assessore Dc di Acerra, Bruno Esposito, ed il camorrista Nicola Nuzzo. Casillo ritiene Pazienza come colui che parla a nome del Sismi, ma anche dei vertici della Democrazia cristiana. La trattativa Stato-camorra parte in quell’istante, ma ora pochi se ne ricordano.

neifatti.it ©

ARTICOLI CORRELATI

I più recenti