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Le ‘Affinità Elettive’ di Goethe: in un sorprendente scambio di coppie l’eterno dilemma tra passione e ragione

di Caterina Slovak.

Roma, 5 Agosto 2017 – Eduard e Charlotte, coniugi non più giovani, vivono una perfetta vita coniugale in assoluto e splendido isolamento nel loro castello, tra la cura del giardino, la lettura e la musica. Lui è «un ricco barone nel fiore dell’età virile», inquieto ed egoista. Lei è serena e determinata. L’apparente e noiosa perfezione è minata dall’arrivo al castello del “Capitano”, un amico di gioventù di Eduard, ora disoccupato e in un momento difficile, e successivamente della nipote di costui, Ottilia, che completa il cerchio, i poli coniugali si dissaldano: Eduard è attratto da Ottilia, il Capitano si invaghisce, ricambiato da Charlotte.

Nella vita prima o poi ognuno riconosce il proprio simile, e seguirlo, andare incontro a lui, non è mai facile.  «[…] Le affinità incominciano a diventare interessanti nel momento in cui producono delle separazioni». Charlotte e il Capitano, due realisti, sono attratti perché simili, Ottilie rifiuta la sua passione, cercando di reprimerla in ogni modo, anche se poi ne è travolta; Eduard invece cerca in ogni modo di esternarla, senza nasconderla

Queste tensioni represse emergono di colpo una notte, quando i due coniugi fanno l’amore ma immaginando di trovarsi l’uno con Ottilia e l’altra col Capitano. Charlotte resta incinta e il bimbo, Otto, crescendo dimostrerà un’assurda e impressionante somiglianza sia con il Capitano che con Ottilia, proprio coloro ai quali i suoi genitori pensavano durante il suo concepimento.

Non più in grado di stare lontano da Ottilia, Eduard  parla chiaramente a sua moglie cercando una soluzione che liberi entrambi dalla morsa di un matrimonio ormai senza senso. Sta per compiersi la tragedia, che non sveleremo.

Il conflitto tra la passione e il dovere non è nuovo, ma assume molta importanza anche il contrasto tra l’aspirazione alla felicità individuale e il rispetto delle istituzioni sociali (il matrimonio, i sentimenti altrui).

In questa rigorosa “partita a quattro”, un Kammerspiel (dramma da camera), giocato quasi come su un piccolo palcoscenico, Goethe illustra tutta la sua preoccupazione “classica” e antiromantica circa la pericolosità sociale dei sentimenti, della loro devastante trasgressione  della legge morale, e sembra esaltare invece il matrimonio come l’unica istituzione che “rimette in riga” l’individuo, che, se si abbandonasse ai sentimenti, sarebbe perduto. Ma che tipo di matrimonio? « […]ogni matrimonio dovrebbe essere stipulato solo per cinque anni. Si tratta  di un bel numero, dispari e sacro, di un periodo di tempo proprio sufficiente per conoscersi, per mettere al mondo qualche bambino, per separarsi e poi – e questa sarebbe la cosa migliore – per riconciliarsi di nuovo». Un’idea anticipatrice, sconvolgente per l’epoca, modernissima ancora oggi.

Il romanzo è in fondo un trattato sulle relazioni, sull’amore. Eccezionale è l’indagine nei moti del cuore dei personaggi: la forza di volontà e l’autocontrollo di Carlotta, l’egoismo e la mancanza di lucidità del marito, la passione di Ottilia, la concretezza del Capitano,  tutto è portato alla luce con grande maestria dal profondo dei loro pensieri, descrivendo ogni spasimo segreto dell’animo. Senza dimenticare la cultura maschilista che concede all’uomo il tradimento e incastra la donna in pesanti sensi di colpa.

Ma i sentimenti non hanno tempo e la capacità di Goethe di scandagliare gli animi rende Le affinità elettive un must da leggere, da conservare e da rileggere.

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