Pubblicato il: 7 agosto 2017 alle 7:00 am

Sostenibilità e fashion, l’impatto inquinante della moda sul pianeta È italiano il progetto appleskin: ecopelle e carta dagli scarti delle mele

di Dionilla Ceccarelli.

Milano, 7 Agosto 2017 – L’appleskin nata dall’intuizione dell’ingegnere Alberto Volcan, sviluppata a partire dal 2009 dall’azienda Frumat di Hannes Parth di Bolzano, arriva in passerella, tra i migliori materiali ecologici con un abito realizzato con il 50% di appleskin e con il 50% di materiale riciclato; presentato da Terra Urbana, brand del lusso ecosostenibile, di Matea Benedetti, tra i semifinalisti al “The Green Carpet Fashion Awards”, il primo premio mondiale verde della sostenibilità, che si svolgerà a Milano il 24 settembre 2017.

È dell’altoatesino Alberto Volcan, ingegnere e ricercatore ecologico, dunque, l’idea di produrre carta e similpelle dalle bucce e dai torsoli delle mele, un progetto innovativo ed ecologico che si è concretizzato in una produzione che attualmente si aggira intorno alle 30 tonnellate al mese e che agendo come propulsore verso una scelta ecologica ed ecosostenibile sta rivoluzionando la filiera dell’industria cartaria, dell’abbigliamento e del design.

Bucce e torsoli di mela, materiali di scarto dell’industria alimentare, trasformati in cartamella e pellemella: carta e similpelle ottenuti con una miscela di acqua, farina di mele (che contiene il 70% di cellulosa) e un collante alimentare, il prodotto finale, un materiale duttile, inodore e molto resistente, viene utilizzato per la produzione della carta, per i rivestimenti di arredamento e per la produzione di calzature e abbigliamento.

Negli ultimi anni l’industria del fashion mostra un’attenzione maggiore ai temi dell’ecologia, sono soprattutto i giovani stilisti a prediligere un approccio green, scegliendo al posto delle classiche fibre chimiche a base di petrolio, materie prime più ecologiche e più sane e confortevoli a contatto con la pelle ma anche i grandi nomi della moda dimostrano di essere sensibili al tema ed intercettando i bisogni dei consumatori più attenti investono su scelte etiche che vanno dal controllo della filiera alla ricerca di materiali alternativi.

L’industria del fashion si colloca subito dopo il petrolio, nella classifica delle attività maggiormente inquinanti; sono i “processi a umido” come tintura, stampa e il finissaggio dei tessuti ad avere un grosso impatto ambientale richiedendo grandi quantità di acqua e un massiccio utilizzo di sostanze chimiche, si stima che un quarto delle sostanze chimiche prodotte nel mondo sono utilizzate nella filiera del tessile-abbigliamento, se a questo aggiungiamo che la domanda di acquisto globale è aumentata del 400% negli ultimi 20 anni e che l’abbigliamento low cost o fast fashion (destinato a non durare) viene realizzato prevalentemente con fibre sintetiche, non biodegradabili, che generano un enorme quantità di rifiuti, si comprende perché i brand più sensibili hanno cominciato a lavorare sulla sostenibilità, orientandosi nella scelta di materiale eco e cruelty-free: ecologico e di non derivazione animale.

Un tema molto sentito anche in Italia, capofila mondiale nella produzione del lusso. Fino ad oggi mancava un premio che celebrasse l’attenzione del Paese verso un tema così importante e significativo, grazie all’iniziativa di Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda, è stato, finalmente, istituito il primo premio mondiale verde della sostenibilità. Al “The Green Carpet Fashion Awards” cinque nuovi talenti della moda, scelti tra dieci semifinalisti, presenteranno creazioni eco-luxury, il vincitore sarà decretato da una giuria di esperti, madrina della manifestazione Livia Firth, fondatrice della società di consulenza leader nella sostenibilità.

Tra i finalisti anche Terra Urbana, brand che si impegna a diffondere il benessere dell’ecosistema creato da Matea Benedetti, stilista, costumista nonché fondatrice del marchio e che per la sua ultima collezione ha collaborato con l’azienda italiana Frumat di Hannes Parth e sarà sul green carpet con un meraviglioso abito in 50% di appleskin e con il 50% di materiale riciclato e con un bomber in cotone organico, Gots.

Una sinergia felice che ha generato una collezione di alta moda che grazie alle fibre naturali, ai colori di origine vegetale e minerale, ai tessuti totalmente privi di sostanze chimiche fino alle produzioni che tutelano i diritti dei lavoratori, mette in primo piano l’ambiente, la società in cui viviamo e il consumatore offrendogli un prodotto bello ma sano e pulito.

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