Pubblicato il: 12 agosto 2017 alle 8:01 am

Follia Psg per Neymar. Fair play finanziario, batti un colpo Altro appuntamento di neifatti.it con Varriale, Zazzaroni e Pistocchi. Il fallimento del progetto Uefa, il «Mercato drogato» e l'analogia con il caso Jeppson degli anni '50

di Andrea D’Orta.

Roma, 12 Agosto 2017 – Neymar-Paris Saint-Germain sembrava la solita suggestione (clamorosa) di calciomercato, una di quelle notizie da prendere con le pinze e create ad hoc per destare scalpore, niente di più. Nessuno immaginava, infatti, che una squadra di calcio potesse versare la fantomatica cifra di 222 milioni, per soddisfare la clausola vincolante e liberarlo dal fortino del Barça. Numeri da capogiro, un affare quasi in modalità “fantacalcio”, e forse nemmeno nel fantasy game sul calcio più popolare e giocato da milioni di persone, si arriva a spendere così tanto per un giocatore. Peccato che qui parliamo di calcio vero, reale. E questo la dice lunga sul trasferimento (no sense) del secolo.

E così, da una semplice voce rimbalzata dal Brasile, con il sito ‘Esporte Interativo’ che aveva lanciato anzitempo la notizia di questo scoop di mercato, si è arrivati alla firma ufficiale di O’Ney sul nuovo contratto (quinquennale faraonico da 30 milioni a stagione) e l’annuncio definitivo dei parigini, avvenuto il 3 agosto scorso con tanto di comunicato e conseguente presentazione di benvenuto.

La domanda a questo punto sorge spontanea: il Fair play finanziario, tra i tanti obiettivi preposti, non doveva limitare le spese ingenti sul calciomercato e rilanciare in questo modo la crescita dei settori giovanili? Abbiamo raccolto in esclusiva a neifatti.it, le riflessioni del giornalista e conduttore televisivo, Enrico Varriale, su tale argomento: «La vicenda Neymar-Psg non fa altro che suggellare la precarietà e la fragilità della gestione Uefa di Platini – ha esordito Varriale -. Il progetto del “F.P.F” introdotto dal comitato esecutivo UEFA nel 2009, con a capo l’ex calciatore francese, aveva i seguenti obiettivi: in primis, estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche, dando al sistema finanziario dei club un ordine e una razionalità (parole, quest’ultime, distanti anni-luce dalla realtà dei fatti); stimolare l’auto-sostenibiltà delle società e incoraggiarle a competere soltanto entro i propri introiti. Obiettivo direi fallito anche questo, non a caso il Barcellona incasserà i soldi provenienti dal contratto di sponsorizzazione di Neymar per i mondiali di calcio 2022 in Qatar. Non esiste, ahimè, una controindicazione – ha poi concluso – per il Fair play finanziario».

Siamo dinanzi ad una sorta di “bolla immobiliare” nel mondo del pallone, dove il progressivo aumento delle valutazioni dei giocatori giungerà presto a livelli insostenibili, fuori budget per molte squadre. «Un mercato drogato» lo ha definito il giornalista bolognese Ivan Zazzaroni, intercettato dalla nostra redazione. Ecco le sue dichiarazioni: «Si, drogato. Ma francamente non sono indignato. Qualcuno ha confuso una mia sottolineatura con l’indignazione. Penso, invece – ha affermato Zazzaroni -, che il Fair play finanziario sia una enorme vaccata, vi spiego il perché.  A quanto pare ci sono club che devono attenersi ai parametri imposti dalla UEFA, rispettando tutti i punti previsti, ed altri invece a cui si consente, senza alcun tipo di indagine e relativa sanzione disciplinare, di aggirare questa normativa, spendendo cifre astronomiche. Non accetto che uno Stato, il Qatar, possegga un club di calcio. È talmente anomalo, fuori da ogni logica, che non autorizza commenti né in negativo né in positivo. Siamo di fronte a un fatto storico, travolgente».

Eppure non è la prima volta che un club di calcio decide di intervenire sul mercato facendo la voce grossa, pur di provare a vincere qualche trofeo. E’ di questo avviso l’opinionista e giornalista sportivo, Maurizio Pistocchi (intervenuto anch’egli in esclusiva a neifatti.it); scopriamo insieme di chi si tratta: «L’acquisto di Neymar da parte del Psg, considerando la potenza economica del proprietario Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, non si discosta molto da un’operazione del passato. Bisogna tornare indietro con gli anni – ha ricordato Pistocchi -, precisamente nel 1952, quando il Napoli acquistò dall’Atalanta l’attaccante svedese Hasse Jeppson, per la cifra record (all’epoca) di 105 milioni di lire. Ora, è chiaro che non si possono comparare le due cifre, ma tenendo conto dei periodi diversi in cui sono avvenute le due trattative, non siamo molto lontani. Nella storia del calcio si è sempre investito tanto. Ricordo ad esempio – ha poi aggiunto – che il Barcellona con la cessione di Luis Suarez, reinvestì i soldi incassati per la costruzione dell’imperioso stadio in cui giocano tutt’ora, il Camp Nou. E poi, bisogna dire che chi possiede tanti soldi non ha paura di sbagliare investimenti, e intanto prova a vincere comprando i giocatori migliori in vetrina. Purtroppo è così, specie nel calcio moderno. Fermo restando che, personalmente, ritengo una follia spendere 222 milioni per Neymar. E’ un’operazione immorale – ha infine concluso l’opinionista -, sia da un punto di vista finanziario, sia strettamente tecnico, in quanto nessun calciatore può valere tutti quei soldi».

neifatti.it ©