Pubblicato il: 15 agosto 2017 alle 7:30 am

Le Ong abbandonano il Mediterraneo: qual è il destino per i migranti riportati indietro? Msf si sente penalizzata e rifiuta il codice di condotta italiano perché molti punti non sono chiari

di Teresa Terracciano.

Roma, 15 Agosto 2017 – Una serie di eventi decisionali hanno creato un clima incerto per gli interventi di soccorsi in mare. Il 10 agosto la marina libica ha annunciato la creazione di una zona di ricerca e soccorso al largo delle sue coste. Questa parte di mare è vietata, salvo autorizzazione, alle navi straniere.

Dopo il “codice di condotta” italiano a seguito della decisione di optare per un intervento militare congiunto, in particolare con la Libia, vi è la decisione del governo riconosciuto di Tripoli di vietare una zona a largo delle sue coste senza apparenti motivi precisi. La Libia è ovviamente sovrana nelle sue acque territoriali, ma fino a che punto questa zona chiamata “di salvataggio” sotto il controllo della Libia si estende? Non lo sappiamo. C’è stato anche un attacco da parte di guardia costiera il 7 agosto su una scialuppa di salvataggio. Tutto questo ci porta a dire che il clima è diventato incerto e pericoloso. Medici Senza Frontiere ha chiesto, sia all’Italia sia alla Libia, di chiarire le regole per risolvere i drammatici problemi delle migrazioni e le tratte.

L’organizzazione internazionale si sente penalizzata e minacciata dalle decisioni politiche e militari, ma un’altra questione sembra al momento essere più preminente: con le ultime decisioni di cooperazione con la Libia, in un vasto territorio di mare non ancora chiarito in termini di confini, in cosa consisterà il trattamento dei migranti nelle aree di responsabilità libiche? Dove verranno destinati?

Il primo problema è d’identificazione di coloro che rappresenterebbero le autorità di sicurezza militare della Libia: le pattuglie della guardia costiera libica non sono riconoscibili poiché pare non siano registrate. Si vedono navi grigie, dipinte, forse date dall’Italia, dalla cooperazione europea, o altro. Gli uomini che sono a bordo di queste navi non sono vestiti come militari e sparano colpi di avvertimento. E’ già capitato che i proiettili abbiano perforato le barche dei salvataggi, informa MSF. Il secondo problema è che non è chiara l’area di azione di queste guardie costiere. Le acque territoriali conterebbero 12 miglia e fino a 24 miglia è la zona contigua in cui le autorità locali possono effettuare operazioni di pubblica sicurezza a bordo delle navi. Ma anche questo punto non è stato confermato o chiarito fino ad oggi.

Medici Senza Frontiere condanna l’atteggiamento delle autorità italiane, che accusano l’ONG di promuovere traffico di migranti o li incoraggerebbero a tentare “l’avventura”. L’Italia, che attende le elezioni politiche per l’inizio del prossimo anno, ha chiesto all’organizzazione di salvataggio, e ad altre ONG, di firmare il codice di condotta, ottenendo un rifiuto. Infatti, MSF rifiuta la presenza di un agente di polizia italiana a bordo delle proprie imbarcazioni durante l’intervento, come richiesto dal codice. L’ONG nega che le proprie navi traghettino i migranti verso una destinazione sicura. La loro volontà è di rimanere sul territorio e continuare il lavoro di missione di soccorso sanitario e assistenza medica.

Circa 600.000 migranti sono arrivati in Italia negli ultimi quattro anni, soprattutto dalla costa libica. Più di 13.000 sono morti prendendo la traversata su imbarcazioni precarie e sovraccariche, secondo il direttore delle operazioni della ONG, Brice de le Vingne.

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