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I luoghi della rosa, terza parte

di Michele Selvaggio.

Roma, 20 Agosto 2017 – Come nel mondo cattolico la rosa simboleggia il sangue del Cristo, così in quello islamico rappresenta il sangue di Maometto, il suo profeta.La Rosa di Baghdad è stata resa celebre da un  famoso film di animazione. In realtà (anche se viene riferita a più personaggi del mondo arabo) è il termine con il quale i seguaci chiamano  Abd al-Qādir al-Jīlānī, (in arabo: عبد القادر الجيلاني‎, considerato uno dei padri del sufismo).

Fu il fondatore della confraternita, che da lui prende il nome di Qādiriyya. Nacque il 1 Ramaḍan del 470, equivalente al 1078, ad Amul, città del Tabaristan (oggi Mazandaran) nell’attuale Iran. Perse il padre in giovane età e quando ebbe 8-9 anni la madre lo mandò a Baghdad per studiare il Corano. Da qui, per prepararsi e purificare il suo essere si recò nei deserti dell’Iraq e trascorse lunghi periodi in meditazione e in pratiche ascetiche, al fine di essere più vicino ad Allah. Morì nella notte di sabato 8, Rabi’ al-awwal,  561 dell’Egira che corrisponde al 12 gennaio 1166 a Baghdad all’età di 91 anni. Il suo corpo riposa nel santuario, sulla riva orientale del fiume Tigri, che fu anche la moschea in cui operava e scuola in cui insegnava i fondamenti dell’Islam. Grande mujtahid, è tuttora considerato il sufi più importante nel mondo dell’Islam, tanto che si trovano suoi seguaci in tutte le parti del mondo

Nei suoi insegnamenti il primo cerchio della rosa rappresenta la Legge, il secondo il Cammino, il terzo la Conoscenza e tutti e tre i cerchi insieme raffigurano la Verità ed il nome di Allah. Anche in questo caso vi sono molte analogie simboliche tra le due religioni monoteiste. Attualmente in Italia scuole Sufi sono presenti a Treviso, Genova e Milano.

Emblema di una delle Scuole Sufi in Italia

Sa’di (1184 circa – 1291 circa), è un altro mistico musulmano oltre ad essere stato uno dei più importanti poeti persiani. Anche egli si appella con il nomignolo di Rosa di Bagdad, questo non è quasi sicuramente il suo nome reale, bensì il titolo con il quale venivano all’epoca chiamati i saggi ed i filosofi, e potrebbe essere l’analogo di Maestro, appellativo con il quale i cristiani chiamano talvolta Nostro Signore.

Sa’di nel roseto. Immagine tratta dal suo libro ‘Golestan’

Nell’opera da lui scritta “Il Roseto” – in lingua originale Golestàn – l’autore definisce il giardino delle rose come il luogo dove si raggiunge il grado più alto della contemplazione. Questa opera è molto nota nella letteratura persiana; la sua ricchezza di simbolismi e l’importanza che ebbe per la diffusione della cultura e della lingua musulmana nei secoli successivi, la rende paragonabile alla nostra Divina Commedia scritta neanche un secolo dopo.

La rosa nello Zodiaco. Ovviamente dedicheremo uno dei nostri viaggi virtuali ai luoghi dello Zodiaco, qui ci preme rimarcare l’abbinamento con la rosa che, ad esempio è molto importante per i nati nel segno del Toro, ed è inoltre il profumo magico per gli appartenenti alla terza decade del segno. Questo fiore, infatti, tenderebbe a moderare l’impulsività affettiva e la sensualità, ed a favorire la concentrazione mentale, impedendo alla persona di correre eccessivi rischi di isolamento; garantirebbe, sempre per i nativi di questo segno, effetti rigeneranti ed allontanerebbe da loro le ombre della stanchezza.

Fisch nei Cavalieri dello Zodiaco

La rosa nella favolistica. Dalla Rosa di macchia (detta anche Rosa canina) hanno tratto spunto diversi poeti e scrittori di vari tempi e luoghi per scrivere poesie e favole che hanno trovato fama pressoché universale. L’ispirazione è dovuta anche al particolare aspetto di questo fiore, che si presenta normalmente in forma di cespuglio molto fitto, spinoso, quasi impenetrabile; la bellezza di tale rosa, tuttavia, a differenza di quello che accade per altre varietà, scompare rapidamente una volta recisa dalla pianta. La più celebre di queste favole è La bella addormentata nel bosco, pubblicata nel 1696 dal romanziere francese Charles Perrault (1628-1703, celebre  scrittore di tavole che traevano spunto per lo più da racconti popolari. Tra queste ricordiamo Barbablù. La Bella addormentata nel bosco. Cenerentola, Le fate, Il gatto con gli stivati. Pollicino e Cappuccetto Rosso). In questa storia si racconta che, a causa di un maleficio, la protagonista, una giovane principessa, cade in un sonno profondo. Il castello dove lei si trova è protetto da intricatissimi cespugli di rose, con spine così pungenti che nessuno sarebbe stato in grado di oltrepassare, ad eccezione di chi avesse dimostrato sufficiente coraggio. Dopo cento anni, un principe si cimentò in questa impresa e, accompagnato dalla sua scorta reale, si diresse deciso verso quell’altissimo mucchio di rovi. Questo si aprì al passaggio del cavaliere, per poi richiudersi immediatamente alle sue spalle, impedendo l’accesso ai suoi accompagnatori.

Il giovane, giunto nel castello, svegliò la principessa e sciolse dall’incantesimo tutti coloro che ne erano stati colpiti. A Perrault si ispirarono successivamente, in Germania, i fratelli Grimm ,scrivendo, tra le altre, una storia conosciuta da noi con il nome di Rosaspina, il cui titolo originale è, in realtà,  Dornröschen (tradotto letteralmente: “piccola rosa con le spine).

Dornröschen, acquerello di Henry Meynell Rheam (1899)

Anche in questa favola, a causa di un sortilegio, la principessa, la cui bellezza è paragonabile a quella di una rosa in fiore, dorme all’interno di un castello impenetrabile, protetto da spinosissimi cespugli di rose. Pure in questo caso ella attende un principe che sia in grado di liberarla; all’arrivo di costui, la siepe di rose si spalanca, consentendogli il passaggio, per richiudersi immediatamente dopo. La principale differenza tra la fiaba di Perrault e quella dei fratelli Grimm è nel fatto che, in quest’ultima, i vari tentativi precedentemente fatti da altri nobili erano stati vani poiché la siepe si sarebbe aperta solo dopo che erano trascorsi cento anni da quando si era verificato il maleficio, causato da un fuso che aveva punto la principessa.

Nella notissima La Bella e la Bestia, è una semplice rosa che la bimba Belinda richiede a suo padre prima che costui inizi un lungo viaggio, mentre le due sorelle maggiori avevano preteso gioielli. È proprio per soddisfare il desiderio della figlia minore che il genitore, sulla via del ritorno, entra in un tetro palazzo al cui interno c’era un giardino pieno di rose e, certo di non essere visto, ne coglie un bocciolo provocando così l’ira della creatura mostruosa che viveva in quella dimora.

E forse non è un caso che l’unica persona ad apprezzare le virtù della Bestia sia in definitiva proprio Belinda che, richiedendo per sé soltanto una rosa, aveva in definitiva dimostrato più di ogni altro di saper superare le apparenze e di andare diretta alla realtà delle cose, privilegiando la semplicità, la spontaneità e la purezza d’animo. Grazie a tutto ciò riesce a liberare la Bestia  dal maleficio al quale era stato condannato ed a fargli assumere nuovamente le sue primitive sembianze di Principe, con il quale poi si sposerà.

A questo punto, terza parte di un lungo ed ampiamente incompleto racconto-viaggio, vi chiederete ma dove sono i luoghi della Rosa in Italia che riguardano lo Zodiaco e la Favolistica? Beh, se siete arrivati a leggere fino a questo punto, vi dirò che è un tranello. Lo Zodiaco e le Fiabe sono le simboliche rose interiori della nostra esistenza. È lì e non altrove il luogo esoterico, mistico, simbolico ed unico dove cercarli. Per una volta più che interrogare simboli e luoghi, interroghiamo noi stessi.

I luoghi della rosa, prima parte https://www.neifatti.it/2017/08/06/i-luoghi-della-rosa/

I luoghi della rosa, seconda parte https://www.neifatti.it/2017/08/13/i-luoghi-della-rosa-seconda-parte/

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