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“La passione di Artemisia”, in un libro la vita della pittrice del ‘600 Artemisia Gentileschi e il suo coraggio di fare della pittura una ragione di vita

di Arcangela Saverino.

Roma, 22 Agosto 2017 – Si sa, sin dall’antichità le donne hanno lottato duramente per ottenere il riconoscimento dei propri diritti e la parità rispetto agli uomini. Hanno difeso e protetto con le unghie e con i denti l’indipendenza conquistata dai pregiudizi che, da sempre, accompagnano la condizione femminile. Tra tali donne va annoverata Artemisia Gentileschi, pittrice del ‘600, ancora poco conosciuta in Italia, ma famosa in altri paesi stranieri, e riportata alla luce dalla corrente femminista. Una donna ammirata non solo per il talento dimostrato nella pittura, ma per la forte personalità dimostrata nel corso della propria esistenza, segnata dallo stupro subito dal pittore Agostino Tassi e dal rapporto morboso con il padre, Orazio, da cui fin da bambina ha ereditato l’amore per l’arte pittorica.

Artemisia: donna, artista, indipendente. Tre termini che nel ‘600 non potevano assolutamente essere accostati perché allora la pittura era un’arte riservata rigorosamente agli uomini. Nonostante i pregiudizi, però, il padre le trasmise l’amore per la pittura ed il profondo interesse per Caravaggio, il cui chiaroscuro e la cui drammaticità influenzarono i quadri di Artemisia. Sulla vita di questa “audace” artista sono state scritte copiose pagine. Anna Banti nel 1947 scrisse una biografia-romanzo, strutturata come un dialogo tra la narratrice a la pittrice, che descrive l’artista come una donna che vuole ottenere ad ogni costo il diritto di essere libera come un uomo.

Susan Vreeland, nel suo libro “La passione di Artemisia”, ne ricostruisce l’esistenza in forma romanzata, abbracciando realtà e finzione, ma senza mai discostarsi dai documenti ufficiali. Il racconto parte da un evento ben preciso: il processo ad Agostino Tassi (amico del padre) per lo stupro di Artemisia, intentato dallo stesso Orazio nel febbraio 1612 a Roma. La scelta non è di certo causale, perché la violenza subita influenzerà i quadri della pittrice, soprattutto agli inizi, e si ripercuoterà sul suo rapporto con il genitore. Lo scenario che fa da sfondo all’evento è la Roma seicentesca, caratterizzata da una società fortemente patriarcale e maschilista che, durante il processo contro lo stupratore, trasforma Artemisia da vittima a carnefice, con la “complicità” di Orazio il cui unico interessere è di proteggere la propria reputazione di pittore.

Costretta a subire le peggiori umiliazioni, come la tortura della sibilla (corde strette attorno alle dite che provocano ferite purulenti e sanguinose), è la donna che deve fornire l’ònere della prova dello stupro, perché è sicuramente colpevole di avere provocato l’uomo. Lo stupro ne è solo la conseguenza. Il processo si conclude con un accordo tra il padre e l’amico violentatore, perché, in realtà, il vero motivo della denuncia è il furto di un quadro di Orazio da parte del Tassi.

La reputazione di Artemisia, da quel momento, è macchiata per sempre. Costretta a sposare un altro pittore di Firenze, da cui nasce la figlia Palmira, spera di avere trovato finalmente l’amore. Ma nella città toscana, culla dell’arte e patria dei Medici, ben presto è obbligata ad una scelta: l’amore verso un uomo o l’amore verso la pittura.  I dipinti che oggi incantano per la loro straordinaria bellezza non lasciano dubbi sulla scelta compiuta. Una decisione che le consentirà di essere ricordata come la prima donna ad essere entrata nella prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze.

Da allora è un susseguirsi di commissioni, di viaggi, di amicizie influenti come quella che la lega a Galileo Galilei. Cambia spesso città: Genova, Napoli, fino ad arrivare in Inghilterra, dove il padre Orazio l, ormai prossimo alla morte, la richiama per completare una delle sue opere. Qui, finalmente, Artemisia trova la forza di perdonarlo e di comprendere le ragioni che lo hanno spinto a dimostrare sempre distacco nei suoi confronti.

Da questa vita tormentata, la Gentileschi trae la forza e la determinazione che la spingono a trovare rifugio nella pittura ed a dipingere il dolore delle donne, dalla tradizione biblica alla cultura classica: Artemisia abbandona ogni plasticità e rende umane le protagoniste dei suoi quadri. E’ il caso del suo celebre dipinto Giuditta che decapita Olofene, realizzato nel 1620, in cui è raffigurato un episodio dell’Antico Testamento (l’eroina biblica, assieme ad una sua ancella, si reca nel campo nemico e qui circuisce e poi decapita Oloferne, il feroce generale nemico). Ciò che colpisce è la rappresentazione di Giuditta non come un’esile creatura graziata da Dio, ma come una donna corpulenta dalle braccia robuste che non si impressiona del sangue del suo nemico. E’ evidente il desiderio di rivincita e di vendetta rispetto alla violenza sessuale subita da Agostino Tassi.

E, ancora, il celebre quadro Cleopatra, sulla quale non compaiono i segni della morte causata dal morso dell’aspide. Artemisia rifiuta l’idea di una donna sottomessa e in balia degli eventi, abbandona l’idea che l’onta e l’umiliazione subite possano indurla al suicidio. Diventa un vero esempio di donna moderna che vive, ricomincia a dipingere e lotta per il suo riconoscimento nel mondo della pittura, per la sua indipendenza e per la sua libertà. Nessuna aspide è in grado di uccidere Artemisia che vive ancora oggi nell’immortalità dei suoi quadri.

Perché la “passione”? Perché passione vuol dire sofferenza spirituale e morale e nessuna parola può descrivere meglio la vita di Artemisia, segnata nell’anima dalla violenza. Ma è una pittrice, vive di pittura e in questa passione trova il modo di superare il dolore.

Nelle ultime pagine del romanzo storico, l’artista dice che un quadro che ritrae un personaggio può considerarsi capolavoro quando chi lo guarda riesce a percepire dall’espressione del viso e del corpo tutte le emozioni ivi rappresentate e riesce a rivivere le sensazioni del personaggio attraverso le tele e i colori. Ed è questo il motivo per cui Artemisia Gentileschi è considerata oggi una delle pittrici più importanti della storia.

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