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Uova contaminate, controlli a tappeto in tutte le regioni. Molti i sequestri

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 29 Agosto 2017 – Mentre proseguono i controlli a tappeto in tutto il Paese, con sequestri in varie regioni di allevamenti e di prodotti ovo-derivati, sulle uova contaminate si sono creati due fronti. A quello allarmistico c’è chi ribatte che per produrre un qualche effetto nocivo sull’uomo sono necessarie dosi massicce di Fipronil. E’ Coldiretti a fornire qualche cifra sul consumo di uova degli italiani: in media circa 215 uova a testa all’anno, 140 tal quali mentre le restanti (circa 1/3) sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari. Poi, si sa che l’origine di ciascun uovo fresco è agevolmente tracciabile, mentre non si può dire lo stesso degli ingredienti nei prodotti derivati, come ad esempio le fettuccine o i dolci.

Ecco perché subito dopo aver controllato le uova e gli allevamenti, le verifiche hanno interessato le industrie di trasformazione «Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici – precisano da Coldiretti Giovani -, bisogna togliere dall’”anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero». E’ Rolando Manfredini, Responsabile nazionale Qualità per la Coldiretti, a spiegare a neifatti.it: «In seguito ai controlli effettuati dai Nas si sta chiarendo la situazione e l’Italia purtroppo pare non sia immune dal fenomeno. E’ importante verificare sempre se i casi riguardano direttamente uova o prodotti trasformati. Così come è importante verificare la tracciabilità che esiste, stampigliata su ogni singolo uovo. Le notizie confermano che i residui trovati sono veramente molto bassi, al di sotto della soglia di tossicità pur specificando che il fipronil è un elemento indesiderato. Le chiamate e i controlli stanno portando alla luce il problema laddove esiste – rimarca Manfredini –  mettendo in evidenza un dato: il sistema dei controlli nel nostro Paese funziona e bene. Tra l’altro i Nas hanno assicurato che il prodotto italiano rimane uno dei più sicuri. Certamente va posto l’accento su come il controllo effettuato dai Nas, anche rispetto agli altri Paesi, sia più importante».

Si chiama “Stop Pesticidi” il dossier di Legambiente sulla contaminazione da pesticidi negli alimenti. L’edizione presentata a gennaio scorso evidenziava che nel 2014 (anno preso in esame) il consumo di prodotti chimici nelle campagne è tornato a crescere, passando da 118 a circa 130 mila tonnellate rispetto all’anno precedente. E che l’Italia si piazza al terzo posto in Europa nella vendita di pesticidi. Daniela Sciarra, Responsabile nazionale Agricoltura Legambiente a neifatti.it: “Il caso della presenza di fipronil nelle uova, un principio attivo vietato negli allevamenti di animali destinati alla catena alimentare, evidenzia l’importanza di una maggiore capillarità e sistematicità dei controlli a livello europeo, per bloccare l’utilizzo non ammesso di alcuni pesticidi. Accanto ai controlli – puntualizza –  è poi importante l’investimento in innovazione per favorire la diffusione di metodi di produzioni e di allevamento che, basati sul rispetto di criteri agroecologici, fissino obiettivi di sostenibilità che possano valorizzare l’intera filiera, sul piano economico ed ambientale. Ad esempio – chiarisce Sciarra -, il fatto che i pesticidi siano usati per garantire le colture da attacchi di parassiti, insetti, funghi e da erbe infestanti non ci autorizza a farne un uso spropositato. I dati del dossier Stop Pesticidi – sull’analisi dei residui in prodotti vegetali – sottolineano quanto ancora ci sia da fare soprattutto sui prodotti di provenienza extra europea, rispetto ai rischi legati all’azione combinata di più principi attivi, per l’uomo e per l’ambiente, in particolare di quelli che più frequentemente sono miscelati e quelli non ammessi per legge. La strada da percorrere è ancora tanta, ma sono già numerosi i produttori che hanno investito per un’agricoltura di qualità, rispettosa della salute dell’uomo e di quella dell’ambiente. Dovremmo averli come punto di riferimento».

Coldiretti snocciola altri dati interessanti per comprendere l’entità del danno che un eccessivo allarmismo potrebbe arrecare al nostro agroalimentare, già messo a dura prova, negli anni, da mucca pazza, influenza aviaria, terra dei fuochi e così via. «Per quanto riguarda le uova in guscio – si legge –  la produzione nazionale è 12,9 miliardi di pezzi con l’Italia che sarebbe praticamente autosufficiente per il consumo di uova. La raccolta delle uova Made in Italy è assicurata da un patrimonio di oltre 41,6 milioni di galline accasate per la maggior parte in 1.600 allevamenti a gestione professionale. Più della metà di questa produzione è concentrata nel Nord Italia con la Lombardia che guida le statistiche (27%), seguita da Veneto (22%) ed Emilia Romagna (21%) mentre al Sud è la Sicilia a rappresentare il polo di riferimento con il 5.3% della produzione nazionale. Le importazioni di uova in guscio nel 2016 sono state pari a 1,02 miliardi mentre le esportazioni di 0,86 miliardi di uova con l’utilizzazione interna che è di poco superiore ai 13 miliardi».

Leggi anche il punto di vista (dati alla mano) di neifatti.it: https://www.neifatti.it/2017/08/29/cibi_e_veleno/

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